Antonio Veneziano (poeta)

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Antonio Veneziano

Antonio Veneziano (Monreale, 7 gennaio 1543 (battesimo) – Palermo, 19 agosto 1593) è stato un poeta italiano, che compose prevalentemente in siciliano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Visse in maniera alquanto avventurosa e grazie alla sua intelligenza e alla sua versatilità ebbe una grande fama sia in Sicilia che all'estero. Dopo aver studiato presso un collegio di Gesuiti, Veneziano incorre in una lunga serie di problemi giudiziari: prima con la famiglia per questioni d'eredità, poi per un presunto assassinio e un rapimento.

Imbarcatosi per seguire Carlo d'Aragona, venne imprigionato ad Algeri dove conobbe Miguel de Cervantes e ne divenne amico[1], tanto che questi, nel 1579, gli dedicò un'epistola in dodici ottave. Cervantes reputò questa sua opera di un certo valore, tanto che quasi settanta suoi versi vennero reinseriti nella sua commedia El trato de Argel che narra della prigionia in Algeri.

Che l'amicizia fosse venata di ammirazione da parte di Cervantes, lo si deduce dalla sua novella El amante liberal in cui l'autore narra di un prigioniero siciliano che sapeva magnificare, nel ricordo, la bellezza della sua donna esprimendosi in versi sublimi: probabilmente si trattava della Celia, l'opera più famosa di Veneziano.

Nel 1579 Antonio Veneziano venne liberato e tornò in Sicilia. Nel 1588 fu imprigionato per aver scritto un libello contro il governo. Morì nel 1593 a Palermo, nel carcere del Castello a Mare, le cui rovine, postume allo scoppio di un polveriera, possono ancora essere viste nelle vicinanze del porto di Palermo. La leggenda narra che il suo corpo fu rinvenuto tra le macerie con un grappolo di uva in mano.

La sua opera è vastissima. Scrisse prevalentemente poesie in siciliano, ma si dedicò anche all'italiano e al latino. La sua opera principale è l'elogio Celia, dedicato alla donna amata (variamente identificata come una sua nipote o la vice regina di Sicilia o Isabella La Turri o Franceschella Porretta) e composto durante la prigionia ad Algeri. Tra gli altri componimenti poetici si ricordano molte satire e altre rime burlesche. Alcune sue ottave furono raccolte in un volume intitolato Ottave e curato da A. Rigoli nel 1967.

Esempio della sua poesia[modifica | modifica wikitesto]

(SCN)

«Non è xhiamma ordinaria, no, la mia
è xhiamma chi sul'iu tegnu e rizettu,
xhiamma pura e celesti, ch'ardi 'n mia;
per gran misteriu e cu stupendu effettu.
Amuri, 'ntentu a fari idulatria,
s'ha novamenti sazerdoti elettu;
tu, sculpita 'ntra st'alma, sì la dia;
sacrifiziu lu cori, ara stu pettu.»

(IT)

«Non è fiamma ordinaria, no, la mia
è fiamma che sol'io tengo e accolgo,
fiamma pura e celeste che arde in me;
per gran mistero e con stupendo effetto.
Amore, intento a fare idolatria,
s'è nuovamente eletto sacerdote;
tu, scolpita dentro quest'anima, sei la dea;
sacrificio il cuore, altare questo petto.»

(Celia, Lib. 2, (~1575 - 1580))

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vincenzo Consolo - Conferenza inaugurale tenuta da Vincenzo Consolo dal titolo: Due poeti prigionieri in Algeri: Miguel de Cervantes e Antonio Veneziano.

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