Associazione nazionale combattenti forze armate regolari guerra di Liberazione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari Guerra di Liberazione
ANCFARGL LOGO.jpg
AbbreviazioneANCFARGL
TipoAssociazione
Fondazione29 ottobre 1963
ScopoTutela e valorizzazione della memoria, della storia e dei valori delle Forze Armate Regolari Italiane
Sede centraleItalia Roma
Area di azioneItalia
PresidenteItalia Amb. Alessandro Cortese de Bosis
Lingua ufficialeitaliano
Sito web e Sito web

L'Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari Guerra di Liberazione (ANCFARGL) è un'associazione apolitica e apartitica fondata da ex combattenti delle forze armate del Regno del Sud nella guerra di liberazione, svolta dall'8 settembre 1943 all'8 maggio 1945.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari Guerra di Liberazione (ANCFARGL) fu costituita il 29 ottobre 1963 da ex combattenti allo scopo di rendere chiara, attraverso i sistemi e gli obiettivi propri dell'associazionismo, l'importanza delle forze regolari italiane nelle operazioni belliche a fianco degli alleati e a supporto delle formazioni irregolari del fronte clandestino durante la Campagna d'Italia dall'8 settembre 1943 all'8 maggio 1945.

Così come testimoniato dalle lapidi del monumento di Porta San Paolo a Roma, dedicato a questa guerra, ben 530mila combattenti costituirono il nucleo dello schieramento operativo, 87mila furono i caduti militari che scelsero di combattere nelle formazioni partigiane e furono ben 700mila i prigionieri internati dai nazisti avviati nei campi di concentramento e di lavoro che si rifiutarono fermamente di collaborare anche se allettati da cospicue promesse di liberazione e benefici.

Mentre i Tedeschi mettevano in atto un preciso piano d'occupazione e disarmo, l'esercito e le forze armate, nonostante fossero rimaste senza capi e direttive di fronte all'armistizio dell'8 settembre 1943, data la precarietà della situazione, si schierarono accanto al popolo intraprendendo una lotta comune contro l'ex alleato in territorio nazionale riuscendo, talvolta, a conseguire notevoli risultati e a intralciare le operazioni belliche dell'Asse.

I Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Il primo presidente nazionale è stato il generale di corpo d'armata Galliano Scarpa, cui va il merito di aver personalmente contribuito alla costituzione e all'espansione delle varie sezioni che sono il fulcro delle varie attività.

Sotto il secondo presidente nazionale, generale c.a. Alberto Li Gobbi (medaglia d'oro al valor militare della resistenza) presero forma numerose iniziative tendenti a valorizzare il ruolo delle Forze Armate Regolari nella Guerra di Liberazione. Grande risalto fu impresso anche alle celebrazioni della battaglia di Montelungo (8/12/43) che fu il primo evento bellico cui parteciparono le ricostituite Forze Armate del cosiddetto "Regno del Sud" dopo l'8 settembre 1943. Tali iniziative, consolidate anche dai successivi presidenti nazionali, costituiscono ancora strumenti insostituibili per la divulgazione dell'immagine dell'associazione e dei valori che essa rappresenta.

Tra le numerose iniziative della presidenza del generale Li Gobbi, si ricordano la costituzione del Centro Studi e Ricerche Storiche sulla Guerra di Liberazione (di cui si dirà più avanti) e l'istituzione, nel 1984, del premio letterario "Padre Romualdo Formato"[1], intitolato al cappellano militare della Divisione Acqui, trucidata dai tedeschi della Wehrmacht a Cefalonia nel settembre 1943, messo a concorso tra gli studenti delle scuole medie superiori di tutta Italia.

Il generale Li Gobbi si è anche battuto per la "pacificazione" tra combattenti del "nord" e del "sud" dopo più di quarant'anni dalla Guerra di Liberazione.

Al generale Li Gobbi, negli anni novanta, subentra come presidente nazionale il generale di C.d'a. e senatore Luigi Poli, già capo di stato maggiore dell'Esercito. Il presidente Poli muore il 13 febbraio 2013 nella sua casa natale di Firenze. Gli succede, alla presidenza nazionale, l'ambasciatore Alessandro Cortese de Bosis.

Finalità[modifica | modifica wikitesto]

I militari non più in servizio che avevano vissuto in prima persona questa guerra, dando vita a quest'associazione che già nello statuto si proclama apolitica e apartitica, si prefissero come scopi primari la vivificazione del culto dell'ideale di Patria e della memoria dei combattenti caduti e la custodia e l'esaltazione del patrimonio spirituale rappresentato dalle azioni gloriose compiute dai reparti regolari delle forze armate nella guerra di liberazione; la difesa della verità storica; riunificazione dei collettivi costituiti dai reparti eredi delle unità delle forze armate che operarono nella guerra di liberazione.

Per la realizzazione di questi obiettivi, la Presidenza Nazionale si avvale di 56 sezioni dislocate in tutto il territorio nazionale e di tre estere che cercano di divulgare, specialmente nelle scuole, quella parte di storia italiana che in nessun testo scolastico appare citata con il dovuto approfondimento e la valorizzazione che le spetta. L'azione di volontariato e senza lo spirito di dedizione di cui sono dotati gli storici, i ricercatori e i pubblicisti che collaborano con l'associazione, la storia delle nostre forze armate dal '43 al '45 sarebbe rimasta custodita negli uffici storici degli Stati Maggiori o sarebbe stata riscritta da esterni con manipolazioni dettate dalle loro convenienze.

Il Centro Studi[modifica | modifica wikitesto]

La costituzione nel 1987 del centro Studi e Ricerche Storiche sulla Guerra di Liberazione (istituito sotto l'abile direzione del generale di cavalleria Boscardi, cui il presidente Li Gobbi aveva assegnato l'impegnativo incarico), continua ad esplicare la sua azione divulgativa attraverso mostre e convegni storici in tutta Italia, nonché la pubblicazione di atti e documenti e la ristampa di pubblicistica specifica non più in commercio. L'attività di ricerca e di approfondimento, svolta con assiduità, impegno ed alta competenza, ha dato vita alla collana storica sulla guerra di liberazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]