Abbazia di San Pietro ad Montes

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Abbazia di San Pietro ad Montes
Abbazia di San Pietro ad Montes (Piedimonte di Casolla, Caserta), facciata 01.jpg
L'abbazia di San Pietro ad Montes
StatoItalia Italia
RegioneCampania Campania
LocalitàPiedimonte di Casolla
ReligioneCattolicesimo
Diocesi Caserta
Inizio costruzioneXI secolo

L'abbazia di San Pietro ad Montes[1] era un'abbazia benedettina di Caserta.

Ciò che resta del complesso monastico benedettino con basilica in stile romanico, è situato ai piedi del Monte Virgo nel territorio di Piedimonte di Casolla[2] , frazione del Comune di Caserta, lungo la strada che conduce a Casertavecchia. Una vecchia tradizione ripresa dal Pratilli[3] e dal Giustiniani[4] ma sulla quale non vi sono testimonianze archeologiche in situ, riteneva che la basilica fosse stata realizzata nel luogo ove in epoca romana sorgeva un tempio dedicato a Giove Tifatino. Resti di un tempio dedicato al padre degli dei sono stati ritrovati, invece, nel 1997 a qualche chilometro di distanza nel territorio del comune di Casagiove. È molto probabile però che da questo tempio derivi parte del materiale di spoglio con il quale è stata costruita la basilica[5].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie storiche sull'abbazia risalgono al 1165, allorquando Roberto, conte di Caserta, concesse alcuni privilegi al complesso monastico. Tuttavia le caratteristiche strutturali dell'edificio, che rimandano al modello dettato dall'abate Desiderio, fanno ritenere che il nucleo principale sia stato realizzato nella seconda metà dell'XI secolo, lo stesso periodo in cui fu costruita la cattedrale di San Michele Arcangelo in Casertavecchia. L'abbazia appartenne ai padri benedettini fino al 1435, anno della morte dell'abate Ruggiero, allorquando il complesso fu concesso "in commenda" a Tommaso Latro, esponente di una nobile famiglia casertana. Trascurato dai successivi abati risorse per breve tempo grazie all'abate commendatario Tommaso Ruffo, che nel 1730 la affidò ai padri della Congregazione della dottrina cristiana. Nel 1795 fu riconosciuta regio patronato e i suoi beni furono incorporati nella Reale amministrazione di san Leucio[6]. Nel 1866 il convento fu soppresso e da allora la struttura è stata utilizzata per gli scopi più diversi. Nel 1895 l'edificio fu dichiarato momumento nazionale. Durante la seconda guerra mondiale il convento fu occupato dagli sfollati del fronte di Cassino che danneggiarono i locali e la chiesa. Dopo il conflitto la chiesa è stata restaurata e il convento è stato utilizzato dall'Ordine delle suore oblate del Sacro Cuore, che vi hanno soggiornato fino al 1990. Oggi il complesso monastico è utilizzato in comodato d'uso come struttura semiresidenziale da un Centro terapeutico per la lotta alla tossicodipendenza ed è visitabile solo dietro precisa richiesta e per gruppi selezionati o in occasione di manifestazioni culturali.

Architettura e arte [7][modifica | modifica wikitesto]

La basilica, addossata alle pendici del monte, che ne ha condizionato la distribuzione planimetrica, si presenta con pianta rettangolare, senza transetto e con absidi cieche, un tempo affrescate, addossate alla roccia calcarea. Essa è a tre navate separate da dodici colonne di granito e porfido sormontate da capitelli ionici, corinzi e compositi che sostengono archi a tutto sesto. Sia le colonne che i capitelli sono di probabile provenienza dal tempio di epoca romana.

La facciata in tufo a doppio spiovente prospetta verso il fondovalle ed è racchiusa in un piccolo cortile interno, probabilmente eretto nel corso del settecento, che la nasconde alla vista. Essa è preceduta da una alta gradinata e da un portico del XIII secolo a cinque campate con volta a crociera impostato su pilastri di tufo e di cotto che definiscono tre archi a tutto sesto. Nella parte alta presenta un timpano e tre monofore a tutto sesto.

Interessante il portale d'ingresso con iscrizione dedicatoria a San Pietro ove si invoca la protezione del santo, la cui figura è dipinta ad affresco nella lunetta sovrastante. All'interno sono presenti diverse tracce di affreschi, risalenti alla fine dell'XI secolo, che rappresentano episodi tratti dall'Antico e dal Nuovo Testamento (una Natività, tre scene della Madonna in trono col Bambino e santi, episodi della Vita di Gesù e una crocifissione). Ancora leggibili sono parte del giudizio universale sulla controfacciata, il ciclo pittorico sulla parete occidentale della navata maggiore e quelli sui muri delle navate laterali. Rilevanti le affinità stilistiche e iconografiche con i pressoché coevi affreschi della basilica di Sant'Angelo in Formis. Di epoca posteriore, invece, sono gli affreschi sulle pareti esterne del portico (fine del XIV secolo) e sulle pareti della navata orientale (con ogni probabilità del XVI secolo).

Affiancato alla chiesa il possente campanile in rovina, a pianta quadrata, anch'esso in tufo e materiali di spoglio, seppure di successiva realizzazione. Ancora oggi evidente è l'originario carattere difensivo della struttura che nonostante le precarie condizioni di conservazione mostra ancora sul lato meridionale una bella bifora con capitello (prob. del XIII secolo).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Pistilli, Il complesso abbaziale di S.Pietro ad Montes, in “Architetti Caserta” – Rivista dell’Ordine degli Architetti di Caserta, anno V, 1993, n.2, pp.8-15..
  2. ^ Sito internet dell'Arcipretura di Casolla Archiviato il 6 settembre 2011 in Internet Archive.
  3. ^ Francesco Maria Pratilli, prete, archeologo e antiquario capuano, nella sua opera Della Via Appia, vol. III, Napoli 1745, sostenne, non senza contraddizioni, che il tempio Tifatinus si trovava nel casale di Piedimonte di Caserta
  4. ^ Lorenzo Giustiniani, erudito, viaggiatore, giureconsulto e biografo del Regno di Napoli, basandosi sostanzialmente su quanto riportato dal Pratilli, sostenne a p. 226 della sua opera Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, tomo III, Napoli, 1797: «Si vuole detto così dal tempio di Giove, che vi era, e che tuttavia mostrano gli avanzi dov'è il monistero di S. Pietro de' monaci Cassinesi»
  5. ^ A pag. 406 della sua opera sulla Campania del 1989 J. Beloch, fondandosi su quanto riportato sulla Tabula Peutingeriana, pose il tempio di Juppiter Tifatinus a sud-est del tempio di Diana, sulle colline tifatine sostenendo che: «I contrafforti collinari del Tifata sono l'altura più vicina del territorio intorno a Capua, e perciò sarà da porre qui il Capitolium. L'ipotesi più diffusa lo colloca a San Pietro in Piedimonte presso Caserta, e le antiche colonne della cattedrale di questa località dovrebbero provenire da qui: probabilmente esso si trovava più vicino alla città, forse sulla costa delle Monache sopra San Prisco»
  6. ^ Associazione Culturale "Francesco Durante" Caserta Archiviato il 5 marzo 2016 in Internet Archive.
  7. ^ Francesco Pistilli, S. Pietro ad Montes: storia e progetto. Un intervento minimo. Rivista Frammenti, 1993. Monografia - Testo a stampa - Codice identificativo IT\ICCU\NAP\0072816 - Biblioteca della Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico per le provincie di Caserta e Benevento - Caserta.

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