Cairina moschata

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Anatra muschiata
Muscovy-duck-2.jpg
Cairina moschata
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Anseriformes
Famiglia Anatidae
Sottofamiglia Anatinae
Tribù Cairinini
Genere Cairina
Specie C. moschata
Nomenclatura binomiale
Cairina moschata
(Linnaeus, 1758)
Nomi comuni

Anatra muschiata, anatra muta

L'anatra muschiata o anatra muta (Cairina moschata) è un uccello facente parte della famiglia degli Anatidi.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La specie presenta un dimorfismo sessuale piuttosto spinto. Le dimensioni variano a seconda del sesso: i maschi misurano in media 86 cm di lunghezza e pesano 5–6 kg, mentre le femmine in media 64 cm in lunghezza e pesano intorno i 3 kg. Depongono un numero variabile da 8 a 16 uova, dopo di che se le uova sono rimaste nel nido iniziano la cova. L'anatra muta come tutte le anatre è fortemente attratta dall'acqua e adattata ad un habitat umido e per ragioni metaboliche come tutte le anatre è dipendente da un'elevata disponibilità di acqua da bere; ciò nonostante si adatta abbastanza bene all'assenza di pozze e stagni[senza fonte]. Le ghiandole dell'uropigio sono meno sviluppate rispetto alle altre anatre e il loro piumaggio di conseguenza è meno untuoso e più soggetto ad assorbire umidità, soprattutto le penne remiganti e timoniere.

Anche il piumino sottopiuma è meno spesso e fitto.

Diversamente dalle anatre derivate dal germano reale non è particolarmente soggetta a cheratiti o altri stati morbosi oculari anche se privata della possibilità di immergere la testa nell'acqua.

Nel complesso questo quadro sembra rispecchiare un adattamento ai climi caldi delle zone subtropicali del continente sud americano delle quali la specie è originaria.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

L'areale di diffusione allo stato selvatico è stato originariamente il Continente sudamericano, dal Paraguay fino alle Guiane. Attualmente si segnalano sporadicamente popolazioni ferali derivate da anatre domestiche rinselvatichite, in Florida e altrove. Raggiunsero l'Europa nel XVI secolo a seguito della scoperta del continente americano.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Fisicamente si presenta come una grossa anatra tozza con zampe robuste e artigli grifagni, utili per una certa predisposizione ad abitudini arboricole. Il piumaggiodifferisce tra la selvatica e la domestica; verde-bronzeo con inserti bianchi nelle ali per quanto riguarda l'animale selvatico, è divenuto inizialmente o completamente bianco, completamente nero o pezzato nella forma domestica a cui si è aggiunta in seguito un'ampia gamma di colorazioni e sfumature diverse. Negli allevamenti industriali e domestici sono diffuse soprattutto varietà a piuma completamente bianca o grigio-barrato in quanto la scarsa visibilità delle radici delle piume nella pelle conferisce alla carcassa un aspetto più gradito ai consumatori.

Non sono disponibili dati sulle dimensioni delle varietà ancestrali, ma per analogia a quanto accertato per le anatre europee, è ragionevole supporre che in natura le dimensioni siano considerevolmente ridotte rispetto alle anatre allevate in cattività. Una tale ipotesi troverebbe un parziale riscontro nel persistente riemergere di soggetti considerati come "affetti da nanismo" con esemplari di peso inferiore ai 2 kg.

A differenza delle anatre comuni intorno all'occhio e sulle guance sono presenti, soprattutto nel maschio, abbondanti caruncole di colore variabile dal nero al rosso a formare una sorta di maschera.

L'appellativo popolare di "anatra muta" è comprensibile soltanto se si pensa che le sole anatre conosciute in Europa prima della sua diffusione erano esclusivamente le anatre discendenti dal germano reale. Le femmine di queste anatre, ancor più nelle forme domestiche, sono chiassosissime; l'anatra cosiddetta muta all'orecchio dei primi osservatori può davvero essere sembrata appunto, muta nonostante essa produca una ricca gamma di segnali vocali a bassa intensità sonora alternati a sibili simili ad espirazioni.

Il becco si presenta di colore variabile secondo la livrea, dal nero fino al rosato o anche rosso. Le zampe palmate, giallo-arancione oppure nere, anche nella forma domestica specie nella fase giovanile presentano unghie uncinate piuttosto taglienti.

La coda agitata in modi diversi aggiunge ulteriori segnali espressivi circa lo stato d'animo dell'animale. Il maschio emette delle espirazioni gutturali; all'occasione la femmina, altrimenti piuttosto sommessa nelle sue emissioni vocali, produce dei suoni simili a dei brevissimi fischi destinati al richiamo degli anatroccoli o ad avvertire della propria irritazione. Tuttavia, quando spaventata improvvisamente la femmina produce un suono molto simile a quello della sua omologa europea nello stesso stato di allarme (una specie di quack-quack). Succede spesso di vedere qualche esemplare di anatra muta librato in volo; si tratta in special modo degli esemplari di peso più ridotto e di sesso femminile. In definitiva è un'ottima volatrice e tuttavia preferisce spostarsi lentamente sul terreno o sull'acqua.

Nonostante la ancestrale addomesticazione (gli indigeni del sudamerica la allevavano già in epoca pre-colombiana) e i decenni di allevamento industriale, conserva intatta una intensa attitudine alla cova.

Tuttavia, negli allevamenti semi-bradi, le linee razziali oggi disponibili sembrerebbero non garantire un'altrettanto spiccata abilità nella cura della prole, almeno alle nostre latitudini, forse a causa delle differenze sostanziali rispetto all'habitat naturale e delle modificazioni somatiche presumibilmente intervenute con l'addomesticazione.

L'ambiente d'origine è caldo umido lungo tutto l'arco dell'anno caratterizzato perlopiù dalla disponibilità di grande bio-massa e forme di vita animale minuta, ciò che offre abbondante nutrimento altamente proteico e accessibile alle anatre fin dai primi stadi di vita.

È difficile dedurre se questa difficoltà di cura della prole dipenda dalla incompleta acclimatazione e dai fattori suaccennati o dal fatto che la pressione selettiva degli ultimi decenni si è spostata dalle linee rustiche particolarmente agguerrite in favore di animali poco aggressivi più facilmente trattabili ma magari più intensamente produttivi. Inoltre anche negli allevamenti rurali storicamente è stata ampiamente adottata la pratica di affidare la cura della prole a madri surrogate, come per esempio le tacchine.

Sta di fatto che la prole lasciata alle madri naturali appartenenti a ceppi di allevamento attuali, in condizioni semi-brade con limitato apporto di integrazione alimentare, soffre perdite amplissime. Nelle stagioni fresche o peggio ancora fredde, la mortalità sfiora e a volte raggiunge il 100%. Nella stagione calda le perdite si aggirano sul 50%, e questo è ancora da ritenersi un buon risultato.

Risultati migliori si hanno soltanto se madri e figli sono confinati in spazi controllati, se viene loro messo a disposizione un mangime particolarmente proteico che possa sostenere l'elevato ritmo di sviluppo corporeo cui i piccoli sono predisposti e infine se è adottata una pratica di contrasto ai predatori, con particolare attenzione rivolta ugualmente verso i gatti e ai ratti.

I ratti, ma allo stesso modo e anche di più i gatti, infliggono le maggiori perdite a causa della facilità di cattura che caratterizza le piccole anatre in condizioni di assenza di ambiente acquatico.

Solo gli anatroccoli che raggiungono la mole dei 500 grammi di peso possono considerarsi relativamente fuori portata di gatti e ratti.

In un allevamento rurale in semi libertà nelle condizioni sopra dette, la gestione della prole da parte delle madri è quasi sempre disastrosa: già nel nido i furti di uova ad opera dei predatori sono piuttosto frequenti e mal contrastati dalle madri, cosa per esempio piuttosto infrequente fra galline e tacchine nelle stesse condizioni. Una volta nati, poi, i piccoli non possono contare che su una limitata offerta di riscaldamento e protezione notturna. La madre, pur molto e affettuosa, non accoglie la covata sotto il suo grembo e si limita a rimanere in piedi consentendo ai pulcini soltanto un parziale riscaldamento di testa e collo; di giorno invece alcune mamme anatra tendono a stare incessantemente in marcia costringendo le neonate a vere maratone. Sono anche balie piuttosto distratte, benché apprensive. A questo si deve aggiungere una certa tendenza dei piccoli a pascolare allontanandosi dalla madre.

Il risultato è il genere di perdite descritte sopra. Il fatto che di notte gli anatroccoli siano semplicemente raccolti a grappolo intorno al corpo della madre e non invece coperti li rende particolarmente soggetti agli attacchi notturni da parte dei ratti, che producono grandi perdite. Ratti e gatti come detto tuttavia non sono i soli predatori, la cui lista deve includere altri predatori diurni e notturni ivi compresi gli uccelli rapaci.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

L'anatra muta si ciba dei vegetali più disparati, incluse foglie d'albero anche fradice, piccoli insetti, molluschi e vermi che caccia attivamente negli stagni, nelle paludi o fra la vegetazione disponibile. Gli scarti di cucina specie frutta e verdura sono un'ottima integrazione della dieta. Da evitare il comune mangime per galline soprattutto quando medicato con coccidiostatici, tossici per il metabolismo e la funzionalità renale degli anatidi in generale; si rende necessario utilizzare un mangime appositamente studiato per la selvaggina, maggiormente proteico e non medicato.

Utilizzo in omeopatia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'anatra muschiata si ricava l'Anas Barbariae Hepatis et Cordis Extractum (estratto da fegato e cuore dell'animale), sostanza utilizzata come principio attivo nella formulazione dell'Oscillococcinum e dell'Anas Coccinum, popolari rimedi omeopatici che si presume, ma senza rilievi scientifici, possano prevenire o curare l'influenza.[senza fonte]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) BirdLife International 2004, Cairina moschata, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2016.2, IUCN, 2016.
  • Donkin, R. A. (1989): Muscovy Duck, Cairina moschata domestica: Origins, Dispersal, and Associated Aspects of the Geography of Domestication. A.A. Balkema Publishers, B.R. Rotterdam.
  • Hilty, Steven L. (2003): Birds of Venezuela. Christopher Helm, London. ISBN 0-7136-6418-5
  • Johnson, Kevin P. & Sorenson, Michael D. (1999): Phylogeny and biogeography of dabbling ducks (genus Anas): a comparison of molecular and morphological evidence. Auk 116(3): 792–805. PDF fulltext
  • Stiles, F. Gary & Skutch, Alexander Frank (1989): A guide to the birds of Costa Rica. Comistock, Ithaca. ISBN 0-8014-9600-4

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Cairina moschata, in Avibase - il database degli uccelli nel mondo, Bird Studies Canada.
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