Wushi'er Bingfang

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Ricette per cinquantadue alimenti contiene la prima menzione conosciuta, nella storia, di qinghao 青蒿, o Artemisia annua,[1]. Vi appare come rimedio contro le emorroidi femminili,[2] mentre in testi medici successivi viene raccomandata per il trattamento della febbre intermittente. Negli anni 1970 l'artemisinina venne isolata dall'artemisia annua e fu scoperto che aveva delle proprietà antimalariche.[3]

Wushi'er Bingfang (lingua cinese 五十二病方), o Ricette per cinquantadue alimenti, è un testo medico dell'antica Cina scoperto nel 1973 a Mawangdui in una tomba che era stata sigillata nel 168 a.C. sotto la dinastia Han.[4] Il testo era copiato in scrittura seal su fogli di seta intorno al 215 a.C. sotto la dinastia Qin, ma potrebbe essere molto anteriore.[5] I moderni editori gli hanno scelto quel titolo perché il testo inizia con una lista di cinquantadue disturbi per i quali sono fornite le ricette.[6] Il formulario presenta più di 250 esorcismi e le cure a base di farmaci per disturbi quali verruche, emorroidi, ernia inguinale e morsi di serpente.[7] Fra gli altri trattamenti medici, il testo tratta di incisione drenaggio e cauterizzazione, ma non fa menzione di agopuntura e di moxibustione.[8]

Con circa 9 950 caratteri, Wushi'er Bingfang è il più lungo testo medico trovato nelle antiche tombe cinesi.[9] Assieme agli altri manoscritti trovati (da Zhangjiashan e Wuwei, fra gli altri), ha messo in luce lo sviluppo precoce della medicina cinese.[10] Esso illustra, per esempio, che le pratiche magiche e gli incantesimi erano un metodo terapeutico comune nella società cinese del tempo.[11] Poiché mostra lo sviluppo della teoria dei canali di energia ad uno stadio primitivo ma non menziona la dottrina dello Yinyang e delle cinque fasi, ha indotto gli storici a datare il più sofisticato Huangdi Neijing (Canone di medicina interna dell'imperatore giallo) al I secolo a.C.[12]

Il manoscritto originale del Wushi'er Bingfang si trova nell'Hunan Provincial Museum di Changsha.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plants & Fungi: Artemisia annua, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 24 agosto 2013.
  2. ^ Harper 1998, p. 272 .
  3. ^ Hsu 2006, p. 666 .
  4. ^ Harper 1998 , pp. 14-15.
  5. ^ Harper 1998, p. 23 .
  6. ^ Harper 1998, p. 24 .
  7. ^ Harper 1998 , pp. 24 and 73; Harper 1999, p. 875 .
  8. ^ Harper 1998, p. 92 .
  9. ^ Harper 1998, p. 23 .
  10. ^ Unschuld and Zheng 2005 , pp. 21-22; Lo 2002 , pp. xxviii-xxxvii.
  11. ^ Harper 1998, p. 56 .
  12. ^ Sivin 1993, p. 199
    Lo 2002, p. xxxii
    .
  13. ^ Harper 1998, p. 16 .

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Donald J. Harper, Early Chinese Medical Literature: The Mawangdui Medical Manuscripts, London and New York, Kegan Paul International, 1998, ISBN 0-7103-0582-6..
  • Donald Harper, Warring States Natural Philosophy and Occult Thought in Michael Loewe and Edward Shaughnessy (a cura di), The Cambridge History of Ancient China: From the Origins of Civilization to 221 B.C., Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 813–884, ISBN 0-521-47030-7..
  • Elisabeth Hsu, Reflections on the 'discovery' of the antimalarial qinghao in British Journal of Clinical Pharmacology, vol. 61, nº 6, 2006, pp. 666–670, DOI:10.1111/j.1365-2125.2006.02673.x, PMC 1885105, PMID 16722826..
  • Vivienne Lo, Introduction in Lu Gwei-djen and Joseph Needham (a cura di), Celestial Lancets: A History and Rationale of Acupuncture and Moxa, London and New York, Routledge Curzon, 2002, pp. xxv-li, ISBN 0-7007-1458-8..
  • Nathan Sivin, Huang ti nei ching 黃帝內經 in Michael Loewe (a cura di), Early Chinese Texts: a Bibliographical Guide, Berkeley, California, The Society for the Study of Early China AND The Institute of East Asian Studies, University of California, Berkeley, 1993, pp. 196–215, ISBN 1-55729-043-1..
  • Unschuld, Paul U., and Zheng Jingsheng, Manuscripts as sources in the history of Chinese medicine in Vivienne Lo and Christopher Cullen (a cura di), Medieval Chinese medicine: The Dunhuang medical manuscripts, London and New York, RoutledgeCurzon, 2005, pp. 19–44, ISBN 0-415-34295-3..