Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury

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Anthony Ashley-Cooper
Anthony Ashley-Cooper, 7th Earl of Shaftesbury by John Collier.jpg

Lord luogotenente del Dorset
Durata mandato 1856 –
1885
Monarca Vittoria
Predecessore Edward Digby, II conte Digby
Successore Henry Fox-Strangways, V conte di Ilchester

Dati generali
Suffisso onorifico Conte di Shaftesbury
Alma mater Christ Church (Oxford)

Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury (Londra, 28 aprile 1801Folkestone, 1 ottobre 1885) è stato un politico e filantropo inglese[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era il figlio di Cropley Ashley-Cooper, VI conte di Shaftesbury, e di sua moglie, Lady Anne Spencer, figlia di George Spencer, IV duca di Marlborough. Studiò presso Manor House school a Chiswick, alla Harrow School e al Christ Church (Oxford)[2].

La sua vita famigliare era senza amore, una circostanza comune tra le classi agiate inglesi, e assomigliava a questo proposito l'infanzia immaginaria di Esther Summerson narrata nei primi capitoli del romanzo Bleak House[3] di Charles Dickens.

Questo difficile infanzia è stata ammorbidita dall'affetto che ha ricevuto dalla sua governante Mary Millis, e dalle sue sorelle. In lei vide un modello di amore cristiano che costituirà la base per gran parte del suo attivismo sociale e filantropico.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Ashley è stato eletto come deputato per Woodstock nel giugno 1826 ed era un forte sostenitore del Duca di Wellington[2]. Dopo che George Canning sostituì Lord Liverpool come primo ministro, offrì ad Ashley un posto nel nuovo governo. Ashley gentilmente declinò, scrivendo nel suo diario che credeva che servendo sotto Canning sarebbe stato un tradimento della sua fedeltà al Duca di Wellington[4]. Nel 1851 entrò nella Camera dei lord. Nel 1847 ottenne di ridurre la giornata lavorativa operaia massima a 10 ore.

Introdusse la Mines and Collieries Act 1842 per vietare il lavoro di donne e bambini nelle miniere di carbone. Nel 1844 Ashley divenne presidente della Ragged School Union. Queste scuole erano per i bambini poveri e fondate da volontari.

Lunacy Laws[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1827, quando Ashley è stato nominato al comitato ristretto On Pauper Lunatics, nella Contea di Middlesex, e della Lunatic Asylums, la maggior parte dei pazzi a Londra erano tenuti in manicomi di proprietà dal dottor Warburton. Il Comitato ha esaminato molti testimoni riguardanti uno dei suoi manicomi a Bethnal Green, chiamato la White House. Ashley lo visitò a nome del comitato. I pazienti erano incatenati, dormivano nudi sulla paglia, e vivevano in condizioni igieniche precarie. Venivano lasciati incatenati da sabato pomeriggio fino al lunedì mattina ricoperti degli escrementi accumulati, veniva lavati con l'acqua gelida e un asciugamano, senza sapone.

Quando nel febbraio 1828 Robert Gordon, deputato liberale per Cricklade, ha introdotto una legge per mettere queste raccomandazioni in legge, Ashley si distaccò e pronunciò il suo discorso inaugurale a sostegno del progetto di legge. Ashley è stato coinvolto anche nella definizione della County Lunatic Asylums (England) Act 1828 e del Madhouses Act 1828. Attraverso questi atti quindici commissari sono stati nominati per la zona di Londra e dato ampi poteri di concessione di licenze e di controllo, tra i quali Ashley[5].

Religione e restaurazione dell'ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

Shaftesbury era uno studente di Edward Bickersteth e insieme divennero primi sostenitori del sionismo cristiano in Gran Bretagna[6][7]. Shaftesbury è stato uno dei primi sostenitori del ristabilimento degli ebrei in Terra Santa, fornendo la prima proposta al reinsediare degli ebrei in Palestina. La conquista della Grande Siria nel 1831 da Muhammad Ali d'Egitto cambiò la politica delle potenze europee nel Vicino Oriente. Come conseguenza di questo cambiamento, Shaftesbury è stato in grado di contribuire a convincere il ministro degli Esteri, Palmerston, a inviare un console britannico a Gerusalemme nel 1838.

Più tardi, nel 1839, pubblicò un articolo sul Times dal titolo «Lo Stato e la rinascita del ebrei». In esso ha esortato gli ebrei a tornare in Palestina al fine, secondo lui, di cogliere le terre della Galilea e della Giudea.


Shaftesbury è stato presidente della British and Foreign Bible Society (BFBS) (1851-1885) e presidente della Alleanza evangelica[8].

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Sposò, il 10 giugno 1830, Lady Emily Caroline Catherine Frances Cowper (1810-15 ottobre 1872), figlia di Peter Cowper, V conte Cowper. Ebbero dieci figli[9]:

  • Anthony Ashley-Cooper, VIII conte di Shaftesbury (27 giugno 1831-13 aprile 1886)[10];
  • Anthony Francis Henry Ashley-Cooper (13 marzo 1833- 13 maggio 1849)[11][12][13];
  • Anthony Maurice William Ashley-Cooper (22 luglio 1835-19 agosto 1855)[14];
  • Evelyn Melbourne Ashley (24 luglio 1836-15 novembre 1907), sposò Sybella Charlotte Farquhar, ebbero due figli;
  • Lady Victoria Elizabeth Ashley-Cooper (23 settembre 1837-15 febbraio 1927)[15], sposò Henry Chichester, II barone Templemore, ebbero una figlia;
  • Anthony Lionel George Ashley-Cooper (7 settembre 1838-1914)[15] , sposò Frances Elizabeth Leigh[16], non ebbero figli;
  • Lady Mary Charlotte Ashley-Cooper (25 luglio 1842-3 settembre 1861)[17][18];
  • Lady Constance Emily Ashley-Cooper (29 novembre 1845-16 dicembre 1872)[19][20] of lung disease[21];
  • Lady Edith Firenze Ashley-Cooper, quarta figlia (1 febbraio 1847-25 novembre 1913)[22];
  • Anthony Cecil Ashley-Cooper (8 agosto 1849-23 settembre 1932)[22].

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Morì il 1 ottobre 1885, a 84 anni. Il funerale ebbe luogo nell'Abbazia di Westminster ma volle essere sepolto a St. Giles. Le strade lungo il percorso, da Grosvenor Square all'Abbazia di Westminster, erano affollate di gente povera, ambulanti, fioriste, spazzini e operai che hanno atteso per ore per vedere la bara di Shaftesbury. A causa del sua missione per migliore il trattamento delle classi lavoratrici, Shaftesbury divenne noto come il "conte dei poveri"[2].

Lord Shaftesbury è onorato insieme con William Wilberforce nel calendario liturgico della Chiesa episcopale il 30 luglio. Lord Shaftesbury era un membro della Associazione di Canterbury, come lo erano due dei figli di Wilberforce, Samuel e Robert[23].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze britanniche[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Darryl Lundy, p. 2719, The Peerage. URL consultato il 17 gennaio 2008.
  2. ^ a b c John Wolffe, ‘Cooper, Anthony Ashley-, seventh earl of Shaftesbury (1801–1885)’, Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, 2004; online edn, Jan 2008, accessed 13 February 2012.
  3. ^ Geoffrey Best, Shaftesbury (London: B. T. Batsford, 1964), p. 14.
  4. ^ Georgina Battiscombe, Shaftesbury: A Biography of the Seventh Earl. 1801–1885 (London: Constable, 1974), p. 28.
  5. ^ Battiscombe, pp. 37–38.
  6. ^ Larsen, David L. et al., The Company of the Preachers: A History of Biblical Preaching from the Old Testament to the Modern Era, Volume 2, Grand Rapids, Michigan, Kregel Publications, 1998, p. 463, ISBN 978-0-8254-3086-2.
  7. ^ Interest in Shaftesbury's Zionism has again surfaced in Donald Lewis' 2010 work The Origins of Christian Zionism.
  8. ^ Smith, Benjamin E. (a cura di), Cooper, Anthony Ashley in The Century Cyclopedia of Names, New York, The Century Company, 1906, p. 277.
  9. ^ Brigitte Gastel Descendants of John Churchill, Duke of Marlborough
  10. ^ Geoffrey B. A M. Finlayson. The Seventh Earl of Shaftesbury, 1801–1885 Published by Regent College Publishing, 2004 ISBN 1-57383-314-2, ISBN 978-1-57383-314-1, 640 pages, p. 501.
  11. ^ Finlayson. The Seventh Earl of Shaftesbury, 1801–1885 p. 94
  12. ^ Ibid p. 622 index
  13. ^ Brigitte Gastel Descendants of John Churchill, Duke of Marlborough
  14. ^ Brigitte Gastel for full dates. Also see less detail in Finlayson p. 130
  15. ^ a b Brigitte Gastel. Also see Finlayson p. 130
  16. ^ Ibid p. 622 index
  17. ^ Brigitte Gastel. Also see Finlayson p. 196.
  18. ^ Brigitte Gastel. Also see Ibid p. 427.
  19. ^ Brigitte Gastel.
  20. ^ Finlayson p. 621 index
  21. ^ Ibid p. 504
  22. ^ a b Brigitte Gastel. Also see Finlayson p. 621 index
  23. ^ Rev. Michael Blain, The Canterbury Association (1848-1852): A Study of Its Members’ Connections, Christchurch, Project Canterbury, 2007, pp. 12–13, 89–92. URL consultato il 21 marzo 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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