Suore della carità di San Carlo

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Carlo Borromeo, il santo titolare della congregazione, visita gli appestati: dipinto di Tanzio da Varallo

Le Suore della Carità di San Carlo, dette anche Borromeiane o Borromee (in francese Sœurs de la Charité de Saint-Charles de Nancy), sono un istituto religioso femminile di diritto pontificio.[1]

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Nel 1652 il nobiluomo Emmanuel Chauvenel, signore di Xoudaille, per esaudire l'ultimo desiderio di suo figlio Joseph, morto di peste all'età di ventiquattro anni per curare i poveri, promosse l'apertura a Nancy di una casa di carità per accogliere gli ammalati rifiutati dagli ospedali: la gestione della casa, messa a disposizione da Carlo IV di Lorena e intitolata al santo di cui il duca portava il nome, venne affidata a una comunità di cinque suore.[2]

Le sorelle, nel 1663, adottarono la regola elaborata da Francesco di Sales per le religiose della Visitazione (quella del 1613, che non prevedeva ancora la clausura). Il 15 settembre 1679 il vescovo di Toul Jacques de Fieux approvò le nuove costituzioni, elaborate per le suore da Epiphane Louys, abate premostratense di Étival.[2]

La congregazione divenne di diritto pontificio il 4 febbraio 1859 e venne approvata definitivamente il 15 ottobre 1892.[2]

Attività e diffusione[modifica | modifica sorgente]

L'apostolato specifico delle Suore della Carità di San Carlo è la visita e la cura ai poveri e ammalati a domicilio: gestiscono anche orfanotrofi e case di riposo per anziani.

Sono presenti in Belgio, Francia, Italia, Senegal:[3] la sede generalizia è a Nancy.[1]

Al 31 dicembre 2005 l'istituto contava 202 religiose in 23 case.[1]

La federazione[modifica | modifica sorgente]

Dal nucleo originale di Nancy si staccarono, in tempi diversi, varie case aperte nei territori dell'Europa centrale che diedero origine a numerose congregazioni indipendenti: l'11 ottobre 1970 alcuni istituti decisero di federarsi.

La federazione, approvata dalla Santa Sede il 15 marzo 1974, comprende, oltre all'istituto di Nancy, sei congregazioni.[2]

  • le Suore di Carità di San Carlo Borromeo di Treviri: il 1º aprile 1811 il vescovo di Treviri chiamò le borromee di Nancy per dirigere l'ospedale di St. Irminen; nel 1848 nella città venne eretto un noviziato e il 6 settembre 1872 il ramo di Treviri venne reso indipendente.[4] L'istituto conta 25 case e 361 suore.[5]
  • le Suore di Misericordia di San Carlo Borromeo di Praga: sei suore borromee di Nancy guiate da Teresa Helvig si stabilirono nella città boema il 28 settembre 1837 per dirigere un istituto per ciechi: vennero approvate come istituto autonomo dalla Santa Sede il 6 agosto 1841.[6] L'istituto conta 11 case e 202 suore.[7]
  • le Suore di Carità di San Carlo Borromeo di Vienna: traggono origine da una casa aperta nella capitale austriaca nel 1854 dalle borromee di Praga; sono indipendenti dal 10 ottobre 1945.[8] L'istituto conta 14 case e 132 suore.[5]
  • le Suore di Carità di San Carlo Borromeo di Trzebnica: nell'ottobre del 1848, per volere del vescovo di Breslavia Melchior von Diepenbrock, tre borromee di Praga si stabilirono a Nysa per servire nel locale ospedale maggiore: Pio IX rese indipendente la congregazione con atto del 24 aprile 1857 e nel 1871 le religiose stabilirono la casa madre in un ex monastero cisterciense di Trzebnica.[9] L'istituto conta 23 case e 154 suore.[5]
  • le Suore di Carità di San Carlo Borromeo di Grafschaft: sorte nel 1949 come provincia settentrionale della congregazione di Trzebnica. Si resero indipendenti dopo il passaggio della città di Trzebnica alla Polonia.[9] L'istituto conta 17 case e 201 suore.[1]
  • le Suore della Misericordia di San Carlo Borromeo di Mikołów: derivate dalle borromee di Trzebnica. Sono indipendenti dal 1939.[10] L'istituto conta 46 case e 308 suore.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Ann. Pont. 2007, p. 1692.
  2. ^ a b c d DIP, vol. II (1975), coll. 355-357, voce a cura di G. Rocca.
  3. ^ Les Communautés - Adresses. URL consultato il 4-9-2009.
  4. ^ DIP, vol. II (1975), coll. 360-361, voce a cura di G. Rocca.
  5. ^ a b c d Ann. Pont. 2007, p. 1693.
  6. ^ DIP, vol. II (1975), col. 358, voce a cura di G. Rocca.
  7. ^ Ann. Pont. 2007, p. 1636.
  8. ^ DIP, vol. II (1975), col. 361, voce a cura di G. Rocca.
  9. ^ a b DIP, vol. II (1975), coll. 359-360, voce a cura di G. Rocca.
  10. ^ DIP, vol. II (1975), col. 357, voce a cura di G. Rocca.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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