Riccardo d'Altavilla

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Stemma della famiglia Altavilla

Blason sicile famille Hauteville.svg

Blasonatura
D'azzurro alla banda scaccata a due tessere di rosso e d'argento.

Riccardo d'Altavilla, noto anche come Riccardo Siniscalco[1] (10451118-1125 circa, da non confondere con l'omonimo cugino Riccardo di Salerno), è stato un nobile appartenente alla dinastia Normanna degli Altavilla. Fu Siniscalco di Puglia e Calabria dal 1101.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Riccardo d'Altavilla nacque intorno al 1045, figlio di Drogone d'Altavilla[2], conte di Puglia e Calabria, e di Gaitelgrima di Salerno (o Altrude), principessa longobarda figlia di Guaimario III, principe di Salerno. Fratelli di suo padre erano Guglielmo ed Umfredo d'Altavilla, che assunsero entrambi il titolo di Conti di Apulia e Calabria. Fratellastri del padre erano invece altri due rampolli d'Altavilla: il celebre Roberto il Guiscardo che divenne il primo Duca di Apulia e Calabria e Ruggero Bosso, primo conte di Sicilia[3].

Alla morte del padre, nel 1051, Riccardo pur essendo l'erede naturale, era ancora troppo giovane per succedergli e il titolo comitale fu assunto dallo zio Umfredo, che sposò sua madre, la vedova Gaitelgrima e assunse la tutela del piccolo. Morto il patrigno Umfredo nel 1057, l'altro zio Roberto il Guiscardo, assunse la tutela sia di Riccardo che dei due cugini (nati da Umfredo e dalla sua prima moglie): Abelardo ed Ermanno; a tutti e tre però Roberto il Guiscardo confiscò beni e diritti di successione. Nel 1064 Abelardo, ormai ventenne, si ribellò al Guiscardo usurpatore, ma Riccardo, anziché allearsi con Abelardo, si alleò proprio con Roberto il Guiscardo e l'ultimo zio Altavilla, Ruggero I, combattendo al loro fianco anche in alcune battaglie della campagna di conquista della Sicilia. Di certo egli fu presente alla caduta di Bari, conquistata dal Guiscardo nell'aprile del 1071, e combatté valorosamente contro la parte avversa degli Altavilla ed i loro alleati fra il 1078 e il 1080, anno della morte di Abelardo. Per il sostegno dato alle imprese del Guiscardo fu riconfermato conte di Castellaneta, Oria, Massafra e Mottola.

Nel 1101 fu nominato Siniscalco di Puglia e Calabria dal duca Ruggero Borsa, figlio e successore del Guiscardo.

Nel settembre 1108 inviò i suoi cancellieri, l'eunuco Basilio e Il notaio Costantino, quali testimoni del trattato di Devol, che concluse il conflitto tra Boemondo e Alessio Comneno.

Sposò in prime nozze Altrude[2], quindi Alvereda (o Alfreda)[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://opac.regesta-imperii.de/lang_de/anzeige.php?aufsatz=Diplomi+inediti+di+Riccardo+Siniscalco+e+Costanza+d%27Altavilla.+Per+la+storia+della+diocesi+di+Castellaneta+e+dell%27insediamento+cavense+in+Puglia&pk=119609
  2. ^ a b Riccardus Senescalcus filius bone memorie domni Drogoni magnifici comitis donò la chiesa di San Pietro apostolo detta de Schlavezolis vicino Gioia all'abate di San Nicola di Bari, per le anime di domne Altrude...coniugis nostre et predicti patris nostri et domni Roberti...ducis patrui nostri et domni Rogerii ducis...domnique Boamundi...principis Anthioceni, et domne Rocce...nostre sororis, domnique Alexandri...militis filii eius, cuius corpus iuxta Sancti Nicolai basilicam in civitate Bari...tumulatur, tratto da un documento dell'aprile 1108; citato da: Guerrieri, p. 87
  3. ^ http://www.pugliaindifesa.org/files/castello-gioia_2lue340w.pdf
  4. ^ Alexandro de Claromonte et Riccardo fratre meo confermarono la donazione della chiesa di Santa Maria di Scanzana al monastero di San Anastasio di Carbone da beatæ memoriæ Riccardi Sinescalci et dominæ Alberedæ amitæ nostræ et Petri Boiti et clarissimi dynastæ domini Boamundi, tratto da un documento del settembre 1125; citato da: Guerrieri, p. 108

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Guerrieri, (1899), Il conte normanno Riccardo Siniscalco, 1081-1115, e i monasteri benedettini Cavesi in Terra D'otranto, Sec. XI-XIV, Trani, Nabu Press, ISBN 978-1-147-27393-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]