Arjun Appadurai

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Arjun Appadurai

Arjun Appadurai (Bombay, 1949) è un antropologo statunitense, di origine indiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in India, ma formato negli Stati Uniti, è considerato uno dei massimi esponenti degli Studi postcoloniali. I suoi lavori, incentrati prevalentemente sulle riconfigurazioni culturali tipiche della modernità causate dai processi di globalizzazione e dall'avvento dei nuovi media, sono per certi versi assimilabili alla corrente detta "Cultural studies". Egli parla della indigenizzazione un processo per cui un oggetto o un comportamento proveniente dall'esterno viene tradotto nella cultura indigena e quindi viene introdotto nella situazione locale. Le sue riflessioni partono da studi di casi particolari, ad esempio ricerche etnografiche in villaggi Tamil del nell'India meridionale postocoloniale o studi sugli ingegneri informatici di origine indiana della Silicon Valley, per giungere a considerazioni sui concetti di modernità e globalizzazione. La propria provenienza dalla moderna borghesia indiana e la migrazione come studente e poi come professore negli Stati Uniti sono altre esperienze utilizzate come spunto di riflessione.

Teoria dei flussi culturali globali [1][modifica | modifica wikitesto]

« Le culture complesse del nostro tempo sono molto visibilmente in stato di flusso, e considerarle “processi” è altrettanto naturale che considerarle “strutture”. Sono determinate dal cambiamento nel microtempo e nel macrotempo: cambiamenti reversibili e non, del tutto o di alcune parti. C’è una distribuzione differenziata non solo dei significati e delle loro forme manifeste, ma anche dei tipi di processi culturali »
(Hannerz 1992, p. 166)

Le logiche sociali e le dinamiche culturali della mondializzazione si dispiegano attraverso diverse articolazioni spazio-temporali con differenti modalità di interazione e mediazione, per ridisegnare gruppi, singoli e i loro reciproci rapporti. Si è sentita quindi l'esigenza di reinventare un vocabolario antropologico partendo dal superamento dell'approccio caratterizzato da criteri della discontinuità e stabilità culturali. È emerso il progetto di una antropologia multi-situata che, abbandonando l'identificazione con il terreno come spazio delimitato e stabile, si dedicasse allo studio delle connessioni e delle ramificazioni. Questa antropologia multi-situata – come vera e propria strategia metodologica adeguata alla studio della globalizzazione – contribuisce a restituire un quadro di esperienze inedite di relazione, evidenziano interdipendenze e gerarchie in cui entrano in gioco una molteplicità di aspetti, oggi fondati sull'ineguale distribuzione di capitali culturali.

Questa caratterizzazione immateriale del modo di produzione prevalente del capitalismo avanzato – definito come cognitivo-finanziario – si nutre della disponibilità di un flusso comunicativo e mediatico rispetto a cui si manifestano diverse modalità di appropriazione indubbiamente creative. La pervasività dei media (insieme alle migrazioni di massa - individuali e collettive - o alla produzione globale dei linguaggi e delle tecnologie) costituiscono tutti fattori che determinano esperienze inedite dell'identità e della cultura, in primo luogo nella produzione di nuovi ambiti dell'immaginazione.

Arjun Appadurai, nel 1996, ha tentato di definire questi aspetti analizzando il “relativo disancoramento della produzione di valori, simboli e identità dal legame con i territori e con i confini delle diverse realtà nazionali”, individuando come aspetto saliente dei flussi culturali nell'economia del sistema-mondo globale – di derivazione marxista ma di orizzonte ben più ampio – la configurazione di almeno cinque nuovi scenari (letteralmente, landscapes, ovvero panorami):

  1. Etnorami (ethnoscapes): migrazioni e "diaspore" umane;
  2. Mediorami (mediascapes): flusso dei simboli;
  3. Tecnorami (technoscapes): movimento delle tecnologie;
  4. Finanziorami (finanscapes) : movimento del denaro;
  5. Ideorami (ideoscapes): flussi di idee;

In quest'ottica, ad esempio, i film di Bollywood possono essere considerati come mediascapes consumati dai soggetti dell'ethnoscapes indiana. Questi differenti scenari, comunque, sono declinati dalle contingenze storiche tramite diverse mediazioni (stato, politica, gruppi sociali, movimenti) e si propongono all'attore sociale come elementi primi di combinazioni in rapporto a cui egli struttura attivamente la sua esperienza del mondo e il suo immaginario che, secondo Appadurai, è assolutamente centrale nel flusso dinamico della globalizzazione.

« La relazione tra i singoli scenari è profondamente disgiunta e imprevedibile dato che ognuno di questi panorami è soggetto alle sue costrizioni e ai suoi stimoli (alcuni politici, altri informazionali, altri tecno ambientali) mentre allo stesso tempo ognuno agisce come una costrizione e un parametro per variazioni negli altri. Quindi anche un modello elementare di economia politica globale deve tenere in considerazione le relazioni profondamente disgiuntive tra movimenti di persone, flusso tecnologico e trasferimenti finanziari »
(Appadurai, 1996)

Questa "Teoria dei flussi culturali globali" disegna un modello complesso, non riducibile a una metafora meccanica e anzi aperto tanto alle dimensioni locali quanto alla caoticità. Le relazioni tra flussi che si creano e disarticolano dipendono dal contesto concreto, che in qualche modo seleziona e determina relazioni di causa-effetto su scala locale: i fenomeni del lavoro o dei movimenti finanziari o flussi mediatici certamente interagiscono, ma lo fanno non in nome di uno schema prefissato, quanto piuttosto secondo circostanze locali.[2]

Per Appadurai alcuni fenomeni che possono essere considerati come "fenomeni della globalizzazione" si rivelano, in un certo qual senso, come "fenomeni di indigenizzazione". Soggetti de-territorializzati come i migranti si costruiscono identità contingenti, generando paradossali condizioni di etnicità:

« queste patrie inventate, che costituiscono i mediascapes dei gruppi deterritorializzati, possono spesso diventare sufficientemente fantastici e unilaterali da fornire materia per nuovi ideoscapes in cui possono manifestarsi i conflitti etnici. La creazione del "Khalistan", una patria inventata della popolazione Sikh deterritorializzata d'Inghilterra, Canada e Stati Uniti, è un esempio del sanguinoso potenziale di tali mediascapes, quando interagiscono con il colonialismo interno (Hecter, 1974) dello stato nazione. »
(Appadurai, 1990, p.302)

Nonostante ciò, quello che si evince dagli studi di Appadurai sulla globalizzazione è che l'antropologia del contemporaneo non ha dunque bisogno di un nuovo macrosistema globale, quanto piuttosto dell’elaborazione di concetti che consentano di analizzare queste dimensioni; da qui proprio l'obiettivo del lavoro dell'antropologo indiano: mettere a disposizione un «vocabolario tecnico ragionevolmente economico» come base di partenza per un'analisi del globale ancora tutta da fare.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Pompeo - Elementi di Antropologia Critica pp. 56-59, Meti, Montalto Uffugo (CS) 2014
  2. ^ Giulio Angioni, Fare, dire, sentire: l'identico e il diverso nelle culture, Il Maestrale, 2011, 215-220

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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