Benjamin Libet

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Benjamin Libet (Chicago, 12 aprile 1916Davis, 23 luglio 2007) è stato un neurofisiologo e psicologo statunitense.

Benjamin Libet[1] è stato un pioniere nelle ricerche sulla coscienza, ricercatore e docente presso la University of California, San Francisco. Le conclusioni delle sue ricerche hanno dato luogo a interpretazioni molto differenti, anche se Libet ha chiarito il significato da dare ad esse.

Azione e ritardo di coscienza[modifica | modifica sorgente]

Libet ha condotto le sue ricerche allo scopo di determinare il tempo intercorrente tra l’esecuzione d’un atto e il rendersi conto di farlo, che ha scoperto essere di 0,5 secondi. Per giungere a questa conclusione egli e i suoi collaboratori hanno messo a punto un sistema di rilevazione e una procedura di tipo rigorosamente oggettivo basato sul potenziale di scarica dei neuroni.[2][3] L’apparecchiatura utilizzata era costituita da quattro dispositivi:

1° un oscilloscopio a raggi catodici;
2° un normale elettroencefalografo per EEG;
3° un monitor che registra l’attività neurale durante il periodo di esperimento;
4°, un elettromiografo (EMG) che coglieva con precisione il momento in cui il muscolo si muoveva.

L’oscilloscopio registrava frequenza e ampiezza delle onde cerebrali in relazione ai vari punti della corteccia cerebrale su cui venivano collocati gli elettrodi dell'elettroencefalografo, mentre il miografo registrava il punto 0 dell’esperimento, ovvero l’attimo d’inizio dell’azione.

La procedura di rilevazione consisteva nel porre una serie di persone quali soggetti d'esperimento, con elettrodi applicati alla corteccia, posti di fronte al timer dell’oscilloscopio. Ciò che essi dovevano fare era eseguire un'azione semplicissima come premere un pulsante o flettere un dito, guardando contemporaneamente il segnale sull’oscillloscopio. L'esperimento, rilevando lo scarto tra la consapevolezza del movimento e il movimento stesso, permise a Libet di conseguire quanto si era proposto, cioè stabilire con quale ritardo la coscienza d'un atto si ponga rispetto all'atto stesso. Ciò non significa affatto, come egli ha più volte ribadito, che venga con ciò violato il libero arbitrio, nondimeno i computazionalisti come Dennett e Churchland hanno cercato di cavalcare tale ritardo come dimostrazione dell'inesistenza del libero arbitrio.

Teoria del campo (mentale) conscio[modifica | modifica sorgente]

Libet ha anche proposto una teoria del campo conscio (Conscious Mental Field, CMF)[4] con la quale ha inteso spiegare l’emergere del mentale dal cerebrale. I due aspetti fondamentali di questa teoria sono:

1°, la autopercezione dell’unitarietà delle esperienze della coscienza;
2°, che il fenomeno mentale della consapevolezza è influenzato dalle differenti attività neuronali ed è il risultato complesso di circuiti e mappe neurali differenti.

Libet dunque dubita che la coscienza sia una funzione definita, e che si tratterebbe di una “risultante” che emerge grazie a processi di integrazione che ci permettono di non percepire i notevoli gap che, per esempio, ci sono nella percezione visiva spaziale, delle forme e dei colori. Per questa ragione noi abbiamo una continuità visiva e non una discontinuità. Tale processo è tipico del mentale che si separa così dal cerebrale nel senso che questo è “elementare” mentre quello è “complesso” e si manifesta, appunto, come campo mentale conscio attraverso tutta una serie di aggiustamenti automatici che fa la nostra mente e non solo nelle aree corticali deputate a una certa funzione specifica come si potrebbe pensare. Il CMF è dunque il modo con cui l’esperienza soggettiva emerge dalla generalità delle funzioni cerebrali, comuni a tutti gli appartenenti alla specie homo sapiens. Esso è dunque una “proprietà” specifica dell’organizzazione neuronale umana.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Benjamin Libet, Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza. Raffaello Cortina Editore. ISBN 978-88-6030-085-0

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 2003 Virtual Nobel Prize Acceptance Speech, cognition.uni-klu.ac.at. URL consultato il 2010-04-09.
  2. ^ Libet, B., Gleason, C. A., Wright, E. W., and Pearl, D. K. (1983). Time of conscious intention to act in relation to onset of cerebral activity (readiness-potential). The unconscious initiation of a freely voluntary act. Brain, 106:623-642.
  3. ^ Libet, B. (1985). Unconscious cerebral initiative and the role of conscious will in voluntary action. Behavioral and Brain Sciences, 8:529-566.
  4. ^ Libet, B. (2004). op. cit., pp. 157-184.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 39461493 LCCN: n93801000