Variazione libera

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In linguistica, le varianti libere sono dei foni che possono scambiarsi tra loro all'interno di una stessa parola (morfo) senza cambiarne il significato e senza che i parlanti madrelingua rilevino un "errore" di pronuncia.

Non vanno confuse con le varianti combinatorie, che sono sempre foni diversi che non producono differenza di significato, ma che non possono scambiarsi tra loro perché la loro realizzazione è determinata dal contesto fonetico.

Un classico esempio di varianti libere sono le inflessioni dialettali e regionali di una lingua (i cosiddetti "accenti"). Alcuni esempi in italiano sono:

  • le consonanti occlusive aspiranti, tipiche del dialetto calabrese ([kʰ], [tʰ], [pʰ])
  • la gorgia toscana
  • la rotacizzazione, ovvero il cambio della /l/ in /r/ quando è seguita da consonante, che avviene nel dialetto romanesco (es: dorce)
  • la chiusura/apertura del fonema /e/ nell'italiano del nord (tempo viene pronuciato [tempo], casetta viene pronunciato [kazɛtta])

Quando i fonemi sono in una variazione libera, i parlanti madrelingua ne sono consapevoli, e si accorgono immediatamente del fenomeno, notando per esempio che la parola /tempo/ è pronunciata con una e chiusa nell'italiano milanese. Tuttavia, nonostante ciò, il fenomeno non compromette la comprensione del vocabolo.

Voci correlate[modifica]