Razionalizzazione (psicologia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La razionalizzazione, in psicologia, è un meccanismo di difesa della psiche umana.

Introdotta da Ernest Jones in un articolo del 1908[1], l'espressione indica il tentativo di "giustificare", attraverso spiegazioni, argomenti, ipotesi "di comodo", un fatto o processo relazionale che il soggetto ha trovato angoscioso, o che ha generato in lui la percezione di una dissonanza cognitiva. In altre parole, la razionalizzazione consiste nell'atteggiamento mentale di mascherare sentimenti, idee e comportamenti percepiti come conflittuali con le proprie vere motivazioni pulsionali o con la realtà, così da contenere e gestire un'angoscia di tipo nevrotico o psicotico.

Nella celebre favola attribuita a Esopo, La volpe e l'uva, la reazione dell'animale di fronte all'insuccesso della sua azione (Nondum matura est, nolo acerbam sumere, nella versione latina di Fedro) è considerata una forma esemplare di razionalizzazione.

Procedimenti di razionalizzazione occorrono spesso nell'esperienza comune e quotidiana, venendo spesso usati nelle tecniche di neutralizzazione messe in campo dall'individuo e la società per soluzione, o attenuazione, dei conflitti derivanti da comportamenti trasgressivi, illecite, o devianti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ernest Jones, La razionalizzazione nella vita quotidiana, 1908

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

psicologia Portale Psicologia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di psicologia