Stenital Mosciaro

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La Stènital Mòsciaro (contrazione di Stenografia Italiana) è un sistema stenografico, inventato nella prima metà del secolo scorso da Abramo Mosciaro e riconosciuto dallo Stato nel 1955. In ordine di tempo, è il quarto e ultimo sistema ufficialmente autorizzato per le scuole pubbliche italiane, dopo il Gabelsberger-Noë, il Meschini e il Cima.

Alfabeto Stènital

Indice

[modifica] Storia

Il professor Mòsciaro era un appassionato conoscitore di scritture veloci e valente stenografo gabelsbergeriano; con tale qualifica lavorò presso varie istituzioni, prima di dedicarsi a elaborare il sistema che da lui prenderà il nome. Il compito non era dei più facili: nel panorama didattico italiano, già dominato da ben tre sistemi ufficiali, parecchi sistemi sperimentali lottavano per ottenere il nulla osta governativo.

In Lineamenti di Storia della Stenografia (Torino, 1940), Giuseppe Aliprandi cita Mòsciaro fra quanti pubblicarono nuovi progetti grafici nel 1934, ma è probabile si tratti dell'antesignana S.I.M. - Stenografia Italiana Mòsciaro - e non dell'attuale Stènital. Dopo oltre vent'anni d'esperimenti, perfezionamenti, applicazione a lingue straniere e odissea burocratica, una commissione ministeriale giudicò la versione definitiva degna della sanzione ufficiale, conferendo alla Società Stenografica Mòsciaro l'autorizzazione a formare docenti di stenografia.

[modifica] Presupposti teorici

Abramo Mòsciaro condivideva l'opinione del francese Prévost, secondo cui «tanto vale l'uomo, tanto vale la stenografia»: più che il metodo in sé, contano le doti intellettive e fisiche dell'allievo, la motivazione e la quantità/qualità dello sforzo profuso nell'esercizio. Tanti insuccessi derivano dall'eccessiva difficoltà della teoria: troppe regole, troppe eccezioni (ciascuna delle quali, in sé, è un'altra regola da «digerire»), troppe sigle e abbreviazioni fisse di cui tener conto. Per essere efficace, afferma Mòsciaro, il sistema dev'essere alla portata di quanti più allievi possibile. Le doti fondamentali di una buona stenografia sono dunque:

  • massima semplicità, chiarezza e regolarità della teoria;
  • massima razionalità e flessibilità alla base della tecnica abbreviativa.

[modifica] Morfologia

"speciale" in GAB-NOË

Mòsciaro fissò una sola regola, elementare e senza eccezioni: dove termina il segno precedente, comincia quello successivo. Nel Gabelsberger e altri sistemi, invece, l'unione diretta talvolta non è possibile: qui entrano in gioco i «filetti», senza valore fonetico e di lunghezza variabile. Per esempio, la parola «speciale» si scrive «sp-ć-al»: visto che il segno «sp» è una legatura e la vocale /a/ in «al» non è scritta, bensì simbolizzata dal rafforzamento della consonante, vi saranno in tutto solo tre segni, da collegare con due filetti.

La Stènital non abolisce i «filetti», ma li reinterpreta come stenogrammi obbligatori per le vocali. Sulla scorta di quanto aveva fatto Meschini, Mòsciaro fissò segni discendenti per le consonanti, ascendenti od orizzontali per le vocali e le approssimanti /j, w/. Così, alternando naturalmente consonanti e vocali, la scrittura stenitaliana non devia troppo dal rigo di base (il che aumenterebbe lo stacco tra una parola e l'altra).

[modifica] Vocali

Vocali

Vi sono cinque segni per le vocali: ascendenti «i» «e» «a»; orizzontali «o» «u». Si noti che «e» «o» non distinguono il fonema chiuso /e, o/ da quello aperto /ɛ, ɔ/, ma esistono forme distinte per le voci verbali «è», «ha», «ho» (vocale semplice arrotondata). Nel trattare dittonghi e trittonghi, Mòsciaro fa un po' di confusione e chiama «dittongo» la sequenza approssimante+vocale, ovvero /ja, je, jo, ju/ e /wa, we, wi, wo/; perciò, la combinazione /jwo/ - come in «aiuola» - diventa un trittongo.

Tutte le altre combinazioni sono classificate «iati», anche quando sono i veri e propri dittonghi: «ae» «ai» «ao» «au» «ea» «ei» «eo» «eu» ecc. In italiano, c'è iato solo quando due o più vocali non appartengono alla stessa sillaba, es. «faina» /faˈina/, «faraone» /faɾaˈone/, «Esaù» /ezaˈu/.

In ogni modo, l'inesattezza teorica non influisce sulla coerenza grafica stenitaliana: le sillabe comincianti per /j, w/ si formano coi rispettivi segni seguiti dalla vocale semplice; le unioni «ja» «je» «jo» «ju», inoltre, si fondono in un solo tratto di cicloide. Dittonghi e iati, invece, consistendo di sole vocali, si ottengono scrivendo di séguito i rispettivi stenogrammi, curvando leggermente il secondo per evidenziare il punto di unione.


Dittonghi

[modifica] Consonanti

Consonanti

[modifica] Scelta di campo: geometrismo VS corsivismo

In base a una classificazione invalsa nell'uso, le celeri scritture si dividono in puramente geometriche (es. Taylor e Pitman), puramente corsive (es. Gabelsberger e, in generale, i sistemi tedeschi) e miste geometrico-corsive (es. il Gregg, diffuso in America e, adattato, persino in Cina).

L'indirizzo misto parte da caratteri in sé geometrici, uniti però in un andamento scorrevole, tendente a quello della scrittura ordinaria. A parte il Gabelsberger-Noë, i sistemi ufficiali italiani sono considerati misti. Questa sentenza, però, non è condivisa dai cimani, visto che il loro sistema si è sempre chiamato Stenografia Corsiva Italiana. È bene analizzare a fondo quest'obiezione, per inquadrare meglio anche la Stènital e le critiche cui fu sottoposta.

L'avvento del corsivismo tedesco, alla fine dell'Ottocento, compromise il monopolio del geometrismo inglese, da cui derivavano parecchi sistemi nazionali europei. Le avvisaglie del cambiamento, in ambito italiano, si fecero sentire persino prima che la versione Delpino del Taylor-Amanti divenisse sistema unico nel neonato Parlamento Italiano. Antonio Magnaron, infatti, aveva già pubblicato a Trieste un metodo «post-tayloriano», con numerosi espedienti a favore della scorrevolezza e della sintesi grafica. Quasi in contemporanea e ancora a Trieste, il letterato Giusto Grion elaborò una stenografia esplicitamente corsiva, simbolico apripista alla riduzione italiana del Gabelsberger, qualche anno dopo.

Scrittura cimana

Il successo fu eclatante: prima nella scuola, poi nel giornalismo e, infine, anche in ambito parlamentare, il metodo soppiantò il Taylor-Delpino e il Pitman-Francini, diventando nel 1928 sistema unico. Poco dopo, però, anche il Meschini fu riconosciuto a livello ufficiale, dimostrando come una stenografia semplice potesse servire ai bisogni dell'oratoria, senza ricorrere all'aristocratico Gabelsberger-Noë. Non scomparve però del tutto la marca d'inferiorità associata all'epiteto «stenografia mista», quasi che la componente geometrica, in quanto non-corsiva, implicasse i difetti tipici dei vecchi sistemi ottocenteschi.

Giovanni Vincenzo Cima dovette penare, prima che il suo sistema misto fosse accettato dallo Stato. Non stupisce, quindi, il desiderio di nobilitare la scrittura cimana, attribuendole quell'identità corsiva pura che, storicamente, non possiede.

Se i flessuosi stenogrammi cimani suggeriscono una forte propensione al corsivismo, lo stesso non può dirsi della Stènital, che al contrario richiama spesso la sobrietà un po' statica del Taylor.

[modifica] Alcuni rilievi

Secondo l'inventore, l'alfabeto Stènital «è rigorosamente fonetico»: per ogni suono, un segno; per ogni segno, un solo valore; a suoni tra loro simili corrisponderanno segni simili e viceversa; a suoni inesistenti in italiano, infine, non corrisponderà alcun segno (per esempio, /h/). Esaminando gli stenogrammi e i suoni corrispondenti, appare chiaro che il fonetismo nella Stènital è predominante - meglio sarebbe dire «foneMismo» - ma non troppo rigoroso: per le sette vocali italiane esistono solo cinque simboli (quelli speciali «à» «è» «ò» servono per le omofone voci verbali isolate, non per il corpo di parola); lo stenogramma «s» vale tanto per /s/ quanto per la sonora /z/, così come la «z» grafica rappresenta sia /ʦ/ sia /ʣ/ e non è la risultante grafica di «t+s» o «d+z». Ancora: la coppia «p» «b» (bilabiali) è molto simile a «f» «v» (labiodentali), mentre appare incoerente che la coppia «t» «d» (dentali), a parte le dimensioni, sia sovrapponibile a «ch» «gh» (velari).

[modifica] A.L.I.

Mòsciaro affronta il problema velocistico generalizzando alcuni principî da cui partì lo stesso Gabelsberger: le parole italiane, come quelle tedesche, sono formate da una radice stabile e da componenti variabili (prefissi e suffissi). Le desinenze di flessione e persino parte del tema si possono tralasciare, in presenza però di almeno una condizione tra le seguenti:

  • la radice abbreviata non ha «concorrenti» nel vocabolario: «opz» può indicare solo opzion-, da cui opzione, opzionare, opzionale e così via, mentre «atmo» condurrà per forza ad atmosfer-, da cui atmosfera, atmosferico eccetera;
  • il contesto e l'ordine della frase chiariscono il ruolo grammaticale dell'abbreviazione: la bel(la) donna ma la bel(lezza) della donna; il fuo(co) ha distrutto la casa ma la squadra gioca fuo(ri) casa.
  • i marcatori (articoli, pronomi, preposizioni) determinano la flessione della parola abbreviata: un uo(mo) è arri(vato) ma La sign(ora) ha salu(tato) gli uo(mini).

Diversamente, si aggiungeranno alle radici omografe tanti elementi, quanti ne bastino a risolvere le ambiguità: econ(omia), ecol(ogia), ecog(rafia), ecosi(stema), ecoco(mpatibile); lib(ero), lib`(ertà), liber(are), libera(to), libertić(ida).

Dai pochi esempi si capisce che non regole fisse presiedono alle abbreviazioni stenitaliane, bensì il «senso della lingua», in diretta proporzione con la cultura dello stenografo e il suo intuito. Mòsciaro chiama questo approccio Abbreviazione Linguistico-Intuitiva o A.L.I..

[modifica] Semplicità = facilità?

Il risultato di tale impostazione è un sistema demotico nella forma (basta conoscere i simboli di base), però altamente concettuale nella sostanza, giacché la conquista della velocità non poggia su «trucchi» abbreviativi, ma sul grado di affinamento culturale dello stenografo. Non è lontano dal vero affermare che la Stènital sia semplice e veloce da apprendere, ma difficile da applicare a livelli professionali. Al contrario, sistemi complessi come il Gabelsgerger richiedono sì un lungo periodo di preparazione teorica e l'automatismo di centinaia di abbreviazioni precompilate, ma sono più facili da usare alle alte velocità, una volta assorbite tutte le regole e tutte le eccezioni.

[modifica] Bibliografia

  • G. Aliprandi, Lineamenti di storia della stenografia
  • A. Beltrami, Stenografia - Sistema Gabelsberger-Noë, Paravia, Torino, 1956.
  • A. Di Fazio Ciancarelli, Teoria e pratica di stenografia Cima, Tramontana, Milano, 1990.
  • G. Malcangi, Lezioni di stenografia - Sistema Meschini, ISIM, Milano, 1941.
  • E. Meschini, Stenografia nazionale - parte I e II, Istituto eredi di Erminio Meschini, Roma, 1966.
  • A. Mòsciaro, Stènital Mòsciaro, SIM, Roma, 1989.
  • A. Mòsciaro, Antologia Stènital Mòsciaro - vol. 1°, SIM, Roma, 1987.
  • A. Mòsciaro, Perfezionamento stenografico, SIM, Roma, 19??.
  • A. Mòsciaro, A.L.I. - Abbreviazione Linguistica Intuitiva, SIM, Roma, 1956.
  • Tito Poggio, Ines Gandolfo , La stenografia - Sistema Cima, Paravia, Torino, 1947.
  • Riccardo Bruni, Stenografia Cima, Il Capitello, Torino, 1984.
  • Civiltà della Scrittura (già Rivista degli Stenografi) (organo trimestrale della Fondazione Giulietti Francesca e Zaira Giulietti di cultura stenografica, calligrafica, grafica e linguistica)

[modifica] Collegamenti esterni

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