Domenico Cerato

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Domenico Cerato (Mason ?, 4 agosto ? 1715Padova, 1792) è stato un architetto e religioso italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di umili origini, in giovanissima età fu adottato dal conte Francesco Cerato Loschi con il consenso della moglie Carolina Loschi. Non è chiaro chi fosse il padre naturale: per alcuni si tratterebbe di Bernardo Fradellini, amministratore dei beni Cerato a Mason, secondo altri lo stesso conte Francesco.

Fu mandato a studiare prima presso il seminario di Vicenza, poi presso quello di Padova, ricevendo infine in eredità, nel 1747, un consistente patrimonio. È probabile che il suo interesse per l'architettura fosse iniziato già durante gli studi condotti con i Gesuiti, che erano soliti formare i progettisti all'interno del proprio ordine. Dal 1749 è attivo come architetto a Vicenza e nella provincia, lavorando soprattutto per gli ordini religiosi. Inaugurò a Vicenza una scuola di architettura, della durata di 10 mesi, tra le primissime nel territorio della Repubblica veneta.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La Torlonga del Castello di Padova

Tra le sue opere vanno ricordati: l'estensione del palladiano Palazzo Civena Trissino dal Vello d'Oro a Vicenza (1750), il progetto del Seminario maggiore di Padova (affidatogli da Nicolò Giustiniani, vescovo di Padova, nel 1766) e l'adattamento dell'antica Torlonga del Castello di Padova come osservatorio astronomico, incarico che svolse insieme all'astronomo e antico compagno di studi Giuseppe Toaldo. Sempre a Padova egli, sviluppando l'intuizione iniziale di Andrea Memmo, predispose il progetto per la trasformazione di Prato della Valle. A lui si deve anche il progetto per il nuovo Ospedale civile di Padova, preparato da studi risalenti al 1771 e anticipato concretamente da una breve nota in argomento, stesa per incarico del Memmo l'8 febbraio 1776. Posta la prima pietra il 20 dicembre 1778, l'edificio veniva inaugurato il 29 marzo 1798.

Altre opere (elenco parziale):

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ F. Bartoli, Le pitture sculture ed architetture della città di Rovigo. Venezia, presso Pietro Savioni, 1793
  2. ^ Tutto ciò che ne resta sono alcune foto d'inizio Novecento e circa una trentina di incisioni contenute nell'opera di Giustiniana Wynne, Alticchiero, a Mr. Huber de Genève, J.C.D.R., Padova, 1787

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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