Ducenta (Ravenna)

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Ducenta
frazione
Ducenta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Ravenna-Stemma.png Ravenna
Comune Ravenna-Stemma.png Ravenna
Territorio
Coordinate 44°16′55″N 12°08′10″E / 44.281944°N 12.136111°E44.281944; 12.136111 (Ducenta)Coordinate: 44°16′55″N 12°08′10″E / 44.281944°N 12.136111°E44.281944; 12.136111 (Ducenta)
Altitudine 12 m s.l.m.
Abitanti 92[1]
Altre informazioni
Cod. postale 48125
Prefisso 0544
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti ducentesi
Patrono Conversione di san Paolo
Giorno festivo 25 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ducenta
Ducenta

Ducenta è una frazione del comune di Ravenna nell'omonima provincia e si trova nel territorio della Circoscrizione comunale di San Pietro in Vincoli. Fa parte della zona sud del territorio del Comune di Ravenna denominato Ville Unite, dove il glottologo Friedrich Schürr vuole sia custodita la più pura parlata del dialetto di Romagna.

L'abitato si configura come un paese a sviluppo lineare articolato principalmente su tre strade: via Budria che la collega verso ovest a Coccolia, la Via Senna che la collega verso nord a San Pietro in Vincoli, via Castello (già via Gambellara) che la collega verso sud a Carpinello e verso nord a San Pietro in Vincoli.

Origini e storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Ducenta secondo alcuni studiosi deriva dal latino medioevale ducentola, duecento e secondo il Bendazzi si tratta certamente di un numero che riguarda una misura di suddivisione dei campi.

In realtà, anche se altri lo vogliono legato alla numerazione della centuriazione romana non vi sono riscontri in tal senso, anche perché l'area, molto probabilmente, era, in epoca romana, acquitrinosa come dimostrerebbero i due idronimi via Budria e via Senna e il ritrovamento nel 1927 dei resti di una imbarcazione di epoca romana durante lo scavo del pozzo artesiano nell'area del Macello pubblico, oggi trasformato in falegnameria, come si può rilevare dalla notizia riportata giovedì 12 febbraio 1959 in un articolo sulla Cronaca di Ravenna de Il Resto del Carlino.

La vulgata popolare vuole che il nome del paese sia legato alla leggenda di Galla Placidia che, in cammino verso Bertinoro, qui volle fosse costruita la duecentesima chiesa fra quelle da lei fondate.

Il riferimento più antico della località è riportato da Emilio Rosetti nella monumentale opera La Romagna (ed. Hoepli - 1894) che fa menzione di un saccheggio avvenuto ad opera dei faentini nel 1218. Di certo si sa che nel 1371 la parrocchia era costituita da 12 focolari (famiglie). Il catasto redatto, nel 1309, durante la Signoria ravennate di Lamberto I da Polenta cita la località come "Scola Duxente". Ugualmente sono databili al 1300 alcuni riferimenti relativi a Via Budria, Via Fossa Coccolia, Via Carpena, riscontrabili in antichi documenti catastali.

Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa (dedicata alla Conversione di San Paolo) appartiene al vicariato Ravennate della diocesi di Forlì-Bertinoro, quest'ultima suffraganea dell'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia.

La data più sicura intorno alla storia della chiesa è quella della sua consacrazione, avvenuta il 23 ottobre 1450 per opera di Pietro Barbo, vescovo di Cervia, divenuto poi Papa Paolo II.

La chiesa, ha esternamente un aspetto settecentesco, all'interno è presente sulla parete di destra una statua lignea del Cristo benedicente e sulla parete sinistra è ricavata una cappella dedicata alla Madonna del Carmelo; vivo ed importante è il culto mariano per la statua lignea della Madonna, considerata miracolosa e meta, fino agli anno '80, di numerosi pellegrinaggi e alla quale è dedicata la festa della prima domenica di settembre.

All'interno della chiesa, è tuttora conservato un organo a canne costruito e posto in opera nel 1838 da Luigi Cavalletti, uno degli ultimi discendenti di un'importante famiglia di organari italiani di Parma che in Romagna costruì anche l'organo al santuario del Monticino a Brisighella, ancora presente, mentre è scomparso l'organo che aveva realizzato per la parrocchia faentina della chiesa di San Vitale.

Dietro all'altare della chiesa c'era un quadro settecentesco raffigurante la folgorazione di San Paolo che cade da cavallo (trafugato dai ladri ai primi degli anni novanta)

La chiesa è stata interamente affrescata negli anni trenta per opera e interessamento del parroco don Vincenzo Montuschi discendente di un'importante nobile famiglia faentina.

Nell'Archivio parrocchiale, come riportato anche da un articolo sulla storia del Molino di Coccolia, comparso sul Resto del Carlino il 4 giugno 1939, è custodito un Libro della Compagnia del SS Sacramento, risalente al 1500, nel quale si fa esplicito riferimento al 21 agosto 1574 come data di inizio della costruzione del ponte di Coccolia, il manoscritto, infatti, testualmente riporta: “In Dei Nominis – Amen – il 21 agosto 1574 dall'Ill.mo sig. Marchese Capponi da Fiorenza fu fatto cominciare il ponte della Cuccolia per servizio del med. Molino: et io Cirri Rettore di S. Pavolo in Dussenta viddi piantare li pali della terza pila sotto il 5 di settembre 1574 essendo di età di anni quaranta e del mio Rettorato il sesto”.

Ducenta nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Il proverbio popolare in vernacolo romagnolo: «Dusenta, bela vela e poca zenta» (Ducenta, bella villa e poca gente) è riportato anche da Libero Ercolani nel Vocabolario Romagnolo-Italiano (casa editrice Il Girasole - 1980) alla voce Ducenta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La frazione di Ducenta, italia.indettaglio.it. URL consultato il 20 maggio 2016.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Ducenta sulle pagine della scuola elementare "Aldo Spallicci".
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