Campo di prigionia di Servigliano

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Il campo di prigionia di Servigliano venne realizzato nel 1915 per i prigionieri di guerra austriaci durante la Grande Guerra. In seguito all'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, il governo fascista lo usò come campo di prigionia militare (gennaio 1941-settembre 1943). Dopo l'8 settembre, la Repubblica Sociale Italiana insieme agli occupanti tedeschi ne fece poi un campo di concentramento e transito provinciale, per radunarvi civili stranieri ed ebrei in attesa di deportazione (ottobre 1943-giugno 1944).

Nel secondo dopoguerra il campo di prigionia fu riconvertito in un campo profughi per gli italiani provenienti dall'Istria, dalla Libia e dall'Etiopia. Cessò di funzionare nel 1955 e negli anni 1970 fu definitivamente smantellato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1915, durante la prima guerra mondiale fu costruito alla periferia di Servigliano, lungo la ferrovia che attraversava la valle del Tenna da Porto San Giorgio ad Amandola, un grande Campo prigionieri di guerra. Era costituito da una quarantina di baracche di legno e muratura, circondate da un alto muro di cinta, fuori del quale si trovavano le casette in murature per l'alloggio delle guardie. La struttura poteva contenere quasi 4.000 prigionieri. Nel 1918. finita la guerra, con il rimpatrio dei prigionieri, il campo venne chiuso.

Nel 1935 una parte del campo fu smantellata e ceduta al Comune per la costruzione di un campo sportivo, parte venne adibita a deposito di armi.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale le baracche ancora esistenti vennero riattivate e dal 5 gennaio 1941 venne aperto come campo di prigionia di guerra, dapprima circa 2000 greci (dal febbraio al dicembre 1941) e quindi (a partire dal febbraio 1942) circa 2000 tra inglesi e americani. Il 14 settembre 1943, pochi giorni dopo l'armistizio, i prigionieri fuggirono alla notizia dell'imminente arrivo delle truppe tedesche approfittando della confusione, attraverso un foro praticato sul muro di cinta e si dispersero nelle campagne circostanti, riversandosi nella vallata del Tenna e ricevendo accoglienza e solidarietà da parte della gente comune, in modo particolare dei contadini. Tra il 3 e il 5 ottobre il campo fu occupato dalle truppe tedesche.

Già il 30 ottobre 1943 tuttavia il campo fu riattivato dalle autorità fasciste come campo di concentramento per internare ebrei presenti nella zona. Quando alla fine di novembre, il governo della Repubblica Sociale Italiana promosse l'istituzione di una rete di campi di concentramento provinciali per gli ebrei catturati nei rastrellamenti, il campo di Servigliano fu scelto come luogo di detenzione per le province di Ascoli Piceno e Frosinone. Decine di internati furono trasferiti da Servigliano al Campo di Fossoli e da lì ai Campi di sterminio in Germania. La gestione continuò ad essere affidata a personale di polizia italiano sotto la responsabilità del Ministero dell'Interno della Repubblica Sociale Italiana. Ai circa 60 ebrei internati si aggiunsero nel febbraio 1944 circa 300 maltesi-tripolini.

Nella notte del 24 marzo 1944 un gruppo di partigiani irruppe nel campo per liberare i prigionieri ebrei. La maggior parte di essi tuttavia non evasero nell'incertezza di poter trovare un luogo sicuro di rifugio fuori del campo. Il 3 maggio invece, approfittando di un bombardamento del campo ed alla notizia dell'imminente arrivo dei tedeschi, quasi tutti gli ebrei presenti fuggirono dal campo. I tedeschi, arrivati la mattina successiva, furono in grado di catturare e deportare un gruppo di 34 persone mentre altre 30 si salvarono nascoste da alcune famiglie del luogo.

Passato il pericolo molti ebrei, di fronte alla difficoltà di reperire vitto e alloggio, rientrarono nel campo. il 29 maggio 1944 vi giunse un altro gruppo di 60 ebrei provenienti dal campo di internamento di Corropoli (Teramo). Nella notte tra il 7 e 8 giugno i gappisti della banda "Filipponi" guidati da Dario Rossetti[1], irruppero nel campo ordinandone l'immediata e completa evacuazione. Il 14 giugno ebbe inizio il passaggio per il paese delle truppe tedesche in ritirata. Il 16 giugno soldati tedeschi uccisero un profugo ebreo, scovato nascosto in un casolare a poca distanza dal paese, il 19 giugno 1944 Servigliano fu libera.

Dopo la Liberazione, il 22 giugno, il campo fu rioccupato dai maltesi-tripolini che il mese successivo, il 17 luglio 1944, potranno finalmente imbarcarsi a Bari e rientrare a Tripoli.

Secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Il campo venne trasformato in Centro Raccolta Profughi. Cominciarono ad affluire profughi dall'area giuliano – dalmata, dalle ex-colonie italiane in Africa (Libia ed Etiopia) e dall'Albania. Saranno circa 50 mila fino al 1955, quando il Campo verrà definitivamente chiuso.

Il campo oggi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 1955 il campo rimase in completo abbandono. Negli anni Settanta, le baracche, ormai fatiscenti, vennero abbattute e nell'area il Comune vi costruì un centro polisportivo. Al di fuori di qualche rudere, del campo non resta oggi praticamente altro che l'imponente muro di cinta perimetrale e qualche casetta di quelle che all'esterno ospitavano le guardie, oggi adattate a civile abitazione. Nel 2001 iniziò il lento e sistematico lavoro dell'Associazione Casa della Memoria, fondata a Servigliano con l'obiettivo di recuperare la memoria e la storia del Campo nelle sue diverse articolazioni. Da allora sono stati promossi incontri, con storici e realtà memorialistiche sia italiane che europee.

Sul muro di una casermetta all'ingresso del campo, sono state apposte tre lapidi. La prima fu posta dai prigionieri inglesi e americani fuggiti dal campo dopo l'8 settembre 1943, come gesto di gratitudine per l'accoglienza che la popolazione civile della Valle del Tenna riservò loro. La seconda venne posta dell'Associazione Casa della Memoria nel 2003 per ricordare gli ebrei internati e deportati ad Auschwitz. La terza lapide, sempre a cura dell'Associazione Casa della Memoria, è stata posta nel 2005, per ricordare i 50 anni dalla chiusura del Centro Raccolta Profughi.

Nel 1989 è nata la fondazione Monte San Martino Trust ad opera di J. Keith Killby, prigioniero di guerra nel campo e di altri veterani della seconda guerra mondiale. La fondazione conferisce borse di studio per corsi di lingua inglese ad italiani, dai 18 ad i 25 anni, in segno di riconoscimento per il coraggio ed il sacrificio della gente di campagna italiana che salvò migliaia di prigionieri di guerra alleati in fuga dopo l'armistizio del 1943.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Severini, Le storie degli altri, Codex, Milano 2008, p. 80.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]