Dottrina Nixon

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La dottrina Nixon è la strategia di politica estera, in particolare riguardante la posizione degli Stati uniti nel conflitto vietnamita, elaborata dal neo presidente Richard Nixon (eletto alla Casa Bianca nel 1968) e dal suo consigliere Henry Kissinger.[1]

Obiettivi[modifica | modifica wikitesto]

La dottrina prevedeva il progressivo disimpegno delle forze armate statunitensi dal conflitto vietnamita, che nel pieno dell'escalation consisteva di 500.000 uomini, a favore di un maggior impegno di forze sudvietnamite. Per questo motivo si parla a proposito della dottrina Nixon di "Vietnamizzazione" del conflitto.[2]

La strategia di Kissinger mirava a favorire i negoziati (iniziati nell'ottobre del '68) e la diplomazia sull'aiuto militare per pervenire ad una soluzione del conflitto. Il negoziato di pace venne effettivamente concluso nel marzo del 1973, anche se la guerra continuò fra le forze vietnamite e si concluse solo il 30 aprile 1975 con l'occupazione di Saigon (capitale del Vietnam del Sud) da parte delle forze comuniste Viet Cong.[3]

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

La scelta del disimpegno intrapresa da Nixon era dovuto in primo luogo all'evidente incapacità del grande corpo di spedizione inviato in Vietnam di ottenere successi decisivi e concludere la guerra in tempi prevedibili; concorse sicuramente alla decisione del presidente anche la crescente pressione dell'opinione pubblica e dei movimenti pacifisti che criticavano aspramente l'intervento americano in Vietnam ritenuto immorale e brutalmente imperialista, anche se inizialmente la stessa opinione pubblica si era mostrata favorevole.[4] La situazione era sfuggita di mano agli USA negli anni dell'Escalation" intrapresa dal presidente Lyndon Johnson; le continue missioni di Ricerca e distruzione condotte per tre anni consecutivi dalle truppe americane non riuscirono a indebolire i guerriglieri vietcong e le truppe regolari del Vietnam del Nord che, supportate dal crescente aiuto militare fornito da Unione Sovietica e Cina, continuarono a potenziare le loro forze e sferrare pericolosi attacchi in tutto il territorio del Vietnam del Sud. Quando vennero alla luce i numeri impressionanti delle perdite umane subite dagli USA, l'opinione pubblica si schierò nettamente contro la guerra.[5]

Altro motivo che spinse Nixon al disimpegno furono i problemi economici che gli USA stavano vivendo in quegli anni, infatti il bilancio statale USA risentiva pesantemente delle ingentissime spese di guerra e il disimpegno era a quel punto una scelta economicamente obbligatoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Del Pero, Henry Kissinger e l'ascesa dei Neoconservatori, Laterza, 2006.
  2. ^ E. Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali, Laterza, 1999. e (EN) Richard M. Nixon, President Nixon's Speech on "Vietnamization", November 3, 1969
  3. ^ E. Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali, Laterza, 1999.
  4. ^ (EN) Adam J. Berinsky, In Time of War: Understanding American Public Opinion from World War II to Iraq, University of Chicago Press, 2009
  5. ^ ibidem

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali, Laterza, 1999.
  • E. Di Nolfo, Dagli imperi militari agli imperi tecnologici, Laterza, 2006.
  • M. Del Pero, La guerra fredda, Carocci, 2001.
  • (EN) M. Bradley, Vietnam at War, Oxford University Press, 2009..
  • R. Schnulziger, A Time for War: The United States and Vietnam, 1941-1975, Oxford University Press, 1999..
  • Richard M. Nixon (November 3, 1969). President Nixon's Speech on "Vietnamization".
  • J. Kimball, The Nixon Doctrine: A Saga of Misunderstanding, "Presidential Studies Quarterly" 36 (1): 59–74, 2006.
  • J. Kimball, Nixon's Vietnam War, University Press Of Kansas, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]