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Chiesa di Sant'Ivo dei Bretoni

Coordinate: 41°54′09.3″N 12°28′29.2″E
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Sant'Ivo dei Bretoni
Esterno
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
Coordinate41°54′09.3″N 12°28′29.2″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareSant'Ivo Hélory
Diocesi Roma
Stile architettoniconeorinascimentale
Inizio costruzioneXIX secolo
Sito websaintyvesdesbretons.com

La chiesa di Sant'Ivo dei Bretoni (in francese Église Saint-Yves-des-Bretons) è un luogo di culto cattolico di Roma, nel rione Campo Marzio, nel vicolo della Campana.

L'attuale chiesa fu edificata nei pressi o sopra un'antica chiesa medievale, Sant'Andrea de Mortarariis, la cui più antica testimonianza è una bolla di papa Innocenzo II (prima metà del XII secolo).[1] Il nome deriverebbe dalla confraternita dei marmisti di Roma: infatti in documenti successivi la chiesa l'appellativo in uso è de marmorariis. Papa Niccolò V, nel XV secolo, concesse la chiesa ai Bretoni come loro chiesa nazionale, confermata su istanza del cardinale Alain de Coëtivy da papa Callisto III con la bolla Rationi congruit del 20 aprile 1455.[2][3] La chiesa aveva annesso un ospizio per i pellegrini francesi.

La vecchia chiesa di Sant'Ivo dei Bretoni in un'incisione di Giuseppe Vasi

L'8 aprile del 1513, grazie a di Anna di Bretagna, duchessa di Bretagna divenuta regina di Francia, e al cardinale Robert Guibé (che fu vescovo della diocesi di Saint-Brieuc tra il 1483 e il 1502, della diocesi di Rennes tra il 1502 e il 1507 e della diocesi di Nantes tra il 1507 e il 1511), il papa Leone X istituì la confraternita di Sant'Ivo dei Bretoni tramite la bolla Si populus Israeliticus. Nel 1553, l'ospizio venne trasferito nel palazzo situato di fronte alla chiesa di Sant'Ivo.

Questa antica chiesa fu molto probabilmente distrutta nel XVI secolo e ricostruita con titolo di Sant'Ivo: della chiesa medievale rimase solo il campanile, ma anch'esso crollò nel 1875. Nel 1582, dopo la ricongiunzione della Bretagna con il resto del regno di Francia, la confraternita di Sant'Ivo dei Bretoni confluì in quella di San Luigi dei Francesi, su richiesta del re Enrico III e per decisione di papa Gregorio XIII (tramite la bolla Pias principum cogitationes del 12 dicembre del 1582).[4][5] Questa nuova chiesa, che fu sede parrocchiale fino al 1824,[6] lasciata in stato di abbandono e continuamente allagata dalle piene del Tevere, fu demolita nel 1875.[7]

Interno

Al posto del vecchio edificio di culto, il governo francese provvide a ricostruire una nuova chiesa dedicata a sant'Ivo in un luogo vicino alla precedente: la facciata della nuova chiesa infatti, opera di Luca Carimini del 1888, è situata nel lato opposto di quella demolita.[8]

Durante la costruzione della nuova chiesa vennero rinvenuti resti e vestigia antiche, oggi conservate nel palazzo annesso alla chiesa di San Luigi dei francesi.[8]

È fondata l'ipotesi[9] che degli elementi murari dell'antica chiesa siano stati mantenuti nel nuovo complesso, costituito dagli edifici e dalla nuova chiesa. Il mantenimento dell'antica abside, coinciderebbe con l'attuale cappella della Santa Vergine.

Alcune considerazioni a supporto di tale ipotesi riguardano la forma della nuova chiesa. La persistenza della struttura muraria dell'abside, con le sue proporzioni, ne avrebbe influenzato la pianta e lo sviluppo in elevazione. La rotazione di 90° dell'asse della chiesa (necessario per l'ottenimento di un edificio di minori dimensioni nello stesso lotto), avrebbe reso necessaria la costruzione di una cappella simmetrica ed altrettanto grande.

Il timpano della chiesa con il medaglione Della Robbia, del quindicesimo secolo circa

La facciata di questa chiesa si deve all'architetto Luca Carimini (1830-1890). Su questa facciata piuttosto scura, Carimini conservò una nota di colore che attira l'attenzione. Contrariamente a quanto scrisse Pierre Lacroix,[10] secondo il quale il medaglione della Vergine era una copia ben riuscita di un Della Robbia, sembra che il medaglione proveniente dalla chiesa antica sia uscito direttamente dalla bottega dei fratelli Della Robbia, o sia opera dei loro discepoli. Nel 1878, Adriano Ferraresi (1851-1892) completò questo medaglione aggiungendo due figure, sant'Ivo a sinistra e san Bernardo. La famiglia Della Robbia fu una famiglia di artisti italiani di Firenze ben noti dal quattordicesimo secolo.

La cappella di destra è dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Il catino absidale è diviso in cinque scomparti, è decorato con delle grottesche di Alessandro Palombi e presenta cinque medaglioni a rilievo che ritraggono degli angeli e cartigli, opera dello scultore Paolo Bartolini.[6] La cappella sinistra è dedicata alla Vergine Maria e presenta, entro una nicchia, una terracotta policroma di una Madonna col Bambino proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Purificazione in Banchi, distrutta per l'apertura del corso Vittorio Emanuele II.[11] L'abside della chiesa venne affrescato da Ludovico Seitz, che dipinse Gesù Cristo al centro, adorato da vari santi francesi, ossia: Ivo, Martino di Tours, Clotilde, Luigi IX, Bernardo di Chiaravalle e Genoveffa di Parigi.[11]

  1. Hülsen 1927, p. 188.
  2. Lacroix 1892, pp. 69-77.
  3. de Laurière 1879, p. 422.
  4. de Laurière 1879, p. 423.
  5. Marti 1996, p. 56.
  6. 1 2 Marti 1996, p. 57.
  7. de Laurière 1879, p. 419.
  8. 1 2 Armellini 1891, p. 331.
  9. Simona Sajeva, “La chiesa di Sant'Ivo dei Bretoni e la sua ricostruzione nel 1875”, Studi Romani, Ans LIV – NN. 1-2. Gennaio-Giugno 2006, Roma.
  10. Lacroix 1892, p.75.
  11. 1 2 Marti 1996, p. 58.
  • Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Roma 1891, pp. 330–331
  • Christian Hülsen, Le chiese di Roma nel Medio Evo, Firenze 1927, pp. 188–189
  • (FR) Pierre Lacroix, Mémoire historique sur les Institutions de la France à Rome, 2e édition revue par Jean Arnaud, Imprimerie Éditrice Romana, Rome, 1892, pp. 69–77.
  • (FR) Jules de Laurière, Note sur l'église Saint-Yves des Bretons à Rome (PDF), in Bulletin monumental, marzo 1879.
  • Licia Marti, "Sant'Ivo dei Bretoni" in Roma sacra - Guida alle chiese della Città Eterna, Vol. 6, 1996.
  • C. Rendina, Le Chiese di Roma, Newton & Compton Editori, Milano 2000, p. 167-168
  • M. Quercioli, Rione IV Campo Marzio, in AA.VV, I rioni di Roma, Newton & Compton Editori, Milano 2000, Vol. I, pp. 264–334
  • Senekovic, Darko, S. Ivo de'Bretoni, in: P. C. Claussan, D. Mondini, D. Senekovic, Die Kirchen der Stadt Rom im Mittelalter 1050-1300, Band 3 (G-L), Stuttgart 2010, pp. 237–247

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