Accordatura aurea

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La accordatura aurea[senza fonte] o scientifica[senza fonte] si riferisce a una speciale intonazione, storicamente impiegata in alcuni teatri e corti europee, che fissa il la centrale a 432 Hz (hertz). Con i rapporti tra le note determinati in base al temperamento equabile, il do centrale risulta intonato a 256,87 Hz, anziché ai circa 261,62 Hz dell'intonazione standard (con il la a 440 Hz). Se invece si utilizza l'antica scala pitagorica, il medesimo do risulta alla frequenza di 256 Hz.

Il do a 256 Hz è adottato anche in alcuni documenti scientifici per comodità di calcolo: la frequenza dei do di tutte le ottave risulta una potenza di 2 (utile a fini computazionali)[1].

Benché alcuni sostengano che l'accordatura aurea sia in qualche modo collegata a benefici sulla salute degli ascoltatori[2], non vi è alcuna prova scientifica che questo sia effettivamente vero.[3][4][5]

Tuttavia si deve considerare che, con il do centrale a 256 Hz, un'accordatura basata sul temperamento equabile porta ad avere il la intonato a:

(non a 432 Hz), mentre solo l'uso della scala pitagorica fornisce:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fino al XVII secolo l'intonazione degli strumenti musicali variava molto da paese a paese, a seconda dell'uso che se ne faceva e della scuola di appartenenza dei musicisti. Il la centrale variava quindi da 370 fino 560 hertz[6].

Jonathan Tennenbaum, in A Brief History of Musical Tuning[7], considera che tra i primi riferimenti espliciti dell'intonazione con il do centrale a 256 hertz fu fatta dal fisico Joseph Sauveur (1653-1716), considerato il padre della fisica acustica. Joseph Sauveur, contemporaneo di J.S. Bach, sviluppò un metodo tecnico per determinare l'esatta intonazione di una nota espressa in cicli per secondo. Qualche decennio dopo un suo collega, Ernst Chladni, definì in un libro sulla teoria musicale il do a 256 hertz come un'intonazione scientifica.

Dopo la caduta di Napoleone, nel 1815, al Congresso di Vienna lo Zar Alessandro I chiese un suono più “brillante” e tale richiesta fu supportata poi da tutte le famiglie reali d'Europa[7]. Tale istanza fu osteggiata dai musicisti classici ma la scuola romantica, guidata dal pianista Franz Liszt e dal compositore Richard Wagner sostenne l'intonazione più alta nel periodo tra il 1830 e il 1840[2].

Nel 1859, il governo francese, sotto l'influenza di una commissione di compositori sostenitori del belcanto, uniformò per legge il la a 435 hertz, intonazione tra le più basse del periodo. In seguito, nel 1884, il governo italiano emise un decreto per la normalizzazione del diapason a 432 vibrazioni per secondo, normalizzazione richiesta da Giuseppe Verdi e altri musicisti italiani riuniti al congresso di Milano nel 1881[8][9]. In una lettera alla commissione musicale del Governo, riportata nel decreto, Verdi scrisse[10]:

« Fin da quando venne adottato in Francia il diapason normale, io consigliai venisse seguito l'esempio anche da noi; e domandai formalmente alle orchestre di diverse città d'Italia, fra le altre a quella della Scala, di abbassare il corista uniformandosi al normale francese. Se la Commissione musicale istituita dal nostro Governo crede, per esigenze matematiche, di ridurre le 435 vibrazioni del corista francese in 432, la differenza è così piccola, quasi impercettibile all'orecchio, ch'io aderisco di buon grado. Sarebbe grave, gravissimo errore adottare, come viene da Roma proposto, un diapason di 450. Io pure sono d'opinione con lei che l'abbassamento del corista non toglie nulla alla sonorità ed al brio dell'esecuzione; ma dà al contrario qualche cosa di più nobile, di più pieno e maestoso che non potrebbero dare gli strilli di un corista troppo acuto. Per parte mia vorrei che un solo corista venisse adottato in tutto il mondo musicale. La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome la a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un si bemolle a Roma? »

A parte in Italia e Francia, le oscillazioni del diapason variavano non solo da nazione a nazione ma anche da un genere musicale all'altro (musica sinfonica, di teatro, da chiesa). Il "diapason normale" cui si riferisce Verdi è quello conservato al Museo del Conservatorio nazionale di Parigi, mentre il diapason riportato nel decreto italiano ed approvato alla unanimità al congresso dei musicisti italiani del 1881, è quello proposto inizialmente dal fisico Sauveur e poi dai suoi colleghi Meerens, Savart e dagli scienziati Montanelli e Grassi Landi.

Un anno dopo il decreto promulgato dal governo italiano sul la a 432 hertz, un congresso a Vienna decretò che non era possibile standardizzare alcuna intonazione e nei teatri europei e statunitensi si continuò a tenere il la a 432-435 cicli per secondo[7].

In Gran Bretagna divenne uno standard l'intonazione con il la a 439 Hz per via di un'errata interpretazione della regola francese[11]. Nel 1917 l'American Federation of Musicians accettò il la a 440 Hz come intonazione standard[12] e nel 1920 lo fecero anche la Musical Industries Chamber of Commerce e l'American Standards Association[13]. Solo nel settembre 1938, la Commissione Acustica della Radio di Berlino richiese alla British Standard Association di organizzare un congresso a Londra per adottare internazionalmente l'intonazione a 440 Hz della radio tedesca[7].

Questo congresso fu tenuto poco prima della guerra, nel maggio-giugno del 1939 e giunse a un accordo per il la a 440 Hz, molto vicino a quella usata in Gran Bretagna. Questa frequenza fu scelta probabilmente come compromesso tra gli standard precedentemente accettati e le tendenze del momento, che vedeva salire le intonazioni[11].

Nell'ottobre del 1953 fu organizzato un secondo congresso a Londra dall'organizzazione internazionale per la normazione con lo stesso intento di adottare internazionalmente il la a 440 hertz. L'ISO promosse una risoluzione in questo senso perché lo standard rimaneva non rispettato e alcune orchestre tendevano a usare intonazioni più alte[11].

Solamente nel 1971 l'intonazione con il La corista a 440 Hz fu riconosciuta sul piano giuridico da una delegazione nominata dal Consiglio d'Europa a cui si adeguò anche l'Italia[2].

Proposta per il ripristino del la verdiano[modifica | modifica wikitesto]

Oggi lo Schiller Institute ed alcuni esponenti del belcanto, tra cui il tenore Carlo Bergonzi e il baritono Piero Cappuccilli, promuovono il la a 432 hertz come intonazione più consona al registro umano nel repertorio verdiano[14][15].

Per il ripristino del la verdiano fu preparato un disegno di legge su iniziativa dei senatori Boggio, Mezzapesa, Cappelli e Azzarà e comunicato alla presidenza in data 20 luglio 1988[10].

Musica contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Enrico Marchioro, musicista padovano, è il primo ad avere ideato e a suonare un sassofono ad intonazione naturale in cui la frequenza di riferimento è 432 Hz. Il musicista italiano Enzo Crotti ha realizzato un CD di chitarra classica registrato a 432 Hz dal titolo "Some Little Musical Things", inoltre dalle ricerche compiute da quest'autore è stato pubblicato un libro sulla musica a 432 Hz integrale in cui si descrive un nuovo tipo di musica che unisce matematica e arte musicale[16].

In Italia Massimo Varini ha realizzato nel 2014 un album dal titolo "Relax and Sleep at 432 Hz", eseguendo propri brani con questa particolare accordatura su di una Martin Guitars "OM18 Authentic 1933" ricostruita esattamente come l'inventore della chitarra acustica moderna costruiva queste chitarre nel 1933.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marshall Long, Architectural acoustics, p. 81, Elsevier, 2006 ISBN 0-12-455551-9.
  2. ^ a b c Riccardo Tristano Tuis, 432 Hertz: La Rivoluzione Musicale – F.A.Q., su 432hertzlarivoluzionemusicale.com. URL consultato il 3 novembre 2013.
  3. ^ Summary — Dr. Daniel J. Levitin, su daniellevitin.com. URL consultato il 13 giugno 2016.
  4. ^ (EN) Pitch shifting to 432 Hz doesn’t improve music, su The Sound Blog, 13 dicembre 2013. URL consultato il 13 giugno 2016.
  5. ^ Nicole K. Flaig e Edward W. Large, Dynamic musical communication of core affect, in Frontiers in Psychology, vol. 5, 17 marzo 2014, DOI:10.3389/fpsyg.2014.00072. URL consultato il 13 giugno 2016.
  6. ^ Bencivelli. Da 423 fino a 567 secondo Tuis
  7. ^ a b c d Jonathan Tennenbaum, A Brief History of Musical ,Tuning, su schillerinstitute.org. URL consultato il 7 novembre 2013.
  8. ^ Bencivelli
  9. ^ Tale decreto è ora conservato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Tuis
  10. ^ a b Il disegno di legge per il La di Verdi, MoviSol.org. URL consultato il 3 novembre 2013.
  11. ^ a b c (EN) Lynn Cavanagh, A brief history of the establishment of international standard pitch a=440 hertz (PDF), wam.hr. URL consultato il 7 novembre 2013.
  12. ^ Tor Halmrast, Tune in to ISO 16! (PDF), in ISO Focus+, vol. 3, n. 10 Nov-Dic 2012, pp. 25-27.
  13. ^ Colin Dickey, Pitch Battles, in The Believer, vol. 11, n. 1 gen 2013. (archiviato dall'originale il ).
  14. ^ Una nuova iniziativa per il diapason di Verdi, su movisol.org. URL consultato il 4 novembre 2013.
  15. ^ Musica: Presentato il manuale: "Canto e diapason", in Adnkronos, 10 giugno 1996. URL consultato il 9 novembre 2013.
  16. ^ CROTTI, ENZO., MUSICA A 432 HZ INTEGRALE., LULU COM, 2016, ISBN 9781326765705, OCLC 980432245.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]