Bruno Taut

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Bruno Taut (Königsberg, 4 maggio 1880Istanbul, 24 dicembre 1938) è stato un architetto tedesco. Può essere annoverato tra i grandi architetti della prima metà del Novecento.[senza fonte]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fratello di Max Taut, anche lui architetto, si formò lavorando prima con Bruno Möhring e poi con Theodor Fischer fino al 1909, anno in cui iniziò una propria attività professionale. Nel 1912 vinse il concorso per il padiglione della Deutschen Stahlwerksverband a Lipsia ottenendo un grande successo. Del 1914 è invece il padiglione noto come Glaspavillon, (il padiglione per l’industria vetraria al Werkbund di Colonia) che ebbe una ancora maggiore risonanza. Nel 1918 divenne direttore della Arbeitsrat für Kunst e fondò la rivista “Frühlicht”.

Dal 1921 al 1924 fu impegnato come Stadtbaurat a Magdeburgo progettando alloggi popolari oltre ad intraprendere iniziative quali la "Magdeburgo colorata", operazione di rinnovamento urbano che sfruttava la ricoloritura delle facciate, affidandole ad artisti. Dal 1924 al 1932 fu impegnato, quale direttore dei programmi residenziali della GEHAG a Berlino, portando a termine grandi quartieri satelliti - Siedlung - (costruirà qualcosa come 20.000 alloggi).

Nel 1931 divenne professore alla università tecnica di Berlino. Nel 1932 compì un soggiorno a Mosca. Tornato in Germania, inizia un esilio, dovuto all’ascesa di Hitler a seguito della quale entra nelle liste dei ricercati politici, che lo porta prima in Giappone, dal 1933 al 1936, e dopo, dal '36 al '38 in Turchia. In quest'ultimo periodo fu poco operativo, produsse, però, una notevole ricerca e formazione nei paesi che lo ricevono. Nel 1938 si spegne, all’età di 58 anni, ad Istanbul. Oltre ad una attività professionale tra le più intense Bruno Taut è anche autore di una grande produzione teorica, sviluppata durante l’intera carriera, testimoniata da ampi riconoscimenti, che gli valsero anche la cattedra universitaria, e da una vasta quantità di libri ed articoli.

L'architetto[modifica | modifica sorgente]

Il Glaspavillon (Padiglione di vetro) di Bruno Taut, 1914

La potica di Bruno Taut si sviluppa in due principali fasi. La prima si iscrive nel fenomeno dell'Espressionismo tedesco, interpretandone il lato architettonico nella maniera forse più pregnante. Il Glaspavillon sembra essere diretto riscontro dell'utopica Glasarkitektur di Paul Scheerbart, visioni che fondono una idea del futuro fondato sulla rivoluzione industriale, di cui il vetro è preso ad elemento emblematico, con un approccio mistico tardoromantico. Il suo libro più celebre di questo periodo, la Alpine Architektur (1917), prospetta infatti l'idea di una architettura fantastica, trasparente ed utopistica nella cornice alpina, sviluppando nella natura quello che l'architetto Wassili Luckhardt sviluppa per la città (La Torre della Gioia). In questa fase, Taut è attivo anche a livello teorico, con la creazione del concetto di Stadtkronen città corone intese come simbolo culmine dell'identità civica.

Nel primo dopoguerra, con nuovi e vasti incarichi, la poetica di Taut prende un'altra direzione, allineandosi al Funzionalismo. Taut sentì presto l'esigenza di una architettura che accogliesse pienamente le istanze della vita contemporanea. Tuttavia egli non partecipò ai CIAM e, di fatto, non aderì mai alle espressioni più estreme del Movimento Moderno, dichiarando, in certi casi, la sua aperta critica. Il suo approccio al funzionalismo fu assoluto nella presa di coscienza della vita contemporanea ma moderato nell'uso del linguaggio, che accoglieva elementi della tradizione. Si potrebbe affermare che Taut incarni il paradosso di un architetto pienamente funzionalista ma non moderno. Infine, un breve cenno merita l'interesse che questo architetto ebbe per il colore in architettura, non solo con la succitata operazione magdeburghese, ma soprattutto applicando egli stesso una colorazione dei suoi edifici, con un originale risultato di controllo e, a volte, smaterializzazione dei volumi.

Edifici significativi[modifica | modifica sorgente]

Edificio detto ferro di cavallo nel quartiere "Hufeisensiedlung", Berlino, 1925
Complesso residenziale “Carl Legien”, Berlin-Prenzlauer Berg, 1929/30

Testi dell’autore[modifica | modifica sorgente]

  • Alpine Architektur, Hagen, 1918 (tr. it. La via all'architettura alpina - La dissoluzione delle città - La terra una buona abitazione, Faenza, 1976).
  • Die Stadt-korone, 1919 (tr. it. La corona della città, con saggio introduttivo di Ludovico Quaroni, Milano, 1973.
  • Bauen. der neue Wohnbau, Berlino, 1927 (tr. it. Costruire : la nuova edilizia abitativa, saggio introduttivo di Franco Borsi, Bologna, 1973).
  • Ein Wohnhaus, Stoccarda,1927 (tr. it. Una casa di abitazione, a cura di Gian Domenico Salotti, Milano, 1991).
  • Die neue Baukunst in Europa und America, Stoccarda-Londra, 1929.
  • Die neue Wohnung ; Die Frau als Schoepferin, Lipsia, 1924 (tr. it. La nuova abitazione: la donna come creatrice, con introduzione di Paolo Portoghesi, Roma, 1986).
  • Modern architecture, Londra, New York,1929.
  • Fundamentals of japanese architecture, Tokyo, 1936.
  • Houses and people of Japan, Tokyo, 1937.

Bibliografia essenziale[modifica | modifica sorgente]

  • Loredana Capaccioli, Bruno Taut. Visione e progetto, Roma, 1981.
  • Giacomo Ricci, La cattedrale del futuro. Bruno Taut 1914 - 1921, Officina, Roma, 1982.
  • Domenico G. Salotti, Bruno Taut. La figura e l'opera , Parma, 1990.
  • Domenico G. Salotti, Manfredo A.Manfredini, Bruno Taut der Weltbaumeister. L'interno e la rappresentazione nelle ricerche verso un'architettura di vetro, Parma, 1998.
  • Kurt Junghanns, Bruno Taut : 1880-1938, Milano, 1978c (tit. or. Bruno Taut 1880 - 1938. Architektur und sozialer Gedanke, Lipsia, 1998).
  • Winfried Nerdinger e Kristiana Hartmann, Matthias Schirren, Manfred Speidel, Bruno Taut : 1880-1938, Milano, 2001 (tit. or. Bruno Taut 1880 - 1938. Architektur zwischen Tradition und Avantgarde, Monaco di Baviera, 2001).
  • Andrea Campioli, "Colore e laterizio-Bruno Taut a Berlino", in Costruire in laterizio 60, 1997 articolo in pdf
  • Bruno Taut, La dissoluzione delle città, (a cura di Giacomo Ricci), pubblicazione in pdf apparsa in "Archigrafica - live architecture on the web", 2008.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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