Casinò di Sanremo

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Casinò di Sanremo
Casinò Sanremo.JPG
Veduta notturna del Casinò
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Sanremo
Indirizzo via Matteotti
Coordinate 43°44′21.84″N 7°25′44″E / 43.7394°N 7.42889°E43.7394; 7.42889Coordinate: 43°44′21.84″N 7°25′44″E / 43.7394°N 7.42889°E43.7394; 7.42889
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1905
Stile liberty
Uso casa da gioco
Realizzazione
Costruttore Eugene Ferret
Proprietario comune di Sanremo

Il Casinò Municipale è una delle quattro case da gioco italiane. Ha sede nella città di Sanremo, in un edificio in stile liberty progettato dall'architetto francese Eugène Ferret.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Venne inaugurato il 12 gennaio 1905 ai tempi del sindaco Augusto Mombello con il nome di Kurzaal, durante una delle prime sere importanti il dott. Andrea Fileti venne assassinato in circostanze sospette. Gestito per i primi due anni dall'architetto parigino Eugene Ferret, fu un teatro dove si organizzavano feste, ricevimenti, spettacoli e concerti. All'interno di esso era praticato il gioco d'azzardo, come d'altronde accadeva nella maggior parte delle città turistiche, ma senza alcuna autorizzazione ufficiale, solo con il placet delle amministrazioni locali. I primi croupier a operare all'interno della casa da gioco provenivano da Ostenda, in Belgio, dove esisteva una rinomata scuola.

Nel 1927 fu nominato podestà della città di Sanremo l'ingegnere Pietro Agosti il quale, con un lungo lavoro di tessitura, richiedendo anche l'intervento diretto di Benito Mussolini ottenne il Regio decreto del 22 dicembre 1927 che sancì ufficialmente la nascita del Casinò di Sanremo in cui poter praticare legalmente il gioco di azzardo. Il Casinò di Sanremo aprì ufficialmente i battenti il 21 gennaio 1928 con una serata di gala inaugurale. La concessione nel frattempo era stata affidata ufficialmente alla Società Anonima Casinò Municipale di Sanremo diretta da Luigi De Santis.

Subito fu indetta un'assemblea che deliberò l'ampliamento dei locali creando due nuove ali, l'allestimento del salone interno in stile '500 e le due cupole laterali visibili sulla facciata. Numerose furono le attività collaterali che si svolsero al suo interno, come il Torneo scacchistico internazionale di San Remo svoltosi nel 1930[1].

Dal 1913 il Casinò ebbe anche il suo collegamento tranviario: la fermata della tranvia Ospedaletti-Sanremo-Taggia, ubicata di fronte all'edificio, era dotata di binario di raddoppio che fungeva talora, nelle ore serali, da capolinea per servizi speciali dedicati[2].

Il 14 aprile 1934 la società cambiò ufficialmente nome in Società Anonima Iniziative Turistiche (SAIT). Nell'ottobre dello stesso anno, a causa della morte del cavalier De Santis, le azioni passarono alla moglie Maria Strambini che nei primi mesi del 1935 le cedette al cavalier Angelo Belloni che ne assunse la direzione.

Nel giugno 1940 fu chiuso con decreto del Ministero dell'Interno per via della guerra. Riaprì a conflitto concluso.

Nel dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo gli anni del conflitto, il casinò riapri ufficialmente la sera del 31 dicembre 1945. Nella primavera 1948 la società concessionaria CIRT (Compagnia Italiana di Ricostruzione Turismo) viene estromessa, così il Ministero dell'Interno il 25 febbraio 1948 commissariò il casinò con il prefetto Giacomo Omodeo Salè, il quale riuscì a sistemare la situazione che era precedentemente sfuggita di mano. Affiancò alla normale gestione del casinò molte serate mondane che richiamarono nuovamente a Sanremo la clientela del primo dopoguerra. Alla fine del 1949 la gara d'appalto vide nuovo concessionario della casa da gioco il commendator Pier Busseti.

Il 29 gennaio 1951, nel Salone delle feste si svolse la prima edizione del Festival di Sanremo presentato da Nunzio Filogamo. Il casinò fu sede del Festival della Canzone Italiana ininterrottamente dal 1951 al 1976; nel 1977 si spostò al Teatro Ariston.

Il 19 febbraio 1953, in seguito alla morte del commendator Pier Busseti, la concessione del casinò fu affidata alla società ATA dell'industriale milanese, nonché presidente dell'Inter, Carlo Masseroni. Il gennaio 1959 il vertice dell'ATA fu preso dall'avvocato Luigi Bertolini, proprietario dell'albergo Reale. Durante la gestione Bertolini scoppiò uno scandalo di tangenti che travolse l'amministrazione comunale, tra cui il sindaco Viale. Il 16 febbraio 1969 il casinò fu commissariato. Nell'estate del 1972 scoppiò un secondo scandalo relativo alla sparizione di circa due miliardi di lire all'anno, dimostrando il fallimeno della gestione pubblica.

Il 3 gennaio 1980 il consigliere liberale Gigi Semiglia denunciò che i fidi del Casinò erano elargiti da una signora, che approfittava della sua amicizia con il presidente della commissione che gestiva la Casa da Gioco Egidio Lupi, per concedere illegalmente fidi ai clienti del Casinò. Le accuse avanzate da Semiglia provocarono le dimissioni di Lupi, che sarebbe stato quindi sostituito il 1º giugno successivo dal commercialista Antonio Semeria. Nei primi mesi del 1980 il Consiglio Comunale approvò inoltre il nuovo piano regolatore generale, mentre nel giugno si tennero le elezioni amministrative che sancirono una nuova vittoria degli esponenti democristiani, che nell'ottobre successivo avrebbero rieletto sindaco per un secondo mandato Osvaldo Vento alla guida di una Giunta costituita dagli stessi assessori della precedente. Intanto il presidente della commissione amministrativa preposta al controllo del Casinò Semeria decideva di adottare delle severe misure di controllo destinate a sconvolgere la diffusa tendenza all'illecito organizzato che si ipotizzava coinvolgesse la maggior parte dei dipendenti della Casa da Gioco. Il primo provvedimento adottato da Semeria fu quello di avocare a sé la composizione delle squadre destinate ai vari tavoli delle roulettes, ma la situazione precipitò quando alla fine di agosto un killer prezzolato, poi identificato nel pregiudicato Antonio Rosapinta, gambizzava in corso Mazzini il vice direttore dei controllori comunali Luigi Garfì, punito perché sospettato di aver suggerito a Semeria di interferire nella composizione delle squadre preposte al controllo dei giochi. Ai primi di gennaio del 1981 Semeria continuò nella sua opera di pulizia licenziando in tronco il direttore generale dei giochi Stefano Carabalona e sospendendo dal servizio quello dello chemin Angelo Semeria La presunta corruzione dei dipendenti del Casinò induceva però pochi giorni dopo la magistratura sanremese ad attuare un imponente blitz, scattato all'alba del 27 gennaio, nel corso del quale duecento poliziotti, carabinieri e finanzieri provenienti da Sanremo, Imperia, Ventimiglia, Genova e Torino arrestarono nelle loro abitazioni diciotto croupiers e trenta clienti, mentre l'autorità giudiziaria emetteva trentacinque comunicazioni giudiziarie ad altrettanti indiziati tra croupiers e clienti. Subito dopo il blitz il Casinò sarebbe quindi rimasto chiuso per tre giorni. Dopo il blitz il ministro dell'Interno Virginio Rognoni invitò il sindaco Vento a presentare entro l'aprile del 1982, data di scadenza della concessione ad esercitare il gioco d'azzardo, una nuova formula di gestione della Casa da Gioco sanremese, che avrebbe dovuto essere amministrata da privati. Intanto si allargava la cerchia delle persone coinvolte nell'inchiesta giudiziaria seguita al blitz del gennaio '81, tanto che nel maggio successivo gli inquisiti dalla magistratura per lo scandalo al Casinò ammontavano ormai a centoventi, di cui centodiciotto sarebbero stati rinviati a giudizio per furto e associazione a delinquere.

Nell'estate dell'81 il Consiglio Comunale prese quindi la decisione di affidare il Casinò, dopo quattordici anni di amministrazione municipale, ad un privato, mentre un'apposita commissione, presieduta dal consigliere democristiano Roberto Andreaggi, veniva incaricata di esaminare le offerte delle società per l'appalto. Poco tempo dopo Leone Pippione assumeva l'incarico di presidente dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e Antonio Semeria, il sindaco Vento, l'ex presidente Egidio Lupi e l'assessore Enzo Ligato venivano prosciolti dall'accusa di omissione di atti d'ufficio per non essere tempestivamente intervenuti per impedire i furti al Casinò. Ai primi di dicembre iniziava il processo ai centodiciotto croupiers e clienti coinvolti nei furti alla Casa da Gioco nel capannone del maneggio dei cavalli in zona Solaro. Il 23 dicembre 1981 il presidente della commissione di controllo del Casinò Semeria rassegnava infine le dimissioni, subito accolte dal ministro dell'Interno. Il 19 marzo 1982 il Pubblico ministero del processo del Solaro Rocco Blaiotta chiese la condanna di tutti gli imputati a pene che ammontavano complessivamente a cinquecento anni di carcere. Il 28 maggio successivo il Tribunale, presieduto da Renato Viale, condannò quindi centododici dei centodiciotto imputati, sei vennero assolti, a pene varianti da pochi mesi a otto anni di reclusione. Intanto la commissione per l'affidamento della gestione del Casinò, presieduta dal magistrato di Cassazione Domenico Riccomanno, aveva proceduto alla scelta delle due società private, la Flowers Paradise del conte Giorgio Borletti e la SIT dell'ingegnere Michele Merlo, che avrebbero dovuto contendersi l'appalto per la gestione della Casa da Gioco. Nel mese di ottobre il Comune acquistò dall'ATA di Bertolini il marchio del Festival della Canzone al prezzo di 84 milioni, mentre nello stesso periodo la Chiesa Russa veniva dichiarata proprietà della Comunità di profughi russi, costituitasi nel 1961.

Il 22 gennaio 1983 nella sala Fiorentina di Palazzo Bellevue il magistrato Riccomanno proclamò vincitore dell'asta per l'aggiudicazione dell'appalto del Casinò la società del conte Borletti che aveva offerto 18 miliardi e 650 milioni l'anno contro i 21 miliardi offerti dall'ingegner Merlo. Nonostante avesse offerto molto meno, Borletti si era aggiudicato l'asta in quanto l'offerta di Merlo aveva sforato di 20 milioni il tetto massimo stabilito, che ammontava a 20 miliardi e 980 milioni. Subito dopo l'aggiudicazione dell'appalto a Borletti, Merlo presentava però ricorso contro l'esito dell'asta, mentre Borletti, dal momento che la Giunta tardava a consegnargli le chiavi della Casa da Gioco, chiedeva e otteneva il sequestro conservativo del Casinò. Dopo diversi mesi passati tra ricorsi alla magistratura e pareri di esperti, il 9 agosto 1983 si tenne una riunione nello studio del presidente del Tribunale di Sanremo Viale, alla presenza del conte Borletti, dell'ingegner Merlo e del sindaco Vento, nel corso della quale Borletti rinunciò definitivamente a gestire la Casa da Gioco lasciando via libera a Merlo. Mancava allora soltanto il beneplacito del ministro dell'Interno Oscar Luigi Scalfaro, che però non prese alcuna decisione inviando anzi ai magistrati milanesi che indagavano sul Casinò una lunga relazione che raccoglieva tutti i sospetti di corruzione e mafia che gravavano sull'ingegner Merlo. Nel mese di novembre la situazione precipitava e i magistrati milanesi disposero l'arresto dell'ingegner Merlo, dei componenti la commissione consiliare sull'appalto della Casa da Gioco Andreaggi e Accinelli, del sindaco Vento, degli assessori Tommasini, Ligato, Covini, Cavalli e del capogruppo della DC e assessore regionale Giovanni Parodi, mentre gli assessori Giuliano e Carella riuscirono ad evitare l'arresto. In seguito i magistrati milanesi emisero anche un ordine di cattura a carico dell'uomo d'affari Augusto Poletti, amico intimo di Merlo, e chiesero alla Camera dei Deputati l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'onorevole democristiano Manfredo Manfredi, che ricopriva allora la carica di sottosegretario al Tesoro, per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Alla fine di dicembre, sull'onda del giustizialismo ad oltranza, venne persino arrestato il sindaco di Imperia Scajola, poi prosciolto da ogni accusa non essendo stato riscontrato nessun elemento di colpevolezza a suo carico. Alcuni mesi dopo, nel maggio 1984, il giudice istruttore di Milano avrebbe disposto anche l'arresto del legale di Merlo, l'avvocato Aldo Ferraro, mentre il 15 gennaio dell'anno successivo sarebbe stato infine arrestato anche il conte Borletti.

Nel dicembre 1983 il ministero dell'Interno, constatato il dissolvimento della Giunta a causa dei numerosi arresti del mese di novembre, sciolse il Consiglio Comunale e nominò commissario ad acta per agli affari urgenti la funzionaria della Prefettura di Imperia Enrichetta Stefanolo, alla quale subentrò poco dopo il commissario straordinario Bruno Pastorella, che, coadiuvato dal sub commissario Gabriele Perreca, avrebbe retto l'Amministrazione Comunale fino alle elezioni del giugno 1984. Nei primi mesi dell'84 Pastorella avrebbe quindi approvato il piano particolareggiato per le opere a terra di Portosole. Nel mese di dicembre dell'83 il ministro dell'Interno Scalfaro nominò inoltre il dottor Ignazio Mongini commissario prefettizio del Casinò, mentre l'onorevole Emidio Revelli veniva incaricato dalla DC di vedere se fosse possibile procedere ad un rimpasto della maggioranza in Consiglio, oppure, nel caso contrario, di organizzare il partito in vista delle elezioni anticipate previste per il mese di giugno dell'anno successivo. Le elezioni del giugno '84 videro ancora una volta l'affermazione della DC, che ottenne 13 mila voti e quattordici consiglieri, contro i dieci consiglieri eletti per il PCI, mentre la lista indipendente di Nuova Sanremoconseguì nuovamente un discreto successo facendo eleggere cinque consiglieri. Nel settembre 1984 il Consiglio Comunale elesse quindi sindaco il democristiano Leone Pippione, che varò una Giunta formata dai suoi compagni di partito Guido Goya al Turismo, Bruno Giri all'Urbanistica, Stefano Asseretto alla Floricoltura e Antonio Sindoni al Patrimonio, dal repubblicano Raffaele Canessa, che era anche vice sindaco, ai Lavori pubblici, dal socialista Carlo Conti ai Servizi Sociali, dal socialdemocratico Franco Solerio alla Polizia Urbana e dal liberale Ulderico Sottocasa al Bilancio. Il 27 dicembre 1984, infine, Sanremo venne dichiarata zona sismica dagli esperti ministeriali, che ottennero anche il risultato di bloccare definitivamente il settore edilizio, ormai in piena crisi da diversi anni dopo ilboom degli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel luglio 1986 Pippione diede le dimissioni e venne riconfermato alla carica di sindaco a capo però di una Giunta, che vide l'ingresso del socialista Carlo Conti in qualità di vice sindaco e assessore ai Lavori pubblici, del democristiano Gian Marco Cassini al Turismo al posto di Guido Goya, e dei due democristiani Agostino Carnevale e Andrea Gorlero, mentre i repubblicani passavano all'opposizione. Nell'ottobre del 1987 Pippione si dimise nuovamente e venne poi riconfermato per un terzo mandato che durò fino alle elezioni amministrative del maggio 1989, che videro ancora una volta affermarsi la DC come partito di maggioranza relativa. Nel settembre successivo Pippione assunse per la quarta volta la carica di sindaco, che avrebbe tenuto fino al maggio 1990. Dal maggio del '90 al luglio dello stesso anno fece quindi le funzioni di sindaco Antonio Sindoni, finché non venne eletto sindaco il democristiano Onorato Lanza, che resse l'Amministrazione Comunale per due mandati consecutivi fino all'agosto 1992. Il 13 ottobre 1990 era stato intanto inaugurata la nuova sede del Mercato dei fiori, costituita da una capiente struttura situata in Valle Armea, iniziata a costruire nel 1981 e poi definitivamente terminata nel 1992. Nell'agosto del '92 venne eletto sindaco Raffaele Canessa, che rimase alla guida del Comune fino al maggio 1993 quando il prefetto di Imperia Giuseppe Piccolo sciolse il Consiglio Comunale per «manifesta incapacità», nominando nello stesso tempo quale commissario straordinario Elio Priore, coadiuvato da Elio Landolfi in qualità di sub commissario. Il 21 novembre 1993 si tenne il primo turno delle nuove elezioni amministrative che prevedevano l'elezione diretta del sindaco. Raccolsero il maggior numero di suffragi l'esponente della Lega Nord Davide Oddo e il capolista di Sanremo Insieme Luigi Ivaldi. Al successivo turno di ballottaggio, svoltosi il 5 dicembre '93, Oddo prevalse di misura su Ivaldi, che era appoggiato da tutto lo schieramento di centro-sinistra. Oddo resse l'Amministrazione Civica fino all'aprile 1995, quando, in seguito ad una crisi scoppiata all'interno del Consiglio Comunale, 17 consiglieri su 30 diedero in blocco le dimissioni, inducendo il 12 maggio successivo il presidente della Repubblica Scalfaro a sciogliere il Consiglio Comunale nominando nello stesso tempo commissario straordinario per la gestione provvisoria del Comune di Sanremo Pasquale Gioffré, al quale successe il mese dopo l'ex prefetto di Imperia Giuseppe Piccolo, assistito dal sub commissario Landolfi.

Il 19 novembre 1995 si tenne quindi il primo turno delle elezioni amministrative, che videro andare al ballottaggio il candidato del Polo delle Libertà (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU) Giovenale Bottini e quello del centro-sinistra Andrea Gorlero. Nel successivo ballottaggio del 3 dicembre prevalse con ampio margine Bottini, che varò una Giunta composta in particolare da Giovanni Berrino, in qualità di vice sindaco e assessore al Bilancio, Patrimonio e Finanze, Antonio Bissolotti al Turismo e Manifestazioni, Giuseppe Cugge ai Lavori pubblici, Vincenzo Lanteri alla Sicurezza sociale, Franco Erasmi all'Urbanistica, e Claudio Bagnoli alla Floricoltura e Attività produttive. Tra le varie importanti iniziative assunte dalle amministrazioni comunali nei primi anni Novanta riveste particolare rilievo l'apertura al traffico nel 1994 dell'Aurelia bis nel tratto da Valle Armea al quartiere San Martino, che, poi prolungata fino all'Ospedale Civile nel 1997, avrebbe costituito una valida alternativa all'Aurelia, sempre più congestionata dal traffico veicolare. Gli ultimi anni registrano però anche un avvenimento estremamente luttuoso per la città: l'alluvione del 30 settembre 1998 che provocò una vittima, Maria Lisa Lupi, uccisa da un'ondata di acqua e fango in via Duca degli Abruzzi, e danni ai beni mobili e immobili valutati in centinaia di miliardi di lire. Il 16 aprile 2000 si è infine tenuta una nuova tornata di consultazioni amministrative per l'elezione del sindaco e il rinnovo del Consiglio Comunale. Le elezioni si sono risolte con una schiacciante vittoria del sindaco uscente Giovenale Bottini a capo di una coalizione di centrodestra, formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e Lega Nord, che si è imposto con il 71,7% dei suffragi contro il 14,5 della candidata dei DS, SDI, Rifondazione comunista e Comunisti italiani Stefania Russo, il 12,3 di Daniela Cassini, appoggiata da Democratici, PPI, Verdi e dalla Lista civicaSanremo Insieme, e l'1,5% della candidata di Alleanza monarchica Rosella Amoroso. La nuova Giunta è risultata quindi composta dai riconfermati Berrino, che ha mantenuto anche l'incarico di vicesindaco, al Bilancio e Tributi, Bissolotti al Turismo, Lanteri alle Politiche sociali e Bagnoli allo Sviluppo economico, e dai nuovi assessori Giorgio Silvano ai Lavori pubblici, Mario Ferrandini all'Urbanistica, Franco Solerio al Personale, Antonio Sindoni al Patrimonio e Servizi demografici, Carlo Alberto Nebbia Colomba alla Qualità della vita e Marco Lupi alla Difesa del suolo, Riassetto idrogeologico e Rapporti con organi del decentramento e frazioni. Alle soglie del terzo millennio la città appariva in ripresa e guardava al futuro con ottimismo, fiduciosa nelle sue indiscusse potenzialità di centro turistico all'avanguardia in grado di affrontare in modo adeguato le impegnative sfide della nuova era tecnologica e multietnica".

Elenco dei 13 commissari, che si alternano alla direzione aziendale sino al 2001.

Dr. Umberto Lucchese 1 luglio 1992

Dr. Erminia Rosa Cesari sub 1-4-93

Dr. Armando Levante 23 settembre 1993

Dr. Francesco Paolo Di Bari 1 novembre 1993

Dr Filippo Fiorello 24 ottobre 1994

Biagio De Girolamo 10 aprile 1997

Dr Umberto Calandrella 15 maggio 1997

Dr. Nicoletta Frediani sub 28-7-97

Dr. Camillo Andreana sub 4-9-97

Dr Camillo Andreana 15 maggio 1998

Dr Claudio Sammartino sub 10-11-99

Dr Carmelo Monsignore 10 novembre 1999

Dr. Cosimo Macrì 2 gennaio 2001

Il 18 settembre 2001 il Comune di Sanremo (80%) la Provincia di Imperia (20%), costituirono “Casinò Spa” finalizzata alla gestione della casa da gioco.

Il 1 dicembre 2001 avviene il cambio di consegne tra il commissario Cosimo Macrì e l’Amministratore Delegato Fermo Martinelli.

Per il Casinò di Sanremo inizia una nuova era. Viene superata la gestione commissariale che si protraeva ininterrottamente dal 1992 (evidente il coinvolgimento mafioso della famiglia Santapaola, interessata alla casa da gioco più che per i guadagni, soprattutto per il riciclaggio di denaro sporcotorio) e la gestione è passa ad una più trasparente società di diritto privato, ma con capitale pubblico.

Attualmente Casinò Spa ha quale unico socio il Comune di Sanremo (100%). La corretta denominazione risulta pertanto la seguente: Casino Spa Socio Unico.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Film girati nel Casinò di Sanremo[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Liguria, p. 541
  2. ^ Achille Pennellatore, Piero Anfossi, Corrado Bozzano, Enrico Nigrelli, Stefano Alfano, Polvere di STEL - 70 anni di trasporto pubblico a Sanremo e dintorni, Volumi 1 e 2, Nuova Editrice Genovese, Genova, 2007. ISBN 978-88-88963-19-8

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Liguria, Touring Club Italiano, Milano 1982.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]