Casertavecchia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Casertavecchia
frazione
Casertavecchia – Veduta
Il borgo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Caserta-Stemma.png Caserta
ComuneCaserta-Stemma.png Caserta
Territorio
Coordinate41°05′48″N 14°21′59″E / 41.096667°N 14.366389°E41.096667; 14.366389 (Casertavecchia)Coordinate: 41°05′48″N 14°21′59″E / 41.096667°N 14.366389°E41.096667; 14.366389 (Casertavecchia)
Altitudine401 m s.l.m.
Abitanti187
Altre informazioni
Cod. postale81100
Prefisso0823
Fuso orarioUTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Casertavecchia
Casertavecchia
Sito istituzionale

Casertavecchia (frazione di Caserta) è un borgo medievale che sorge alle pendici dei monti Tifatini a circa 401 metri di altitudine e a 4 km di distanza in direzione nord-est da Caserta. In epoca medievale costituì il centro di Caserta. Dal 1960 è tra i monumenti nazionali italiani.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La torre del castello

Le origini di Casertavecchia sono ancora incerte, ma secondo alcune informazioni estrapolate da uno scritto del monaco benedettino Erchemperto, Historia Langobardorum Beneventanorum già nell'anno 861 d.C. esisteva un nucleo urbano denominato Casa Hirta (dal latino: "villaggio posto in alto").

Il borgo ha subìto nel corso della storia varie dominazioni.

Originariamente appartenente ai Longobardi, Landolfo dei Longobardi di Capua alla morte del padre, il conte Landone, s'impossessa della città; ma lo zio, Pandone il Rapace riesce ad agguantarlo, dopo l'863 Casertavecchia fu occupata dal figlio del Rapace, Landolfo. Ma solo nell'879 con l'altro figlio del Rapace, Pandolfo, comincia la serie dei conti di Caserta.

A seguito delle incursioni saracene e alle devastazioni delle città della pianura, gli abitanti e il clero delle zone circostanti, in particolare quelli della scomparsa città di Calatia, trovarono in Casertavecchia, protetta dalle montagne, un rifugio sicuro.

In questo periodo la popolazione aumentò endore con la costruzione dell'attuale cattedrale, consacrata al culto di San Michele Arcangelo. Con alterne vicende il borgo passò sotto la dominazione sveva con Riccardo di Lauro (1232-1266), il quale accrebbe l'importanza del borgo anche da punto di vista politico.

Nel 1442 il borgo passò sotto la dominazione aragonese, iniziando così la sua lunga e progressiva decadenza: a Casertavecchia restarono solo il vescovo e il seminario.

Con l'avvento dei Borbone e la costruzione della Reggia, Caserta diventa il nuovo centro di ogni attività a scapito di Casertavecchia, alla quale, nel 1842, viene tolto il vescovado, anch'esso trasferito a Caserta.

Nel 1960 l'insediamento di Casertavecchia è stato inserito nella lista dei monumenti nazionali italiani[1]. Da allora il borgo ha conosciuto un progressivo ritorno di interesse, legato principalmente al turismo.

Il borgo[modifica | modifica wikitesto]

Il Duomo di San Michele Arcangelo
Via di Casertavecchia

Il borgo di Casertavecchia è meta di interesse turistico per via del Duomo, del campanile, dei resti del castello e delle strade dell'intero borgo che ricordano lo splendore di un tempo che fu.

Il notevole panorama fruibile in molti punti del borgo, la frescura estiva e i numerosi locali e pizzerie fanno sì che spesso gli abitanti dei dintorni vadano a trascorrere il sabato sera nelle vie del borgo.

Molte sono le manifestazioni folkoristiche, che si svolgono annualmente a Casertavecchia e nei Borghi limitrofi di Casola, Pozzovetere e Sommana che hanno contribuito alla rivalutazione del territorio.

Miti e leggende[modifica | modifica wikitesto]

Al periodo nel quale Casa Hirta divenne Normanna risale l'ampliamento della cattedrale che viene costruita integrando materiali di spoglio di monumenti romani di altri edifici. Allora nacque la leggenda che lega la cattedrale alle fate. Si racconta che le colonne in marmo della cattedrale provenissero dalla cattedrale dell'antica Calatia che era posta in pianura e che il loro peso non consentisse di trasportarle a Casertavecchia per l'allora impervia strada. Allora ci si rivolse alle fate che si trovavano sui monti Tifatini. Queste non si fecero pregare nell'esaudire la richiesta e ciascuna di loro trasportò una colonna con facilità per la difficile salita, volando direttamente dalla pianura alla cima del monte, tenendo ognuna di loro una colonna in bilico sulla testa. Così la costruzione della cattedrale poté finalmente essere ultimata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ D.p.r. n. 1639 del 15 ottobre 1960

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN242717510
Campania Portale Campania: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di campania