Complesso monumentale di San Silvestro

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Complesso monumentale di San Silvestro
Cv S.Silvestro-3.jpg
La chiesa del complesso monumentale di San Silvestro, nel suo aspetto duecentesco
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàVicenza
ReligioneAttualmente non adibita al culto
Diocesi Vicenza
Stile architettonicoromanico
Inizio costruzioneVIII secolo (?)
CompletamentoXVII secolo

Il complesso monumentale di San Silvestro a Vicenza è quanto rimane del monastero benedettino costruito probabilmente nell'VIII secolo ed ora completamente ristrutturato, costituito dalla chiesa a tre navate con absidi semicircolari e dall'area monastica ora adibita a residenza universitaria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia dei benedettini a Vicenza.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Sono molto scarsi i documenti altomedievali relativi a questo monastero e del tutto incerta è la data della sua costruzione. Il primo documento relativo a San Silvestro è un placito dell'883 di Carlo il Grosso, in merito ad un contenzioso su otto corti che l'abbazia di Nonantola possedeva nel Vicentino[1].

Secondo il Barbarano[2], la chiesa sarebbe stata costruita nel 752 come grancia, organizzazione agricola alle dirette dipendenze dei benedettini dell'abbazia di Nonantola nel modenese, fondata da Astolfo, re dei Longobardi, cognato di Anselmo - già duca del Friuli, forse di famiglia vicentina - e che presto acquisì vasti possedimenti nell'Italia settentrionale[3][4].

Nel 1133 una bolla di papa Innocenzo II fa menzione della chiesa nonantoliana di San Silvestro, situata in suburbio Vicentie[5].

Sembra che nel corso della prima metà del X secolo la chiesa sia crollata, tranne le absidi e i muri perimetrali fino a poco più di due metri dal pavimento[6]. Secondo un'epigrafe andata perduta ma trascritta nel XVI secolo da Francesco Barbarano, nella chiesa ricostruita l'arcivescovo di Ravenna Gualtieri, assieme ad un legato pontificio, nel 1128 consacrò l'altare principale[3].

Il monastero benedettino durante il Basso Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni documenti degli ultimi due decenni del Duecento, fanno comprendere qual era la situazione del monastero e del contesto cittadino in cui era inserito.

Fino a quel momento mancava in città una vera circoscrizione territoriale delle varie parrocchie e così nel Borgo Berga, ancora poco abitato e fuori delle primitive mura, coesistevano le attività pastorali sia della chiesetta di San Lorenzo in Berica - dipendente dai canonici della cattedrale e situata nei pressi di contrà San Michele - che quella del monastero di San Silvestro. Questa situazione aveva già provocato degli screzi: nel 1252, il papa Innocenzo IV - che dopo la lotta per le investiture tendeva ad accentrare tutta la cura d'anime nei vescovi, togliendola ai monaci che l'avevano esercitata durante l'alto medioevo - con un proprio decreto aveva dato degli limiti ai nonantolani[7]. Il dissidio si acuì quando, durante il periodo del dominio padovano, fu costruita una nuova cinta di mura cittadine che incluse una parte del Borgo e la chiesa di San Lorenzo; intanto questa, nel 1266, era stata concessa agli Eremitani di Sant'Agostino i quali l'avevano demolita per costruire la molto più vasta chiesa di san Michele. Gli atti del processo, di fronte al vescovo di Vicenza Nicelli, dimostrarono che la parrocchia di San Silvestro, gestita dai monaci, era sorta senza un regolare atto di erezione da parte dell'autorità ecclesiastica, ma di fatto funzionava da epoca immemorabile; la giurisdizione venne confermata ed era ancora attiva nel 1452[8].

Da tempo però la situazione del monastero si trascinava stancamente, in cattive condizioni sia per la mancanza di monaci che di rendite, anche a causa di una cattiva amministrazione da parte degli abati di Nonantola. All'inizio del XIV secolo vi erano presenti soli quattro o cinque monaci, che dovettero ricorrere a un sacerdote secolare per poter assicurare la cura d'anime; un secolo più tardi il monastero era quasi estinto[9].

Facciata della Chiesa
Il complesso monumentale di San Silvestro, visto da viale del Risorgimento
Il chiostro dell'ex monastero di San Silvestro, ristrutturato come residenza universitaria

Da monastero a commenda e a monastero femminile in età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Durante la prima metà del Quattrocento vennero ancora eletti dei priori del monastero, anche se probabilmente questo era vuoto ed essi si occupavano solo di funzioni parrocchiali[10]. Nel 1464, invece, una bolla di papa Paolo II sostituì il priore con un abate commendatario nel governo del priorato. La commenda passò poi a Lionello Chiericati, vescovo di Arbe, e infine ad un patrizio veneziano della famiglia Michiel; i commendatari incameravano le rendite e delegavano un sacerdote alle funzioni parrocchiali. In questo periodo la chiesa non decadde del tutto[11].

Nel 1523 Domicilla Thiene e Febronia Trissino, monache della comunità benedettina di San Pietro in Vicenza - forse su ispirazione di san Gaetano Thiene - alla ricerca di un luogo più ritirato chiesero di potersi insediare, insieme ad altre compagne[12], nel monastero di San Silvestro. Questo ritornò così a rivivere, animato dalla fede e dallo zelo delle monache, talmente alto che - si ricorda nelle cronache - il vescovo dovette intervenire per temperare le regole troppo severe che Domicilla, la badessa, aveva imposto. Nel 1551 nel monastero, il più florido della città, erano presenti ben 25 monache[13] e fino alla metà del Settecento superarono sempre la trentina[14][15].

La chiesa, che aveva sei altari, fu rimaneggiata nel 1568 e negli anni seguenti; nel secolo successivo si demolirono le absidi per l'erezione del coro delle monache e si arricchì l'interno di un soffitto a lacunari decorato di sette tele, fra cui cinque di Giulio Carpioni[16].

La soppressione e il complesso in età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del Settecento le vocazioni diminuirono e il numero delle monache si dimezzò. Il 15 maggio 1797, con l'arrivo dell'armata napoleonica, le monache furono obbligate a lasciare il monastero - che fu occupato dalle truppe francesi - e trasferirsi in quello di San Pietro. Nel 1805, con il ritorno dei francesi, il monastero fu nuovamente requisito. La chiesa, che conservava ancora funzioni di parrocchia, dove un sacerdote veniva mantenuto con le rendite del monastero, rimase aperta fino al 1810, anno in cui, in base ai decreti napoleonici, la cura d'anime fu trasferita nella chiesa del soppresso monastero benedettino di Santa Caterina. Tutto il monastero di San Silvestro fu ridotto a caserma e la chiesa venne chiusa. Nel 1809 fu venduto e demolito il campanile, rimaneggiato in forme barocche e ritenuto uno dei più belli della città[3].

Con l'annessione di Vicenza al regno d'Italia, la caserma assunse il nome del generale Durando e fu destinata alle truppe alpine. Sconsacrato e profanato nelle sue stesse tombe, il vetusto tempio si ridusse ad uno stato di totale abbandono. Nel 1938 fu abbattuto il soffitto seicentesco e rimossi gli altari, dove da tempo erano scomparsi i dipinti[3]. Nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, il complesso monastico subì pesanti bombardamenti che sventrarono il tetto.

Il recupero del complesso[modifica | modifica wikitesto]

Soltanto nel secondo dopoguerra fu iniziato il restauro della chiesa e di quanto era rimasto del complesso monastico. Una prima fase di lavori fu realizzata dagli "Amici dei Monumenti" di Vicenza dal 1951 in poi, una seconda fase, importante ed imponente, fu realizzata nell'ultimo decennio del Novecento dalla Soprintendenza ai beni architettonici ed ambientali di Verona[17].

Attualmente la chiesa romanica è adibita a manifestazioni d'arte a cura delle Associazioni Artisti per l'arte sacra della Diocesi di Vicenza.

Facciata della Chiesa, particolare
Vicenza - Chiesa di San Silvestro, interno

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterni[modifica | modifica wikitesto]

Rimosse dal restauro le numerose incrostazioni del tempo, l'aspetto attuale della chiesa è quello del XII secolo, nelle tipiche forme dell'acerbo romanico veronese. La facciata rispecchia la suddivisione e i dislivelli delle navate interne. Caratteristica la porta con una centina di pietre bianche alternate a mattoni, tipiche dell'ambiente veronese. Sopra ad essa, soltanto una bifora, anche se sono evidenti le tracce di altre aperture ora accecate.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è a pianta basilicale a tre navate - la mediana delle quali è più ampia e più alta - concluse da absidi semicircolari; si tratta di una ricostruzione moderna sulle fondamenta delle absidi originali demolite nel Seicento. Le navate sono sostenute da tozzi pilastri quadrati con semplici capitelli; simili alle originali sono le cinque finestrelle a destra sulla navata centrale, mentre più tardive sono le grandi finestre a settentrione[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mantese, 1958,  pp. 617-18, che spiega l'inesattezza della datazione (803) ritenuta valida in precedenza
  2. ^ Francesco Barbarano de' Mironi, Historia ecclesiastica della città, territorio e diocese di Vicenza, Libro V, nel quale si descrivono le fondazioni delle Chiese, Oratori, Hospitali ed altri edifici della Città, Opera postuma, Vicenza, Stamperia C. Bressan, 1649-61, p. 311
  3. ^ a b c d e Barbieri, 2004,  pp. 44-45
  4. ^ Secondo il Mantese - che si basa sulla biografia di Anselmo pur dubitando della sua attendibilità - questi avrebbe fatto costruire nei pressi di Vicenza, nella località chiamata Vicus Domnani, due cappelle dedicate una alla Madonna e l'altra a San Pietro. La prima corrisponderebbe alla chiesetta di Santa Maria in Favrega presso Costabissara che, dopo il 1000, dipendeva dal vicentino monastero di san Silvestro. È infatti documentata una disputa avvenuta tra il 1172 e il 1174 tra i canonici della cattedrale di Vicenza e i monaci nonantolani, che intendevano difendere i loro privilegi, relativi alla riscossione delle decime e delle offerte per la celebrazione delle messe in suffragio dei defunti (Mantese, 1952,  pp. 149-51)
  5. ^ Mantese, 1954,  pp. 149-51
  6. ^ Cevese, 1956, ma secondo il Barbieri, un secolo più tardi, in conseguenza del grande terremoto del 1117 (Barbieri, 2004,  pp. 44-45)
  7. ^ Mantese, 1954,  pp. 420-21
  8. ^ Mantese, 1958,  pp. 224-28, 232
  9. ^ Mantese, 1958,  pp. 286-89
  10. ^ Uno di essi venne eletto dall'assemblea dei capifamiglia della parrocchia, solo 136 a quel tempo
  11. ^ Si ha notizia di un altare dedicato a San Giovanni Battista fatto costruire per legato testamentario, Mantese, 1958,  p. 992
  12. ^ Dall'elenco risulta che tutte o quasi appartenevano a famiglie vicentine nobili: Muzani, da Schio, Caldogno, Loschi, Barbarano, Angarano, Zen, Valmarana, Braschi, Novello, Malclavelli, Scroffa ... a testimoniare la consuetudine di chiudere in monastero le figlie, per non dover sborsare la cospicua dote richiesta per un matrimonio
  13. ^ Mantese, 1964,  pp. 346-52
  14. ^ Mantese, 1974/1,  pp. 324-26
  15. ^ Mantese, 1982,  pp. 428-30
  16. ^ Cevese, 1956
  17. ^ Per la descrizione in dettaglio dei restauri: Sito dell' Associazione artisti per l’arte sacra, su artesacravicenza.org. URL consultato il 15 maggio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Barbieri e Renato Cevese, Vicenza, ritratto di una città, Vicenza, Angelo Colla editore, 2004, ISBN 88-900990-7-0
  • Giorgio Cracco, Tra Venezia e Terraferma, Roma, Viella editore, 2009, ISBN 978-88-8334-396-4
  • Renato Cevese, Guida di Vicenza, Eretenia, 1956
  • Giambattista Giarolli, Vicenza nella sua toponomastica stradale, Vicenza, Scuola Tip. San Gaetano, 1955
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, I, Dalle origini al Mille, Vicenza, Accademia Olimpica, 1952 (ristampa 2002).
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, II, Dal Mille al Milletrecento, Vicenza, Accademia Olimpica, 1954 (ristampa 2002).
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, III/1, Il Trecento, Vicenza, Accademia Olimpica, 1958 (ristampa 2002).
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, III/2, Dal 1404 al 1563, Vicenza, Accademia Olimpica, 1964.
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, IV/1, Dal 1563 al 1700, Vicenza, Accademia Olimpica, 1974.
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, V/2, Dal 1700 al 1866, Vicenza, Accademia Olimpica, 1982.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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