Strategia di uscita

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L'espressione strategia di uscita (talvolta in inglese «exit strategy»[1]), sottende un concetto a cui, in ambito giornalistico e politico, si fa frequente riferimento per designare la pianificazione di una condotta orientata a una transizione da una situazione attuale, generalmente indesiderata.

Significato[modifica | modifica sorgente]

Più precisamente, si tratta di una strategia, o una serie di mosse strategiche, che delinei una via d'uscita praticabile, che porti fuori dalle secche o dai rischi in cui si è arenata una condotta precedente: molto spesso, la ricerca di una via d'uscita serve ad allontanarsi da una situazione (politica, economica, militare, ecc.) considerata intricata, insidiosa, imbarazzante o pericolosa, o per salvarsi dal fallimento di azioni precedentemente poste in atto, o, anche, solo per mitigare gli effetti negativi di tali azioni[2].

Esempi di elaborazione di strategie sono frequenti nelle vicende della politica internazionale, specialmente in situazioni che implicano scenari militari pericolosi, con la conseguente assunzione di difficili scelte geopolitiche:

« Barack Obama dichiara la fine della guerra in Iraq e conferma la scelta della exit strategy dall'Afghanistan in un discorso alla nazione di 18 minuti »
(Maurizio Molinari, da La Stampa, (1º settembre 2010)[3])

Si parla di exit strategy anche quando l'azione politica si muove su uno scenario diverso, economico o finanziario come, ad esempio, riferendosi all'ideazione di meccanismi assistiti per l'abbandono, in condizioni controllate, della zona euro da parte di paesi membri, o anche, nel 2011, per l'adozione di accorgimenti economici e giuridici per pilotare l'uscita dell'eurozona dalla crisi del debito sovrano:

« La soluzione per la crisi dell'euro? «Tre pilastri: riforma e ricapitalizzazione del sistema bancario, meccanismo di exit strategy e soprattutto un sistema di eurobond», consiglia George Soros, il guru dei fondi speculativi »
(dal Corriere della sera del 18 agosto 2011[4])

Aspetti linguistici e origine[modifica | modifica sorgente]

Da un punto di vista linguistico l'espressione ha origine nella relativa letteratura anglofona ma è così comunemente frequente nell'uso linguistico settoriale italiano a partire dal XX secolo, da essere annoverata come un neologismo: si tratta tecnicamente, di un prestito linguistico, che ricorre in frasi come «elaborare, concordare, individuare una exit strategy". L'spressione italiana, più usata, è dunque da considerarsi un calco linguistico.

Da un punto di vista grammaticale, la polirematica è utilizzata come sostantivo femminile[5], mentre da un punto di vista semantico, può essere considerata un perfetto sinonimo di un'altra espressione anglofona, exit plan[5], entrata anch'essa nell'uso comune[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «exit startegy», Osservatorio della lingua italiana, Istituto dell'Enciclopedia italiana
  2. ^ a b «Exit Plan», Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana
  3. ^ Maurizio Molinari, Obama: "In Iraq guerra finita, ora voltiamo pagina" La Stampa, 1º settembre 2010
  4. ^ Fabio Savelli, Eurobond, la panacea contro la crisi. Se il debito diventa comunitario, Corriere della sera, 18 agosto 2011
  5. ^ a b «Exit Strategy», Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]