Placito di Sessa Aurunca

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Il Placito di Sessa Aurunca è una delle quattro testimonianze giurate, registrate nel 963, sull'appartenenza ai monasteri benedettini di certe terre di Sessa Aurunca, è uno dei primi documenti di volgare italiano scritti in un linguaggio che vuol essere ufficiale e dotto. Riguardava una lite sui confini di proprietà tra il monastero di Montecassino e un piccolo feudatario locale, Rodelgrimo d'Aquino. Con questo documento tre testimoni, dinanzi al giudice Arechisi, deposero a favore dei Benedettini, indicando con un dito i confini del luogo che era stato illecitamente occupato da un contadino dopo la distruzione dell'abbazia nell'885 da parte dei saraceni.

Struttura del Placito[modifica | modifica sorgente]

Appartiene a un gruppo compatto di quattro pergamene di argomento simile, formate da quattro placiti, precisamente tre placiti e un "memoratorio" (redatto a Teano), sulla proprietà di alcune terre appartenenti agli stessi luoghi di Sessa.

Il passo in volgare[modifica | modifica sorgente]

Il passo in volgare è il seguente:

« Sao cco kelle terre, per kelle fini que tebe monstrai, Pergoaldi foro, que ki contene, et trenta anni le possette. »
(Sessa, marzo 963)

Il diffondersi del volgare[modifica | modifica sorgente]

Documenti simili divennero sempre più frequenti, documentando il diffondersi e rafforzarsi progressivo del volgare e l’intenzione di usarlo con scopi o con caratteri differenti da quelli finora usati.

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