Castello di La Mothe

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Castello di La Mothe
Castello La Mothe.jpg
Uno scorcio del castello
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneValle d'Aosta
CittàArvier
IndirizzoRue du château
Coordinate45°42′09.53″N 7°10′05.26″E / 45.702648°N 7.168129°E45.702648; 7.168129
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di La Mothe
Informazioni generali
TipoCastello con funzioni abitativa e residenziale
Costruzioneante 1250-XVI secolo
Condizione attualeParzialmente aperto al pubblico
VisitabileSolo esternamente
[1]
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Il castello di La Mothe (pron. fr. AFI: [la mɔt]), detto anche castello di Arvier, è un castello valdostano medievale in rovina che domina il capoluogo di Arvier.

È uno dei due castelli presenti nel territorio comunale: l'altro, il castello di Montmayeur, si trova isolato, all'imbocco della Valgrisenche. A tal proposito, il castello di La Mothe è stato talvolta denominato "Castello d'Arvier", tra gli altri dall'architetto Carlo Nigra; tuttavia tale appellativo viene oggi più frequentemente associato al castello di Montmayeur.

A seguito dell'acquisizione da parte della Regione Valle d'Aosta e degli interventi di restauro, al 2023 risulta parzialmente aperto al pubblico[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia del castello di La Mothe è in gran parte oscura.

Il complesso viene citato per la prima volta nei documenti dell'omaggio feudale del 1287, in cui giurò Aymon de Arviero[2]. Per lo storico Jean-Baptiste de Tillier prenderebbe il nome dal nobile savoiardo Aymar de La Mothe, segretario del conte Filippo di Savoia, il quale alla fine del XIII secolo avrebbe sposato l'ereditiera della famiglia De Arverio[3]. Il de La Mothe lo fece restaurare e gli attribuì il proprio nome, con il quale è noto nelle Udienze.

Interno: il camino

Nel 1306 o nel 1409 passò ai d'Avise, che lo tennero come maison de plaisance. Fu quindi lasciato in consignoria alla nobile famiglia dei Sarriod de la Tour e a quella di minor nome dei Lostan[4]. Trascurato da questi proprietari, agli inizi del XVIII secolo il castello era già in rovina[2], utilizzato per fini agricoli o pastorali come fienile o stalla.

Dopo secoli di incuria, la struttura venne acquistata dalla regione, che nel 2006 provvede a importanti interventi di restauro e messa in sicurezza. Tuttavia, nonostante il completamento dei lavori, l'area è ancora al 2022 in stato di degrado, in attesa di una nuova destinazione d'uso.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il castello risulta oggi composto di una torre a pianta quadrata a cui è addossato un rudere, un corpo di fabbrica sventrato, il cui aspetto per André Zanotto è attribuibile al XIV-XV secolo, quindi frutto di un rimaneggiamento successivo alla costruzione. Si notano inoltre alcune tracce di una torre rotonda e delle antiche mura[2].

All'interno sono osservabili i resti della scala elicoidale, oggi crollata e non più visibile, e quelli di un camino, consistenti nei due piedritti e la relativa mensola, facente parte del 1º piano crollato.

I restauratori hanno trovato persino tracce di affreschi che farebbero protendere per l'ipotesi della presenza di una cappella, così come avviene in altri castelli posti nei comuni limitrofi.

Per il suo aspetto massiccio il castello di La Mothe è stato comparato dall'architetto Bruno Orlandoni alla domus episcopalis del castello di Issogne, alla torre della casaforte Villette di Cogne e alla torre Colin di Villeneuve.[5]

Fasi costruttive[modifica | modifica wikitesto]

Le recenti indagini archeologiche hanno consentito la distinzione di cinque fasi costruttive.[6]

Prima fase costruttiva (ante 1250)[modifica | modifica wikitesto]

La prima fase costruttiva del castello è di difficile comprensione. A tutt'oggi poco o nulla è rimasto dell'edificio originale, citato per la prima volta in un documento del 1287, anche se le analisi dendrocronologiche delle poche parti superstiti hanno restituito una datazione riconducibile agli anni 1236-1237.

I principali resti relativi a questo periodo risultano essere esigui e difficilmente riconoscibili: sono per lo più legni di sostegno che formano le centine delle finestre, gli architravi delle porte e le travi degli impalcati. In generale gran parte di questi materiali sarà poi riutilizzata in successivi rimaneggiamenti, sebbene si sia constatata l'assenza quasi totale di manufatti ceramici, vitrei o metallici risalenti a quest'epoca. Non è dunque escludibile che questi materiali siano ancora presenti nel castello, sebbene ricoperti da alcuni strati di muratura che li occultano: ne sono un'autorevole testimonianza i resti di alcuni muri "raddoppiati".

L'ipotesi più plauisibile riguardo alla forma di questa originaria struttura è deducibile dall'analisi morfologica del pendio, che ha fatto ipotizzare uno sviluppo su più piani, dati i livelli dei vari terrazzi rocciosi costruiti, che poi saranno mantenuti nelle fasi successive con la funzione di contenimento.[6]

I ruderi testimoniano gli interventi di varie epoche

Seconda fase costruttiva (XIV secolo - post 1376)[modifica | modifica wikitesto]

Appartengono a questa fase gran parte dei corpi di fabbrica oggi ancora visibili in quanto il loro stato di conservazione è migliore rispetto alle altre parti della struttura: gli intervente successivi non ne hanno praticamente modificato la forma originale. Il nuovo edificio presenta un'ampiezza di 13 per 8 m e si basa direttamente sul substrato roccioso sottostante; riesce a elevarsi per 14 m di altezza e a ospitare 4 piani al suo interno.

Date le dimensioni e la posizione è intuibile la sua funzione maggiormente residenziale piuttosto che difensiva: non a caso è l'unica parte del castello priva di feritoie. Per quanto riguarda l'impianto difensivo esterno non è possibile delineare, se non a grandi linee, lo sviluppo di quel periodo. È ipotizzabile che la cinta muraria ancora oggi visibile sia collocabile cronologicamente in un lasso di tempo di poco successivo allo stesso.[6]

Terza fase costruttiva (XV secolo)[modifica | modifica wikitesto]

La pianta del castello nel 1936, rilevata da Carlo Nigra (1856-1942)

La parte più cospicua dell'intero complesso che si è conservata, appartenente a questa fase, è costituita dalle mura esterne e dai loro resti. Questi ultimi seguono per la maggior parte il prospetto dello sperone roccioso sul quale poggiano tutti gli edifici e probabilmente delimitano lo spazio che si pensa possa essere identificabile come il mastio del castello.

Sul lato posto a nord-est è possibile scorgere distintamente una parete sulla quale è ancora addossato e riconoscibile quanto rimane di una finestra dotata di sedile, sebbene ormai solamente appena intuibile, in quanto essa manca ormai completamente di quello che fu lo schienale, posto nella sua parte superiore. L'ipotesi più probabile è che si tratti dei resti di una torre, ormai, tuttavia, in stato di avanzato dirudimento e quindi solo parzialmente e difficilmente riconoscibile. Purtroppo, proprio per via dello stato estremamente precario con cui sono giunti ai nostri giorni questi reperti, né gli scavi archeologici né le successive analisi, svolte nella prima decade del 2000 durante gli interventi di restauro, hanno consentito di arrivare ad ulteriori progressi nel comprendere l'altezza, la planimetria e la funzione originaria di questa struttura.

Appartenente allo stesso periodo è un altro edificio, posto nell'area centrale del castello, che appare come se fosse un prosieguo del corpo di fabbrica precedentemente citato. Anche di quest'ultimo resta solamente un rudere, che consiste nella parte sottostante del muro perimetrale. È tuttavia decisamente probabile che all'epoca i due edifici fossero collegati più agevolmente mediante passaggi coperti, presumibilmente lignei o in muratura, che non si possono essere conservati o che sono stati rimaneggiati e poi demoliti successivamente: tale definizione risulta tuttavia particolarmente difficile, proprio a causa della mancanza di vestigia significative dovuta al profondo stravolgimento che la struttura dovrà subire durante la successiva ricostruzione del XVI secolo[6].

Quarta fase costruttiva (XVI secolo)[modifica | modifica wikitesto]

In questo periodo avvengono importanti riqualificazioni sia volumetriche dell'edificio sia di restauro di antichi dettagli decorativi di singoli elementi architettonici. Viene in particolare costruito un nuovo nucleo centrale che funge da collegamento tra i vani già esistenti e che, di conseguenza, deve adattarsi nella planimetria a questi ultimi. Al contempo sul lato sud si rende necessaria la costruzione di una scala indipendente di forma elicoidale (oggi visibile solo sommariamente poiché diruta) avente funzione di collegamento tra piani alti e bassi e tra nuove e vecchie parti.

Ulteriori analisi hanno consentito di dire che la nuova costruzione aveva uno sviluppo principalmente verticale ed era suddivisa al suo interno in tre piani di cui rimangono solo scanalature lignee oggi restituite dalla dendrocronologia. Questi spazi appartenevano con ogni probabilità al piano nobile dati i resti di un camino (a tutt'oggi sospesi nel vuoto a causa del crollo del solaio) di elevata qualità decorativa.

Al fine di collegare gli ambienti e attenuare i dislivelli, il pavimento viene abbassato di circa un metro nelle strutture precedenti e viene realizzata una nuova apertura sul lato della sala con il camino. Le travi del soffitto dovevano essere a vista: la dendrocronologia ha restituito una datazione per tutte prossima al 1514 ed esse risultano omogenee anche per la scelta del legno. Quelle dei pavimenti, invece, poiché dedite a essere ricoperte da questi ultimi, utilizzano anche elementi di reimpiego preesistenti. Nel frattempo, mentre veniva edificato un ampliamento della cinta muraria verso est, si ricorre ala costruzione di un nuovo portale d'ingresso, orientato verso nord, e caratterizzato da una ricca decorazione scultorea.

I proprietari dell'epoca, i D'Avise, avrebbero avuto con ogni probabilità un elevato gusto artistico, testimoniato, oltre che dalle decorazioni scultoree già menzionate, anche da un ciclo di affreschi, l'unico rintracciato nel castello, ritraente soggetti naturalistici, che ci è pervenuto[6].

Quinta fase costruttiva (XIX secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Il castello di La Mothe in una foto di Jules Brocherel (1871- 1954)

Questa fase costruttiva, in realtà, secondo gli archeologi, potrebbe paradossalmente anche non essere considerata tale. Il motivo di questa scelta è dovuto principalmente al fatto che tale fase, a differenza delle altre, non andò ad aggiungere nulla nell'ambito costruttivo ma, al contrario, portò alla rovina e al dirudimento di parti preesistenti.

La causa principale fu l'abbandono dell'edificio, riconvertito a fini rurali che ne hanno causato il progressivo declino facendolo rinvenire nell'attuale stato, alquanto precario.

Il primo segno di rovina lo si attesta nel 1740 con il crollo dell'area orientale. Tale squarcio risulta ancora oggi ben visibile in uno dei corpi di fabbrica, parzialmente sventrato. Inoltre, in successivi interventi, si ricostruiranno alcuni muri interni ed esterni con funzione o di terrazzamento o di divisori per le stalle, ubicate al piano terra del torrione. Nei medesimi locali sono state ritrovate persino canaline o vasche di abbeveraggio per gli animali.

Fortunatamente gran parte di queste attività, particolarmente invasive per la struttura, si sono concentrate solo presso tale piano, consentendo in massima parte di preservare le parti più alte.

All'esterno si trovava un importante apparato difensivo che seguiva lo sviluppo del rilievo sul quale sorge l'intero edificio. L'urbanizzazione del borgo ha concorso alla modifica della struttura originale ma è ipotizzabile che lo sviluppo del centro abitato abbia seguito le linee guida dettate da queste costruzioni precedenti. Non è quindi escludibile che la vicina chiesa parrocchiale abbia potuto essere nata con funzione puramente castrale come già riscontrato presso Cly o Graines.[6]

Il castello oggi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo secoli di incuria, il comune di Arvier e la regione Valle d'Aosta, con il presupposto di riutilizzare il sito per fini turistici e di frenare la rovina che lo stava pian piano deteriorando, decisero di restaurarlo. I primi interventi avvennero nel maggio del 2006 e terminarono un anno dopo circa.

Mentre questi venivano svolti furono eseguite anche analisi archeologiche da parte della sovraintendenza dei beni culturali della regione autonoma Valle d'Aosta.

Al 2022 il castello risulta liberamente visitabile. L’area a esso adiacente inoltre, in varie occasioni, è stata utilizzata per la messa in scena di spettacoli musicali e teatrali[1]. Nel 2022 il castello viene proposto per una sua parziale riconversione d'uso per ospitare il Museo del Futuro Alpino.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b http://www.arvier.eu/it/beni-storico-artistici/castelli.html
  2. ^ a b c André Zanotto, p. 60.
  3. ^ Castello di La Mothe, su regione.vda.it, Regione Valle d'Aosta. URL consultato il 23 gennaio 2012.
  4. ^ I Lostan sono ricordati anche per la Maison Lostan di Aosta. Cfr. AA.VV, La Maison Lostan: indagini, progetti, interventi, in Bollettino, n. 1, 2003/2004, a cura della Regione Autonoma Valle d'Aosta, pp. 53-101
  5. ^ Bruno Orlandoni, p. 144 cit. in Mauro Cortellazzo e Renato Perinetti, L'evoluzione del Castello di Issogne prima di Georges de Challant (PDF), in Georges de Challant, priore illuminato. Giornate di celebrazione del V centenario della morte 1509-2009, Regione Autonoma della Valle d'Aosta, 2009, pp. 171. URL consultato il 4 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2013).
  6. ^ a b c d e f Il Castello di La Mothe in Comune di Arvier.
  7. ^ https://www.corriere.it/bello-italia/notizie/arvier-laboratorio-studiare-salvare-realta-alpina-0347baf8-7575-11ed-84fc-b875db1a765e.shtml

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaetano De Gattis, Fulvio Bovet, Mauro Cortellazzo, Il Castello di La Mothe in Comune di Arvier (PDF), in Bollettino della Sopraintendenza per i beni e le attività culturali, n. 3, 2006. URL consultato il 29 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 23 maggio 2011). (fonte)
  • André Zanotto, Castelli valdostani, Quart (AO), Musumeci, 2002 [1980], pp. 59-60, ISBN 88-7032-049-9. (fonte)
  • Mauro Minola, Beppe Ronco, Valle d'Aosta. Castelli e fortificazioni, Varese, Macchione ed., 2002, pp. 53, ISBN 88-8340-116-6.
  • Carlo Nigra, Torri e castelli e case forti del Piemonte dal 1000 al secolo XVI. La Valle d'Aosta, Quart (AO), Musumeci, 1974, pp. 88-89.
  • Bruno Orlandoni, Architettura in Valle d’Aosta. Il Romanico e il Gotico. Dalla costruzione della cattedrale ottoniana alle committenze di Ibleto e Bonifacio di Challant 1000-1420, Torino, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello di La Mothe, su regione.vda.it, Regione Valle d'Aosta. URL consultato il 18 marzo 2012.
  • Benvenuto ad Arvier, su arvier.eu, Comune di Arvier. URL consultato il 18 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 6 dicembre 2011).