Concattedrale di Santa Maria Assunta (Irsina)

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Santa Maria Assunta
IrsinaNK2.png
Concattedrale di Santa Maria Assunta (Irsina)
Stato Italia Italia
Regione Basilicata
Località Irsina
Religione Cattolica
Titolare Maria
Diocesi Matera-Irsina
Consacrazione 26 settembre 1802
Inizio costruzione X secolo
Completamento XVIII secolo

Coordinate: 40°44′30.12″N 16°14′36.96″E / 40.7417°N 16.2436°E40.7417; 16.2436

Facciata della cattedrale di Irsina

La chiesa di Santa Maria Assunta è il duomo di Irsina, e concattedrale dell'arcidiocesi di Matera-Irsina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio ha origini antiche. Secondo una tradizione esso fu ricostruito dopo un incendio in stile romanico nel 988 dal principe di Salerno, Giovanni; fu ancora ricostruito ed ampliato dopo un saccheggio nel 1133. La chiesa fu poi sostanzialmente rifatta in forme barocche nel Settecento e consacrata nel 1802. Solo il campanile, oltre alla cripta romanica, ha conservato il suo aspetto originario, romanico nella parte inferiore e gotico in quella superiore, con finestre bifore ed archetti pensili.


Un importante restauro (sia interno che esterno), durato più di un anno, si è concluso nei primi mesi del 2016.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Sant'Eufemia attribuita ad Andrea Mantegna
Cattedrale di Irsina vista da piazza G. Garibaldi
Navata centrale della Cattedrale di Irsina

La facciata si presenta in forme barocche napoletane, con un portale centrale riccamente decorato. L'interno è a pianta a croce latina, con tre navate suddivise da pilastri e terminanti con tre absidi, con transetto sormontato da una cupola, e con cappelle laterali.

Tra le opere d'arte degne di menzione, si ricordano:

  • il fonte battesimale in marmo rosso finemente lavorato (1454);
  • una statua in pietra raffigurante una Madonna col bambino di Nicolò Pizzolo (metà del XV secolo);
  • il coro ed il pulpito, di legno, entrambi del Settecento;
  • sopra l'altare maggiore, il Crocifisso ligneo della scuola del Donatello (1454), la cui espressione è resa in termini drammatici e realistici;
  • diverse opere settecentesche di scuola napoletana, tra cui la Visitazione e l'Adorazione del Bambino Gesù ad opera di Andrea Miglionico, ed altre opere della donazione De Mabilia (XV secolo);
  • la cripta romanica con pianta a croce greca e pilastri; parte della cripta poggia sulla pietra viva;
  • la controversa statua raffigurante Sant'Eufemia, patrona della città; l'opera è stata attribuita al Mantegna da Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca provinciale di Bari, con il sostegno di parte della critica tra cui Vittorio Sgarbi, ed è stata esposta alla mostra del Mantegna tenutasi nel 2006 a Mantova[1][2]. Secondo altri critici, invece, tra cui Giovanni Agosti che ha curato l'esposizione del Mantegna al Louvre, l'opera, esposta anche in quella mostra, è da attribuire a Pietro Lombardo[3][4]. Il dibattito tra le due correnti di pensiero è tuttora aperto[5].


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mostra del Mantegna: riscoperte e restauri ma quante novità, patrimoniosos.it. URL consultato il 24-12-2009.
  2. ^ Mantegna a Mantova 1460-1506, ilmantegna.it. URL consultato il 24-12-2009.
  3. ^ Dalla Basilicata al Louvre, il viaggio insolito di Sant'Eufemia, ilsole24ore.com. URL consultato il 24-12-2009.
  4. ^ Mantegna, Louvre - recensione ed opinioni, omnidir.it. URL consultato il 24-12-2009.
  5. ^ Andrea Mantegna o Pietro Lombardo?, ianora.it. URL consultato il 24-12-2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN152653620