Chiesa di San Daniele (Venezia)

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Chiesa di San Daniele
San Daniele de Barbari.jpg
La chiesa ed il convento di San Daniele nella Veduta di Venezia di Jacopo de' Barbari, 1500.
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàVenezia
Coordinate45°26′06.55″N 12°21′24.28″E / 45.435153°N 12.356744°E45.435153; 12.356744
Religionecattolica
Patriarcato Venezia
Inizio costruzione1219

La chiesa di San Daniele era un edificio religioso di Venezia.

Sorgeva a Castello, tra l'isola di San Pietro e l'Arsenale[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Era una delle chiese più antiche della città e una tradizione la voleva eretta dai Brandinisso, famiglia di origine bizantina cui apparteneva anche un Bono, condannato a morte per aver preso parte alla congiura contro Angelo Partecipazio (820)[1]. Un'altra leggenda la diceva fondata dai Bragadin nell'820[2][3]. In ogni caso, San Daniele è documentata con certezza a partire dal 1046[4].

Nel 1138 il vescovo di Castello Giovanni Polani la donò a Manfredo, abate di Fruttuaria, il quale la ingrandì e le aggiunse un monastero[2][3].

Si ha notizia di una consacrazione il 7 febbraio 1219 officiata dal legato pontificio Ugolino dei conti di Segni, futuro papa Gregorio IX[1][2]. Nel XV secolo il priore Vincenzo da Sebenico cedette chiesa e convento alla pia donna Chiara Ogniben Sustan grazie alla quale, nel 1437, ai cistercensi si sostituirono le agostiniane[2][3]. Queste ultime furono assoggettate da papa Alessandro IV ai Canonici lateranensi e furono esse stesse trasformate in Canonichesse da papa Giulio II[3]. A partire dal 1604 furono alle dirette dipendenze del patriarca di Venezia[3].

Nel 1806, sotto Napoleone, il monastero venne soppresso e le monache furono trasferite alla Celestia. Il convento fu adibito a caserma, mentre la chiesa fu demolita nel 1839[1][2].

Edificio[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa subì un completo restauro nel 1437, e ancora nel 1473; di volta in volta fu arricchita di pregevoli opere d'arte[1].

Era strutturata in tre navate sorrette da tredici colonne in marmo rosso per parte. Vi si trovavano in tutto nove altari e il maggiore era ornato da una grande pala di Pietro da Cortona (Daniele tra i leoni). Altre opere recavano le firme di Jacopo e Domenico Tintoretto, Alvise Vivarini, Maarten de Vos[1].

Sussiste invece l'ex caserma, ottenuta dalla trasformazione del monastero e restaurata tra il 1994 e il 1997 da Insula s.p.a.[5].

Di San Daniele resta inoltre traccia nella toponomastica, con un ponte, un rio, un campo e un ramo San Daniele[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Marcello Brusegan, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità delle chiese di Venezia, Newton Compton, 2004, pp. 374-375, ISBN 978-88-541-0030-5.
  2. ^ a b c d e f Giuseppe Tassini, Curiosità Veneziane, note integrative e revisione a cura di Marina Crivellari Bizio, Franco Filippi, Andrea Perego, Vol. 1, Venezia, Filippi Editore, 2009 [1863], pp. 215-216.
  3. ^ a b c d e Archivio di Stato di Venezia - San Daniele (Venezia).
  4. ^ Antonio Niero, Giovanni Musolino, Giorgio Fedalto, Culto dei santi nella terraferma veneziana, Studium Cattolico Veneziano, 1967, ISBN 88-85351-05-0.
  5. ^ Restauro dell'ex caserma San Daniele - Insula.

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