Anafora (figura retorica)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Anafora (retorica))

L'anàfora (dal greco ἀναφορά, anaphorá, «ripresa», da aná, "indietro" o "di nuovo", e phéro, "io porto") è una figura retorica che consiste nel ripetere una o più parole all'inizio di frasi o di versi successivi, per sottolineare un'immagine o un concetto: si tratta del modulo tipico della ripetizione.[1]

La figura è indicata anche come epanàfora[2] o iterazione[3].

Gli elementi ripetuti possono essere copiati o variati in qualche modo.[1]

Analoga all'anafora è l'epifora, che però colloca gli elementi ripetuti alla fine. Anafora ed epifora possono combinarsi nella simploche. L'anafora può inoltre far parte di una climax o seguire un'anadiplosi. Se ad esser ripetuta è una congiunzione coordinativa (come in italiano è e), si ottiene un polisindeto.[1]

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Un esempio è nei versi di Dante, Divina Commedia:

« Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l'etterno dolore
per me si va tra la perduta gente. »

(Dante Alighieri, Divina Commedia - Inferno - Canto III, vv 1-3)
« Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,

prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi vita ci spense. »

(Dante Alighieri, Divina Commedia - Inferno - Canto V, vv 100-107)

e ancora:

« Non fronda verde, ma di color fosco;

non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti;
non pomi v'eran, ma stecchi con tòsco.
Non han sì aspri sterpi né sì folti... »

(Dante Alighieri, Divina Commedia - Inferno - Canto XIII, vv 4-7)

Un altro esempio si ritrova nell'iterazione di "ascolta" e di "piove" che ricorre in La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio.

Un ulteriore esempio è in Cecco Angiolieri:

     S'i' fosse foco, arderei 'l mondo;
s'i' fosse vento, lo tempesterei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo;

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Beccaria, cit., p. 53.
  2. ^ Lemma dal dizionario Treccani.
  3. ^ Beccaria, cit., p. 425.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]