Rasoio di Hanlon

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Il rasoio di Hanlon (in inglese Hanlon's Razor) è un principio metodologico, formulato sul modello del ben più famoso rasoio di Occam, che suggerisce:

(EN)
« Never attribute to malice that which can be adequately explained by stupidity »
(IT)
« Non attribuire mai a malafede quel che si può ragionevolmente spiegare con la stupidità »
(Robert J. Hanlon)

Il concetto è attribuito allo statunitense Robert J. Hanlon, il quale avrebbe formulato tale assunto, o quantomeno lo avrebbe reso noto, intorno al 1980. In una forma semplificata è anche noto come

(EN)
« Never assume malice when stupidity will suffice »
(IT)
« Non presumere mai cattiveria laddove basti la stupidità »
(Robert J. Hanlon)

Presunte origini della massima[modifica | modifica sorgente]

Tale massima, come detto assertrice di un principio di economia di pensiero sulla falsariga del noto rasoio di Occam (il quale suggerisce di non presumere cause inutili o improbabili per spiegare qualsivoglia fattispecie, laddove esistano cause più probabili e verificabili), è stata per lungo tempo di incerta attribuzione[1]; nel 2001, un certo Joe Bigler di Scranton (Pennsylvania), attribuì la frase al suo defunto amico Robert J. Hanlon[1], raccontandone anche l'origine: nel 1980 la casa editrice Price Stern Loan di Los Angeles aveva in progetto di dare un seguito al Libro di Murphy, raccolta, a cura di Arthur Bloch, di massime, paradossi e aforismi (detti Leggi di Murphy ) consolidati nella cultura occidentale; per tale secondo libro, che fu dato alle stampe con il titolo di Murphy's Law Book Two: More Reasons Why Things Go Wrong [2], l'editore indisse un concorso a premi al fine di stimolare i lettori a suggerire le migliori massime[1][3].

Tale Robert J. Hanlon, secondo Bigler, inviò all'editore la battuta in oggetto e fu premiato con 10 copie del nuovo libro, una delle quali fu donata da Hanlon allo stesso Bigler[1]. Un'altra versione, che pare contraddire quella suesposta, viene dal blogger canadese Bill Clarke, il quale sostiene che la frase è originariamente sua: Clarke, infatti (solo omonimo del britannico Arthur C. Clarke), scrisse un romanzo di fantascienza dal titolo Axioms of a Mad Poet a firma W.C. Clarke[4] nel 1974, quando aveva 17 anni; benché egli riconosca trattarsi di un lavoro puramente amatoriale[4], che fu pubblicato da un quotidiano di Toronto nell'ambito di un progetto estivo di promozione di giovani scrittori[4], in tale racconto figura la frase «Never attribute to malice that which is adequately explained by stupidity»[4].

Lo stesso Clarke sostiene, inoltre, che il nome “Robert Hanlon” è frutto di un errore tipografico: esso si riferirebbe in realtà a Robert A. Heinlein, noto autore di fantascienza, nel cui Logica dell'Impero (1941)[5] figura un passo che recita: «Hai attribuito a malvagità circostanze che si spiegano più semplicemente con l'idiozia»[6]; benché Clarke attribuisca la primogenitura del concetto a Heinlein, egli sostiene che la massima dovrebbe chiamarsi Rasoio di Clarke in quanto egli la formulò nella maniera, più succinta dell'originale, con la quale è tutt'oggi nota[4].

Il principio di presumere ignoranza o stupidità laddove si tenderebbe istintivamente ad assumere malafede o cattiveria, tra l'altro, viene indicato come indice di saggezza: difficilmente si considera se stessi in malafede, onde, assumendo malafede come causa di una controversia, si tende ad attribuirla alla controparte. Presumendo invece incompetenza, o ignoranza, si è più portati a considerare che la responsabilità delle incomprensioni può essere ascritta alla propria parte e non necessariamente a quella altrui[7].

Citazioni analoghe[modifica | modifica sorgente]

A prescindere dalle varie attribuzioni, il concetto, che nelle linee essenziali suggerisce di non presumere cattive intenzioni in quei casi dove l'errore umano o la semplice mancanza di raziocinio basterebbero a giustificare un'azione sconveniente, fu espresso in varie forme in epoche anteriori a quelle dei soggetti citati in precedenza: Wolfgang Goethe, nei Dolori del giovane Werther (1774), scrive infatti che «…l'incomprensione reciproca e l'indolenza fanno forse più male nel mondo della malignità e della cattiveria. Almeno queste due ultime sono certo più rare»[8]; Friedrich Schiller, altresì, disse che «…contro la stupidità anche gli dèi possono nulla». Ad Albert Einstein è attribuita una frase (apocrifa) sul potere della stupidità: «Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma quanto al primo ho ancora dei dubbi».

Nel manuale universalmente noto come Truppenführung, saggio sulle strategie militari e sulle tecniche di comando a opera di un generale tedesco, Kurt von Hammerstein-Equord, l'alto ufficiale traccia quattro profili-base di soldato, in base ai vari gradi di indole e di intelligenza[9]: Hammerstein pone ai gradi più alti gli intelligenti e i laboriosi, adatti secondo lui alle cariche di Stato Maggiore; quanto a quelli stupidi e pigri, li considera in qualche maniera utili; coloro che uniscano intelligenza e pigrizia possono essere in qualche maniera adatti al comando, in quanto dotati di «temperamento e nervi saldi per affrontare qualsiasi situazione»[9]; coloro da allontanare subito sono, invece, gli stupidi laboriosi[9] (si potrebbe presumere che la ragione di questo convincimento sia nel fatto che, essendo laboriosi, essi non si limitino a essere inutili come quelli pigri, ma dannosi).

Carlo M. Cipolla formulò una teoria della stupidità umana nel suo libro Allegro ma non troppo (1988). Secondo la terza legge della stupidità: «Una persona è stupida se causa un danno a un'altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno». Secondo la quinta legge della stupidità: «La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista» (Corollario: «Lo stupido è più pericoloso del bandito»).[10]

La "teoria del casino"[modifica | modifica sorgente]

Alternativa a quella della stupidità contro la malvagità, vi è una massima di Sir Bernard Ingham, per molti anni portavoce del Primo Ministro britannico Margaret Thatcher, che contrappone caos a macchinazione (prima il casino e poi il complotto [11]). Essa infatti recita: «Molti giornalisti hanno finito per sposare teorie di complotti governativi laddove, vi assicuro, sarebbe stato più produttivo per loro attenersi alla teoria del casino»[12][13].

La banalità del male[modifica | modifica sorgente]

La filosofa tedesca Hannah Arendt nel 1963 ha usato un'argomentazione simile per spiegare il pensiero (o, paradossalmente, l'assenza di esso) di Adolf Eichmann, gerarca nazista processato nel dicembre 1961 in Israele. Le riflessioni elaborate da Arendt sono contenute nel saggio La banalità del male.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d (EN) Quentin Stafford-Fraser's blog, 26-11-2001. URL consultato il 9-6-2009.
  2. ^ Bloch, op. cit.
  3. ^ (EN) The origins of Hanlon's Razor, 4-12-2001. URL consultato il 9-6-2009.
  4. ^ a b c d e (EN) Bill Clarke, Credit Where It's Due, 20-1-2006. URL consultato il 9-6-2009.
  5. ^ Urania, op. cit.
  6. ^ Originale: «You have attributed conditions to villainy that simply result from stupidity».
  7. ^ (EN) Assume Stupidity not Malice. URL consultato il 10-6-2009.
  8. ^ Goethe, op. cit.
  9. ^ a b c Truppenführung, op. cit.
  10. ^ Cipolla, op. cit.
  11. ^ Originale: Cock-up before conspiracy.
  12. ^ Originale: «Many journalists have fallen for the conspiracy theory of government. I do assure you that they would produce more accurate work if they adhered to the cock-up theory».
  13. ^ (EN) What Quote: Bernard Ingham. URL consultato il 10-6-2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]