Yacouba Sawadogo

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Yacouba Sawadogo (...) è un agricoltore burkinabè.

Originario del Burkina Faso (zona centro-occidentale dell'Africa, nota un tempo come "Alto Volta"), ha riproposto e perfezionato con buon esito alcune tecniche di agricoltura tradizionale tipiche della regione, conseguendo il recupero di suoli anche gravemente danneggiati dalla siccità, abbandonati totalmente perché considerati aree desertificate.

Retroterra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sahel.

Le porzioni settentrionali del Burkina Faso sono considerate parte del "Sahel Belt", una regione semi-arida che si trova stretta tra il deserto del Sahara a nord e la savana subtropicale a sud. La regione soffre periodicamente la siccità. La più recente grande siccità avvenne durante gli anni settanta, provocando una carestia che ha ucciso moltissime persone.

Un effetto della siccità è stata una estesa desertificazione. In combinazione con altri fattori come l'eccessivo pascolo, un'inadeguata gestione della terra (aratura nel senso sbagliato, mancata rotazione delle colture, scarsità di fertilizzante, piante inadeguate, eliminazione di barriere di piante che ostacolano il vento e il precipitoso scorrimento dell'acqua piovana), e la sovrappopolazione (che implica l'uccisione degli alberi per eccessiva asportazione di rami che servono per cucinare e illuminazione), la siccità porta a un sostanziale aumento della terre desolate, particolarmente sulle pendici, a causa della difficoltà nel coltivare terre in declive.[1] Abbandonato a sé stesso, il suolo esperimenta l'aumento dell'erosione e della compattazione del suolo, che diventa troppo duro per poter essere perforato dalle radici dei germogli.

Riabilitazione dei suoli[modifica | modifica wikitesto]

Assieme a Mathieu Ouédraogo, un altro innovatore locale dei metodi agricoli, negli anni ottanta, Yacouba Sawadogo inizia a sperimentare tecniche per riabilitare il suolo danneggiato. Si affidava semplici approcci tradizionali della regione: piccoli muretti di basse pietre ("cordon pierreux") e le fosse zaï. Sia Sawadogo che Ouédraogo si sono impegnati per estendere le loro tecniche a tutta la regione.

Cordons pierreux[modifica | modifica wikitesto]

I "cordons pierreux" sono sottili e basse linee di pietre delle dimensioni di un pugno disposte lungo la stessa quota altimetrica nei campi, con lo scopo formare un sistema per la cattura dell'acqua piovana che precipita in modo torrenziale in alcune stagioni. Quando cade la pioggia spinge in basso fango e detriti per i terreni, che poi si accumula nei cordoni formando delle micro-dighe. Rallentando il flusso dell'acqua permette un migliore assorbimento da parte del terreno sottostante. I punti di accumulo dei detriti forniscono anche dei punti comparativamente più fertili e più morbidi che permettono a qualsiasi pianta locale di germogliare. Allora le piante, spesso erbacee, rallenteranno ancora di più le prossime piogge, ed infine le loro radici romperanno il suolo compattato, permettendo così ulteriore infiltrazioni d'acqua.[2]

Fosse Zaï[modifica | modifica wikitesto]

Le fosse oppure buchi Zaï catturano l'acqua in maniera semplice, sono buche scavate spaccando il terreno argilloso, parzialmente impermeabile, reso duro dalla cottura continua da parte del cocente sole sub-tropicale. Scavando queste fosse, zappando la coltre di terreno duro e asciutto, si sostituisce il contenuto con una miscela di foglie morte, legnetti, sassi, spazzatura, terra e sabbia, pratica usata tradizionalmente in modo limitato per rigenerare la terra. Yacouba Sawadogo introdusse alcune modifiche, come le maggiori dimensioni e profondità delle fosse, l'aggiunta di grandi quantità di escrementi animali assieme a maggiori quantità di spazzatura biodegradabile, che costituivano una robusta dose di nutrienti tale da consentire la crescita di piante di buone dimensioni, abbastanza robuste. Specialmente gli escrementi animali attraggono termiti, che costruendo piccoli condotti aiutano a frammentare ulteriormente il suolo.[1] Gli Zaï holes sono stati utilizzati per coltivare alberi di vari tipi, e graminacee adatte ai climi secchi, come il miglio e il sorgo.

Diffusione delle tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Per promuovere questi metodi, particolarmente le buche zaï, Yacouba Sawadogo organizza biennalmente i "Giorni di Mercato" nella sua campagna nei pressi del villaggio di Gourga. Spesso arrivano agricoltori da più di cento villaggi della regione, che condividono campioni di semi, si scambiano consigli e trucchi e imparano reciprocamente.[3]

Conflitto con il governo del Burkina Faso[modifica | modifica wikitesto]

In un periodo che supera le due decadi, il lavoro di Yacouba Sawadogo con le fosse zaï permise di creare un'area forestale di circa 50 acri. In seguito quest'area è stata annessa dalla vicina città di Ouahigouya, sotto gli auspici di un programma governativo per aumentare le risorse della città.[2] Da quel che prevede il programma, Yacouba Sawadogo e i suoi famigliari più prossimi hanno il diritto a ricevere fino a un decimo di 4.000 m², e non riceveranno alcun'altra compensazione.

Sawadogo sta cercando di racimolare 20.000 dollari statunitensi per acquistare quelle terre.[4]

Yacouba Sawadogo è il principale soggetto e interprete del film documentario The Man Who Stopped the Desert, realizzato dalla 1080 Films, che venne proiettato per la prima volta nel Regno Unito nella primavera del 2010.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Kaboré, Daniel and Chris Reij. "The Emergence and Spreading of an Improved Traditional Soil and Water Conservation Practice in Burkina Faso". International Food Policy Research Institute, February 2004. http://www.ifpri.org/publication/emergence-and-spreading-improved-traditional-soil-and-water-conservation-practice-burkin (last accessed 10 April 2010)
  2. ^ a b Mann, Charles C. "Our Good Earth: The future rests on the soil beneath our feet." National Geographic, September 2008. http://ngm.nationalgeographic.com/2008/09/soil/mann-text (last accessed 15 September 2008)
  3. ^ Indigenous Knowledge Notes #77, The World Bank, February 2005. http://www.worldbank.org/afr/ik/iknt77.htm (last accessed 15 September 2008)
  4. ^ Leonard, Andrew. "How to help Yacouba Sawadogo". Salon.com, Sept. 11, 2008 15:18 PDT. http://www.salon.com/tech/htww/2008/09/11/helping_sawadogo/index.html (last accessed 15 September 2008)
  5. ^ http://www.1080films.co.uk/project-mwsd.htm

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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