Arcipelago Gulag

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Arcipelago Gulag
Titolo originale Архипелаг ГУЛаг
Autore Aleksandr Solženicyn
1ª ed. originale 1973
Genere saggio
Sottogenere inchiesta narrativa
Lingua originale russo

Arcipelago Gulag è un saggio di inchiesta narrativa, edito in tre volumi, scritto tra il 1958 e il 1968 da Aleksandr Solženicyn sul sistema dei campi di lavoro forzato nell'URSS. Durante la dittatura comunista, instaurata da Lenin nel 1917 e conclusa nel 1991, l'utilizzo sistematico della giustizia politica disseminò l'Unione Sovietica di campi di concentramento.

GULag è l'acronimo russo di Direzione centrale dei lager, che dà il nome burocratico al sistema di coercizione atto a sopprimere la libertà di oppositori e critici del sistema tirannico, secondo la propaganda tacciati di essere i "nemici" del comunismo, individui da "rieducare"; per metonimia, indica il sistema del campo medesimo. Poggiando su testimoni oculari - vittime superstiti - e materiale primario di ricerca, l'autore vi riversò anche la propria esperienza di prigioniero politico nei campi di lavoro forzato; egli vi percorre l'iter carcerario: dall'istruttoria ai lager speciali, dall'arresto cagionato da una delazione, fino al termine della pena scontata.

Arcipelago Gulag ebbe grande risonanza nell'opinione pubblica internazionale per aver fornito il resoconto più radicale e circostanziato dell'URSS post-rivoluzionaria: Solženicyn vi dimostra che il regime comunista poteva governare sui popoli oppressi dell'Unione Sovietica solo con la minaccia dell'imprigionamento, ma pure che l'economia stessa del Paese dipendeva dalla produttività dei campi di lavoro forzato. L'opera fu pubblicata in Occidente nel 1973 e circolò clandestinamente - in samizdat - nell'URSS fino al 1989, quando fece la sua apparizione sulla rivista letteraria Novyj Mir, in forma ridotta. Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, l'opera fu pubblicata liberamente e integralmente; nel 2009 è divenuta una lettura obbligatoria nelle scuole superiori russe.

Diffusione dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Concepito nel 1958, Solženicyn fece pervenire clandestinamente il testo in Occidente poiché il KGB era riuscito ad entrare in possesso di una copia e a sequestrarla. L'autore riuscì a microfilmare il testo e a consegnarlo ad alcuni amici francesi. Arcipelago Gulag fu pubblicato in prima edizione dall'Editore Seuil a Parigi nel 1973; il 12 febbraio 1974, il KGB arrestò Solženicyn e lo costrinse all'esilio.

L'accoglienza in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo venne pubblicato in Italia il 25 maggio 1974 per i tipi della Mondadori. Il curatore Domenico Porzio lamentò però lo scarso rilievo pubblicitario che la casa editrice dedicò all'opera.[1]

Pietro Citati recensì positivamente Arcipelago Gulag sul «Corriere della Sera» del 16 giugno 1974, considerandolo principalmente il memoriale di un prigioniero scampato a una più dura sorte.[2]

Personaggi importanti del mondo della cultura italiana (spesso considerata l'espressione dell'egemonia culturale della sinistra) giudicarono molto negativamente l'opera. Italo Calvino, pur confermando di aver nutrito ammirazione per l'autore che in passato aveva definito "l'uomo che aveva assunto il ruolo di coscienza del suo paese, testimone di verità affermate con rischio continuo, contro la pressione d'un apparato di forze smisurate" , espresse tutta la sua delusione per l'opera (e l'autore), contestando l'eccesso dogmatico del messaggio cristiano come unico potere salvifico, contenuto in Arcipelago Gulag[3].

Carlo Ossola criticò invece il profilo artistico dell'opera. Umberto Eco definì Solženicyn un "Dostoevskij da strapazzo",[4] e Alberto Moravia sull'Espresso liquidò l'autore come «un nazionalista slavofilo della più bell'acqua».[1] L'opera e il suo autore vennero difesi, tra gli altri, dallo slavista Vittorio Strada, da Enzo Bettiza e da Carlo Bo (autore tra l'altro dell'introduzione all'edizione italiana di Il primo cerchio, pubblicata sempre nel 1974 da Mondadori).

Sommario dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Parte prima - L'industria carceraria[modifica | modifica wikitesto]

  • L'arresto
  • Storia delle nostre fognature
  • L'istruttoria
  • Le mostrine celesti
  • Prima cella, primo amore
  • Quella primavera
  • Nel reparto macchine
  • La legge neonata
  • La legge sta maturando
  • La legge è maturata
  • Alla misura suprema
  • "Tjurzak"

Parte seconda - Moto perpetuo[modifica | modifica wikitesto]

  • Le navi dell'Arcipelago
  • I porti dell'Arcipelago
  • Carovane di schiavi
  • Da un'isola all'altra

Parte terza - Lavoro di sterminio[modifica | modifica wikitesto]

  • Le dita dell'aurora
  • L'Arcipelago sorge dal mare
  • L'Arcipelago metastatizza
  • L'Arcipelago si pietrifica
  • Su cosa si regge l'Arcipelago
  • Hanno portato i fascisti!
  • La vita quotidiana degli indigeni
  • La donna del lager
  • I pridurki
  • Invece dei politici
  • I benpensanti
  • Toc-toc-toc
  • Doppiamente scorticati
  • Barattare il destino!
  • Gli sizo, le BUR, le ZUR
  • I socialmente vicini
  • I minorenni
  • Le Muse del GULag
  • Gli zek come gruppo etnico
  • Un servizio da cani
  • Il mondo intorno ai lager
  • Noi costruiamo

Parte quarta - L'anima e il reticolato[modifica | modifica wikitesto]

  • Ascesa
  • O corruzione?
  • La libertà tartassata
  • La sorte di alcuni

Parte quinta - La galera[modifica | modifica wikitesto]

  • Votati alla morte
  • Il venticello della rivoluzione
  • Catene, catene...
  • Perché l'avete tollerato?
  • Poesia sotto una lastra, verità sotto una pietra
  • Un fuggiasco convinto
  • Il gattino bianco
  • Evasioni con problemi morali e evasioni con problemi d'ingegneria
  • Quei bravi figlioli col mitra
  • Quando il terreno della zona comincia a scottare
  • A tastoni spezziamo le nostre catene
  • I quaranta giorni di Kengir

Parte sesta - Il confino[modifica | modifica wikitesto]

  • Il confino dei nostri primi anni di libertà
  • La peste contadina
  • Il confino s'infittisce
  • La deportazione dei popoli
  • Dal lager al confino
  • La vita e gli agi del confinato
  • Gli zek in libertà

Parte settima - Stalin non è più[modifica | modifica wikitesto]

  • Un'occhiata da sopra la spalla
  • I dirigenti cambiano, l'Arcipelago resta
  • La legge oggi

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Arcipelago Gulag (2 voll.), traduzione di Maria Olsùfieva, Milano, Mondadori, 1974-75.
  • Arcipelago Gulag (2 tomi), a cura di Maurizia Calusio, con un saggio introduttivo di Barbara Spinelli, Collana I Meridiani, Milano, Mondadori, 2001, pp. XC-2416, ISBN 978-88-04-47905-5. - 3 voll., Collana Classici moderni, Mondadori, 2001, ISBN 978-88-04-48767-8 [traduzione rivista dalla Olsùfieva sull'edizione YMCA Press del 1980, riveduta e modificata in profondità dall'Autore]
  • Arcipelago Gulag, Collana Oscar Classici moderni, Milano, Mondadori, 2013, ISBN 978-88-04-62913-9. [questa edizione recepisce sia le integrazioni e aggiunte dell'Autore nel 1980 che i nomi di persone e luoghi apparsi nell'edizione russa del 2006, curata dalla moglie di Solženicyn]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Malgieri, Fallaci contro Solzenicyn La cronista oscurò il Nobel, in Libero, 31 dicembre 2013.
  2. ^ Marta Dell'Asta, «Così l'Italia censurò l'Arcipelago Gulag», Avvenire, 3 settembre 2008.
  3. ^ Italo Calvino, La coscienza imbalsamata (l'esilio di Solzenitsin), in «Settegiorni», VIII, 347, 24 febbraio 1974, p. 49. [1]
  4. ^ Giulio Meotti, Il grande reietto, in Il Foglio, 24.08.2015. URL consultato il 05.09.2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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