Alberto Giovannini (politico)

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Alberto Giovannini
Alberto Giovannini - politico.JPG

Ministro della Presidenza del Consiglio dei Ministri
Durata mandato23 maggio 1948 –
26 gennaio 1950
PresidenteAlcide De Gasperi
PredecessoreGiuseppe Togni
SuccessorePietro Campilli, Ugo La Malfa, Raffaele Petrilli

Segretario del Partito Liberale Italiano
Durata mandato10 ottobre 1922 –
4 ottobre 1924
Predecessorecarica istituita
SuccessoreQuintino Piras

Deputato del Regno d'Italia
In carica
LegislaturaXXVII
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
In carica
LegislaturaI
Gruppo
parlamentare
Liberale
CollegioCollegio Unico Nazionale
Incarichi parlamentari
  • Presidente della Commissione d'indagine "per giudicare il fondamento dell'accusa mossa dai deputati Sampietro Umberto e Stella al deputato Cuttitta" - I legislatura
  • Componente della Giunta per il Regolamento - I legislatura
  • Componente della I Commissione (Affari Interni) - I legislatura
  • Componente della IX Commissione (Agricoltura e Alimentazione) - I legislatura
  • Componente della X Commissione (Industria e Commercio) - I legislatura
  • Componente della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla Disoccupazione - I legislatura

Dati generali
Partito politicoPLI
Titolo di studiodiploma di ragioneria
Professionedocente di scuola superiore (dal 1904), docente universitario (dal 1919)

Alberto Giovannini (Bologna, 4 novembre 1882Bologna, 20 aprile 1969) è stato un politico ed economista italiano, fu ministro nel quinto Governo De Gasperi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Docente di economia già nel 1904. Dopo una militanza giovanile nel movimento repubblicano mazziniano e saffiano, fu interventista e nel 1921 si candidò al Parlamento con i liberali, ma non fu eletto.

Come esponente del Partito Repubblicano Italiano, partecipò al VII Congresso del Partito, tenutosi a Forlì nel 1903. Vi tenne una relazione su Gli aggravi sul consumo e l'economia nazionale. Il Congresso, però, non approvò il suo ordine del giorno sulla riforma fiscale[1]. Nel Congresso del 1905, a Genova, invece, riuscì a far approvare la sua mozione antiprotezionista. In effetti, Giovannini è uomo di punta della Lega antiprotezionista.

Nel 1921, a seguito di un appello diretto "all'unione e organizzazione" delle forze liberali, promosso da Giuseppe Montanara nell'ambito del Convegno della Stampa Liberale di Ravenna, si decise di nominare una commissione che facesse il censimento di tutti i gruppi, le associazioni e le organizzazioni italiane di stampo liberale, cercando di convogliarle ad un congresso unitario.[2].

Il compito, per nulla facile, venne affidato ad una commissione, composta da Giovannini, Corrado Gay e Giuseppe Mascagni. La commissione adempì il suo incarico riuscendo solo parzialmente nell'opera di mobilitazione e coinvolgimento delle varie anime dell'allora enorme e sfaccettato movimento liberale italiano; essa, inoltre, procedette alla preparazione logistica dell'assise e all'elaborazione delle linee programmatiche[3].

Il congresso si tenne a Bologna dall'8 al 10 ottobre 1922, chiudendosi con la costituzione del Partito Liberale, l'approvazione dello Statuto e del Programma e l'elezione del primo direttivo, a cui venne chiamato anche Giovannini come segretario politico[4]. L'attività del partito fu però quasi nulla ed esso venne poi sciolto dal regime nel 1926.

Nel 1924 riuscì ad approdare alla Camera dei deputati nel Listone nazionale, con fascisti e liberali di destra. Dopo il delitto Matteotti ritirò il suo sostegno al governo ma non aderì all'Aventino, decidendo di schierarsi con l'opposizione costituzionale organizzata in aula attorno a Giovanni Giolitti.

Finita la legislatura nel 1929, si dedicò all'insegnamento di economia politica all'Università di Bologna. Amico di Dino Grandi, quando questi acquisì la proprietà del Resto del Carlino vi collaborò e, dopo il 25 luglio 1943, quando con l'approvazione dell'ordine del giorno Grandi, Benito Mussolini fu costretto a dimettersi, ne divenne direttore per 45 giorni, sufficienti per una condanna a 30 anni da parte del tribunale della RSI[5].

Nel dopoguerra rappresentò il PLI alla Consulta nazionale e nel 1948 fu eletto deputato alla Camera per i liberali nel Collegio unico nazionale.[6] Nel 1947 fu eletto vice presidente del PLI [7]. Nel luglio 1949 fu chiamato a far parte della delegazione italiana all'assemblea del Consiglio d'Europa.

Fu ministro senza portafoglio nel V governo presieduto da Alcide De Gasperi dal 23 maggio 1948 al 27 gennaio 1950. Dal 1950 al 1954 ricoprì la carica di presidente del Consiglio superiore del commercio interno. Non fu rieletto alla Camera nel 1953 e si dedicò alla storia del partito liberale.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il pensiero economico di Giuseppe Mazzini, Bologna, A. Garagnani e figli, 1904.
  • Carlo Cattaneo economista, Bologna : N. Zanichelli, 1905.
  • Fatti e principii nel mondo economico, Bologna, Zanichelli, 1936.
  • I problemi della libertà, Roma, Staderini, 1946.
  • Il partito liberale italiano, Milano, Nuova Accademia editrice, 1958.
  • Travaglio per la libertà, 1943-1947, Bologna, Cappelli, 1962.
  • Il rifiuto dell'Aventino, Bologna, Il Mulino, 1966.
  • 8 settembre 1943 : pietà e tragedia, Roma, Ciarrapico, 1974.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cf. E. Giretti, Gli aggravi sul consumo e l'economia nazionale, in Giornale degli economisti, dicembre 1903, p. 597. Si veda anche L. Tedesco, L'alternativa liberista in Italia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, pp. 220-221.
  2. ^ Storia dei partiti politici italiani di Francesco Leoni, Alfredo Guida editore, Napoli 2001, pag. 440
  3. ^ Storia dei partiti politici italiani di Francesco Leoni, Alfredo Guida editore, Napoli 2001, pag. 440-441
  4. ^ Storia dei partiti politici italiani di Francesco Leoni, Alfredo Guida editore, Napoli 2001, pag. 441
  5. ^ Archivio storico della Camera
  6. ^ Sito della Camera dei deputati
  7. ^ Dizionario Biografico degli Italiani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Pertici, «GIOVANNINI, Alberto», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 56, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2001.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore del Resto del Carlino Successore
Giovanni Telesio 28 luglio - 9 settembre 1943 Giorgio Pini
Controllo di autoritàVIAF (EN232756775 · ISNI (EN0000 0001 0866 4037 · SBN RAVV015213 · LCCN (ENnr94038515 · GND (DE103350288X · BNF (FRcb12278825q (data) · J9U (ENHE987007278152305171 · WorldCat Identities (ENlccn-nr94038515