Bruno Battaglia

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Bruno Battaglia (Catania, 18 gennaio 1923Padova, 17 giugno 2011) è stato un biologo italiano, è stato un biologo evoluzionista, docente emerito di Genetica della facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'Università di Padova. Cofondatore della prima base scientifica italiana in Antartide e socio nazionale dell'Accademia dei Lincei. Socio dell'Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti.

Biografia e carriera[modifica | modifica wikitesto]

Bruno Battaglia ha conseguito la laurea nel 1944 in Scienze Naturali a Catania e inizia la sua carriera di insegnante presso prima al liceo di Canicattì ma sarà un incarico breve perché presto decide di trasferirsi a Merano.[1]

È a Merano che conosce e sposa Laura Tomezzoli che sarà la compagna della sua vita.

Battaglia era molto interessato alla carriera di ricercatore e con l'aiuto della moglie riesce a contattare la Stazione Zoologica di Napoli: lascerà così la tranquillità del lavoro sicuro di insegnante di liceo per diventare assistente precario alla Stazione Zoologica e assistente volontario alla cattedra di Genetica dell'Università di Napoli.[2]

La vita a Napoli è difficile perché sono ancora vive le ferite della guerra ma, in compenso, l'attività alla Stazione Zoologica è straordinaria poiché in quel periodo vi operano coloro che diverranno i protagonisti della Biologia italiana: Giuseppe Montalenti, Alberto Monroy, Francesco Ghiretti e Pietro Omodeo.

Fu Giuseppe Montalenti ad indirizzarlo alla genetica evoluzionistica consigliandogli la lettura di Genetics and the origins of the Species di Th. Dobzhansky, e questo restò l’ambito dei suoi studi e della sua ricerca per tutta la vita.

Al di fuori dell'ambiente scientifico, ha formato la sua impostazione liberale frequentando il salotto di Benedetto Croce[3]

Bruno Battaglia si trasferisce a Padova nel 1953 in qualità di assistente di Umberto D’Ancona, titolare della Cattedra di Zoologia.

Continua la ricerca nel laboratorio dell’Istituto e inizia le ricerche su un crostaceo, Tisbe reticulata, che era possibile allevare e far riprodurre in laboratorio.

È un progetto innovativo poiché poteva approfondire le ricerche su questo organismo applicando le medesime ricerche di genetica che in precedenza erano state fatte sulla Drosophila melanogaste, il moscerino della frutta.

Battaglia presenta i risultati delle sue ricerche al nono Congresso Internazionale di Genetica ottenendo ampi riconoscimenti anche da Theodosius Dobzhansky e da Ernst Mayr; si aprono, così, per lui nuovi possibili ambiti di ricerca all'estero che lo terrano lontano dall'Italia fino al 1958.

Battaglia, infatti, parte per il Brasile, dove partecipa ad una missione naturalistica internazionale nella foresta amazzonica continua le sue ricerche sulle popolazioni di Drosophila. In seguito si trasferisce alla Columbia University, sotto la supervisione di Dobzhansky, lavorando con Dick Lewontin e Francisco Ajala.

Rientra in Italia nel 1958 per sostenere l’esame di libera docenza in Zoologia ed in Biologia Generale e nel 1962 fa parte dei primi tre classificati nel concorso di libera docenza in Biologia marina.

Nel 1964 succede al prof. D'Ancona sulla cattedra di Zoologia e docente del corso di Genetica. Quando la Genetica assume un'importanza rilevante, Battaglia lascia la cattedra di Zoologia e accetta la cattedra di Genetica che conserverà fino al pensionamento nel 1998.[4] Battaglia è stato autore di circa 250 pubblicazioni riguardanti la genetica ecologica e evoluzionistica in organismi marini e lagunari molto citate in pubblicazioni internazionali. Molti sono stati i riconiscimenti attribuitigli fra i quali troviamo la Medaglia d'oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte, la Laurea honoris causa dell'Università di Atene, e il Premio Italgas per la Ricerca e l'Innovazione. È stato membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei, dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti e dell'Accademia Galileiana

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Commemorazione del prof. Bruno Battaglia, su istitutoveneto.it.
  2. ^ Idem, pag 112
  3. ^ Idem, pag 113
  4. ^ Idem, pag 114

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN91248628 · SBN: IT\ICCU\VEAV\012322 · BNF: (FRcb134874492 (data)
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