William Howard Russell

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« Alle 11.35 non rimaneva un solo soldato britannico, tranne i morti ed i moribondi, davanti agli insanguinati cannoni moscoviti »
(William H. Russell dal fronte di Crimea)
William Howard Russell intorno al 1854.

William Howard Russell (Dublino, 28 marzo 1820Londra, 11 febbraio 1907) è stato un giornalista irlandese.

È stato definito da David Randall «L'uomo che inventò le corrispondenze di guerra». Scrisse per il Times di Londra per il quale seguì la Guerra di Crimea, trasmettendo via telegrafo i suoi articoli.

La carriera[modifica | modifica sorgente]

Nel 1844, a 24 anni, Russell iniziò la sua carriera giornalistica come corrispondente del Times a Dublino, durante il processo a Daniel O'Connell.
A causa della mancanza del telegrafo, Russell dovette recarsi a Londra di corsa, affinché il Times fosse il primo giornale a comunicare la notizia.
Una volta entrato nella sede del giornale, esausto, disse a quello che credeva essere un linotipista il verdetto: colpevole.
In realtà si trattava di un reporter del Morning Herald, giornale concorrente, che riuscì così a pubblicare per primo la notizia.
Negli anni successivi fece da corrispondente presso il Parlamento, coprendo anche notizie quali i funerali di Willington nel 1852.

Nel 1854 il direttore del giornale, John Delane, lo inviò in Crimea come corrispondente di guerra: egli fu il primo giornalista civile a svolgere questo compito.

Nell'ottobre del 1854 descrisse la rovinosa carica della cavalleria leggera a Balaklava e le difficili condizioni dei soldati inglesi al fronte, articolo a causa del quale Russell venne fatto rimpatriare immediatamente.

« Queste sono verità difficili, però il popolo inglese deve ascoltarle. Deve sapere che il mendico che si trascina sotto la pioggia nelle strade di Londra vive una vita da principe, in confronto con quella vissuta dai soldati che combattono per il loro paese. »
(William H. Russell dal fronte di Crimea)

Inviato negli Stati Uniti durante la Guerra di Secessione, non patteggiò per i Confederati, appoggiati dall'Impero Britannico, ma per l'Unione, parlando tuttavia aspramente della sconfitta a Bull Run e ritrovandosi così nuovamente costretto a rimpatriare.
Una volta ritiratosi dalla carriera di giornalista entro in Parlamento, si sposò e si dedicò ai viaggi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • David Randall, Tredici giornalisti quasi perfetti, Roma-Bari, Laterza, 2007.
  • M. Càndito, I reporter di guerra. Storia di un giornalismo difficile da Hemingway a Internet, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2009
  • Enric Gonzáles, Un periodista indeseable, «El País», 5 aprile 2009

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