Aproteles bulmerae

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Pipistrello della frutta di Bulmer
Immagine di Aproteles bulmerae mancante
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Chiroptera
Sottordine Megachiroptera
Famiglia Pteropodidae
Genere Aproteles
Menzies, 1977
Specie A. bulmerae
Nomenclatura binomiale
Aproteles bulmerae
Menzies, 1977
Areale

Distribution of Aproteles bulmerae.png

Il pipistrello della frutta di Bulmer (Aproteles bulmerae Menzies, 1977) è un pipistrello appartenente alla famiglia degli Pteropodidi, unica specie del genere Aproteles (Menzies, 1977), endemico della Nuova Guinea.[1][2]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'epiteto generico deriva dalla combinazione della α- privativa seguita dal termine greco πρωτέλης il cui significato completo è colui che è privo della parte anteriore, con riferimento alla totale assenza degli incisivi. Il termine specifico è invece dedicato alla paleontologa australiana Susan Bulmer, la quale scoprì i primi resti fossili di questa specie.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Pipistrello di grandi dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 210 e 242 mm, la lunghezza dell'avambraccio tra 147,7 e 165,7 mm, la lunghezza della coda fino a 31,8 mm e un peso fino a 600 g.[3]

Caratteristiche craniche e dentarie[modifica | modifica wikitesto]

Si distingue dalle altre specie della famiglia per la completa mancanza degli incisivi. La scatola cranica è allungata.

Sono caratterizzati dalla seguente formula dentaria:

2 2 1 0 0 1 2 2
3 3 1 0 0 1 3 3
Totale: 24
1.Incisivi; 2.Canini; 3.Premolari; 4.Molari;

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

La parte superiore delle spalle è marrone mentre quella inferiore è biancastra, la groppa è densamente ricoperta di peli marroni, mentre le parti ventrali sono marroni, cosparse di lunghi peli argentati. La testa è massiccia, robusta e ricoperta di sottili peli color marrone scuro, il muso è largo con le labbra quasi completamente ricoperte di papille, gli occhi sono grandi e presentano l'iride marrone. Le orecchie sono lunghe ed appuntite. Le membrane alari si uniscono lungo la spina dorsale, dando l'impressione di una schiena nuda, mentre posteriormente sono attaccate al secondo dito del piede. L'indice della mano è munito di un artiglio, marrone come tutti gli altri. La tibia e l'avambraccio sono privi di peli. La coda è corta, mentre l'uropatagio è ridotto ad una sottile membrana lungo la parte interna degli arti inferiori. Il calcar è corto. Produce un forte odore dolciastro pungente.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Si rifugia all'interno di grotte ed è attivo principalmente la notte. È un abile volatore, è in grado di volare all'indietro e di muoversi molto lentamente. Tale manovrabilità è dovuta principalmente alla caratteristica di avere le membrane alari unite tra loro lungo il dorso.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si nutre di frutti di diverse specie native di Ficus.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Una femmina con un piccolo sono stati osservati a maggio. Raggiunge la maturità sessuale dopo tre anni.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è limitata ad alcune grotte della catena centrale di Papua Nuova Guinea. Probabilmente è presente anche nella parte occidentale dell'Isola.[1]

Vive nelle foreste tropicali miste di montagna tra i 1.400 e i 2.400 metri di altitudine.

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Descritta inizialmente da fossili risalenti a 12.000 anni fa, esemplari viventi furono rinvenuti all'interno di una immensa grotta, chiamata Luplupwintem, nella provincia occidentale di Papua Nuova Guinea nel 1975. Successive osservazioni però rivelarono la totale scomparsa della colonia, probabilmente dovuta all'intensa caccia, agevolata dall'introduzione di armi da fuoco tra le popolazioni indigene. La specie, quindi, fu nuovamente ritenuta estinta fino al 1992, quando Flannery e Seri, osservarono un piccolo gruppo di un centinaio di individui sempre nella stessa grotta. È stata successivamente osservata in altre località della Provincia degli Altopiani Orientali e alcuni resti ossei sono stati ritrovati in un'altra grotta nelle vicinanze.

La IUCN Red List, considerato che il 90% degli individui adulti si trova soltanto in una località, e che la popolazione è in continuo declino a causa della caccia, classifica A. bulmerae come specie in grave pericolo (CR).[1]

La Società Zoologica di Londra, in base ad alcuni criteri evolutivi e demografici, la considera una delle 100 specie di mammiferi a maggior rischio di estinzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Hutson, T., Helgen, K., Flannery, T. & Wright, D. 2008, Aproteles bulmerae, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2018.2, IUCN, 2018.
  2. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Aproteles bulmerae, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ Flannery, 1995

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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