Santa Zoe

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Santa Zoe
Santa Zoe, immagine devozionale risalente al XX secolo.
Santa Zoe, immagine devozionale risalente al XX secolo.

Martire

Morte Roma, 5 luglio 286
Venerata da Chiesa cattolica
Ricorrenza 5 luglio
Attributi Rappresentata come una donna appesa per i capelli ad un albero, con un fuoco acceso sotto di lei

Zoe (... – Roma, 5 luglio 286) è stata una martire cristiana, venerata come santa della Chiesa cattolica che la ricorda il 5 luglio, presunta data del suo martirio.

Agiografia[modifica | modifica sorgente]

La sua agiografia la vuole uccisa a Roma al tempo dell'imperatore Diocleziano (284-305) dopo essere stata convertita al Cristianesimo da san Sebastiano.

Un racconto antico, ma puramente leggendario, racconta che Zoe era la moglie di Nicostrato, capo della cancelleria imperiale, vissuta a Roma nella seconda metà del III secolo. Era diventata muta da sei anni e non trovava rimedio alla sua malattia. Un giorno, mentre accompagnava il marito nelle carceri dell'imperatore in cui erano rinchiusi i cristiani Marco e Marcelliano, Zoe intravide il tribuno cristiano Sebastiano incitare i due prigionieri a non abiurare la loro fede.

All'improvviso una luce divina illuminò il capo del santo, irradiando l'intera prigione; Zoe s'inginocchiò davanti a Sebastiano il quale, dopo aver chiesto aiuto a Dio, la guarì, facendole il segno della croce sulle labbra e restituendole la parola.

Zoe e il marito si convertirono insieme ad altri pagani che assistettero al prodigio. La santa si sarebbe in seguito raccolta in preghiera sulla tomba di Pietro apostolo, ma qui venne scoperta dalle guardie pretoriane, legata e gettata in carcere. La santa subì il martirio, sospesa per i capelli ad un albero e soffocata dal fumo del rogo acceso sotto di lei. Questo avvenne nel luglio del 286 circa.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Il corpo della santa è custodito nella confessione della basilica di Santa Prassede a Roma.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, Volume secondo, Milano, BUR, 2004, ISBN 88-17-00335-2., pag. 855.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]