Jeans

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Un paio di jeans

Il termine jeans (o blue jeans) designa propriamente i pantaloni con i caratteristici rivetti di rame o di metallo con il bottone centrale di metallo e taglio a 5 tasche, di cui le posteriori cucite sopra la stoffa del corpo dei pantaloni con l'etichetta detta salpa inserita nella parte posteriore in alto a destra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La primogenitura in fatto di fabbricazione dei jeans viene ricondotta, storicamente ma in maniera non sempre univoca, alla città di Genova o al Genovesato in genere, in virtù della grande tradizione tessile che fin dal Medioevo ha costituito un'importante voce nelle esportazioni liguri di manufatti (come velluti di Zoagli e damaschi di Lorsica) realizzati su materie prime locali oppure importate: tessuti di lana, di seta, di lino, di cotone o di fustagno. “La parola Fustagno, nel Medioevo, designava un tessuto di cotone mischiato a lana oppure a lino; con il passare degli anni si definì sempre meglio la sua struttura con trama di cotone e ordito di lino, anche se va ricordato come ogni città seguisse regole particolari e come, proprio per le caratteristiche peculiari di ciascun centro, i fustagni fossero abitualmente indicati con il nome della città di provenienza.” (Marzia Cataldi Gallo, Passione in blu, I teli con storie della Passione del XVI secolo a Genova, De Ferrari, 2008 ISBN 9788871729480, p. 72).

Un vestito tradizionale femminile genovese in "jeans" della fine del XIX secolo

Già nel XV secolo la città di Chieri (Torino) produceva un tipo di fustagno di colore blu che veniva esportato attraverso il porto antico di Genova, dove questo tipo di "tessuto blu" era usato per confezionare i sacchi per le vele delle navi e per coprire le merci nel porto. Il termine inglese blue-jeans infatti si pensa che derivi direttamente dalla frase bleu de Gênes ovvero blu di Genova in lingua francese.

Secondo altre versioni i pratici e resistenti "calzoni da lavoro" erano in tempi remoti cuciti con tela di Nîmes (de nimes e poi denim) di color indaco ed erano indossati dai marinai genovesi. Nîmes era la concorrente diretta di Chieri nella produzione di questo tessuto.

In ogni caso sembra certo che la trasformazione da pezzi di tela a indumento avvenne proprio nella città di Genova. Sull'origine genovese del jeans si veda  Marzia Cataldi Gallo, Jeans per caso, in Jeans! Le origini, il mito americano, il made in Italy, catalogo della mostra (Prato, Museo del Tessuto), Firenze, 2005, pp. 15–25.

Un altro antesignano del tessuto denim viene identificato nel bordatto ligure, una tela particolarmente resistente che veniva prodotta nei secoli scorsi per confezionare abiti da lavoro.

Il termine di lingua inglese jeans è utilizzato fin dal 1567;[1] fu infatti nel XVI secolo che dal porto genovese iniziò la grande esportazione di questo materiale. Il fustagno genovese, di qualità media e a prezzi accessibili, tinto con indaco, si era imposto in Europa e in particolare tra i mercanti inglesi, insieme al fustagno di Ulma in Germania.

Nel 1853, in seguito alla scoperta dell'oro in California, Levi Strauss aprì a San Francisco un negozio per vendere oggetti utili a lavoratori e "cercatori d'oro". Comprò anche dei tessuti per le tende che poi utilizzò per fabbricare dei grembiuli da lavoro. Questi ultimi inizialmente erano poco resistenti e scomodi. Strauss provò a migliorarne le qualità utilizzando il denim, un tessuto resistente, pesante e di colore blu. Uno dei suoi clienti, un sarto di nome Jacob Davis, anch'egli fabbricatore di vestiti con il denim si unì a lui e presto (precisamente il 20 maggio 1873) Strauss e Davis idearono il primo vestito: nacque il jeans denim.

Giuseppe Garibaldi, che già era stato un marinaio nella Superba, durante lo sbarco dei mille a Marsala indossò come molti dei suoi garibaldini un paio di "genovesi", oggi conservati a Roma presso il Museo centrale del Risorgimento all'interno del Vittoriano.

Alla fine degli anni settanta del XX secolo, con la diffusione su scala planetaria del fenomeno del consumismo, e la conseguente possibilità per molti di concedersi il superfluo, si sono moltiplicate le varianti di questo indumento: al taglio "a campana" (detto anche "zampa di elefante") passato quasi in disuso per lustri (e timidamente tornato negli anni '90) si sono aggiunti il taglio a tubo o sigaretta, il taglio attillato, versioni a cavallo alto e a cavallo basso, e per quanto riguarda i colori oltre a modelli già scoloriti (per sfruttare la moda che li preferiva scoloriti) e di varie tonalità, se ne sono prodotti di tutti gli svariati colori e con i più svariati tessuti.

Dall'inizio degli anni novanta sono di moda anche le versioni "vissute" del tessuto: "delavé", bucherellati, strappati, spesso molto più costosi che nella forma semplice. Inoltre ci sono state varianti del taglio: il taschino piccolo a volte a sinistra anziché a destra, le tasche dietro in alcuni modelli si sono espanse, sono comparse chiusure lampo anche nelle tasche, e si sono prodotti anche modelli con taglio ibrido (con le tasche posteriori da pantalone classico).

Nel capoluogo ligure, a ricordo della nascita del tessuto, nel novembre 2004 è stato realizzato un pantalone "blu di Genova" di dimensioni da Guinness dei primati, alto 18 metri, confezionato con seicento paia di vecchi jeans ed issato su un'alta gru del porto antico di Genova; è stato disegnato dagli studenti del Liceo Artistico "Nicolò Barabino" e realizzato dagli studenti dell'Istituto Professionale "Duchessa di Galliera".

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il fatto che il taglio tipico del jeans a 5 tasche sia stato realizzato largamente ed abbia avuto successo con il tessuto denim, ha portato alla confusione dei concetti: il termine denim indica il tessuto, e non necessariamente di colore blu; il termine Jeans identifica il taglio dei pantaloni, a prescindere dal tessuto impiegato (ve ne sono perfino in pelle).

Il denim ha un'armatura di saia da tre, è realizzato in filato di cotone, la trama è di colore bianco o écru e l'ordito di colore blu. Prima dell'introduzione dei coloranti chimici, il colore blu veniva ricavato dalla pianta isathis tinctoria (conosciuta volgarmente con il nome di "guado") o dalla pianta indigofera tinctoria, l'indaco. Esso, tecnicamente, è molto simile al fustagno, di cui è probabilmente una derivazione.[2]

Jeans non denim[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre i jeans in denim indossati principalmente dai più giovani sono considerati adatti per un uso sportivo ed informale e non per certi usi e circostanze. Per le persone che pur indossando pantaloni di tessuto più pregiato non vogliono rinunciare al comfort e alla resistenza dei jeans essendo così liberi nei movimenti senza il rischio di strappi sono stati creati jeans in tessuto non denim. Essi sono indossati specialmente dalle persone più adulte, in occasioni più formali e di lavoro dove è richiesto un abbigliamento più elegante e sono principalmente in fustagno, in twill, tra cui i chinos, in gabardine e in velluto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marzia Cataldi Gallo, Jeans per caso, in Jeans! Le origini, il mito americano, il made in Italy, catalogo della mostra (Prato, Museo del Tessuto), Firenze, 2005, pp. 15–25.
  • Marzia Cataldi Gallo, Tessuti genovesi del Seicento, Tormena, 1994 ISBN 9788886017213
  • Marzia Cataldi Gallo, Tessuti genovesi: seta, cotone stampato e jeans, in Storia della cultura ligure, a cura di Dino Puncuh, "Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., XLIV, in quattro volumi, Genova, fascicolo 2, 2004, pp. 297–334.
  • Marzia Cataldi Gallo, Passione in blu, I teli con storie della Passione del XVI secolo a Genova, De Ferrari, 2008 ISBN 9788871729480

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Almanacco di Padre Santo, Genova.
  2. ^ regione.piemonte.it.

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