Pietro Rigosi

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Pietro Rigosi (1864 o 1865 – ...) è stato un anarchico italiano.

[modifica] Biografia

Rigosi era un aiuto macchinista (fuochista) delle Ferrovie italiane. È noto perché il 20 luglio 1893 si impadronì di una locomotiva in sosta e la lanciò sui binari alla velocità di 50 km/h, che per quei tempi era davvero notevole. La sua intenzione era quella di andare contro a un treno di lusso che vedeva transitare quotidianamente per distruggerlo, ma il personale tecnico delle ferrovie riuscì a deviare la corsa, e così finì con lo schiantarsi contro una vettura in sosta lungo una linea morta della stazione di Bologna.

La locomotiva trainava il treno merci 1343. In una sosta nella stazione di Poggio Renatico, approfittando dell'assenza del macchinista titolare Carlo Rimondini, Rigosi (che lavorava in quella stazione) l'aveva staccata dal convoglio in questione e l'aveva portata via. Dopo essersi schiantato nella linea morta, nonostante il poderoso impatto, Rigosi ne uscì ancora vivo (ma in pessime condizioni). Fu ricoverato in ospedale, dove gli si dovette amputare una gamba, e il suo voltò restò sfigurato da numerose cicatrici.

Nessuno seppe mai il vero motivo del suo folle gesto, ma un cronista della Gazzetta Piemontese riportò che, dopo il ricovero, l'uomo si lasciò sfuggire la frase:

« Che importa morire? Meglio morire che essere legato! »

Non ricevette nessuna pena legale, ma soltanto un esonero dal servizio in ferrovia per motivi di salute (e non un licenziamento netto) e la corresponsione di un sussidio non molto elevato. Però quando, al ritiro del sussidio, lesse il motivo dell'esonero (“buona uscita”), cambiò idea e si rifiutò di firmare. Accettò di ritirare la somma solamente dopo che la motivazione venne sostituita con “elargizione”.

Rigosi era di idea profondamente anarchica, e queste sue azioni vennero da molti interpretate quindi come un disperato gesto di protesta contro le difficilissime condizioni di vita e lavoro dell'epoca e contro l'ingiustizia sociale che, a quel tempo, si manifestava in forme inaccettabili in tutti gli ambienti, e quindi anche nel mondo del suo lavoro, quello del trasporto ferroviario. In esso le carrozze e i convogli di prima classe erano di gran lusso, e per le "classi" inferiori c'erano carrozze completamente fatiscenti e scomode.

[modifica] Impatto sulla cultura popolare

Alla questa vicenda il cantautore Francesco Guccini si ispirò per la sua famosa canzone La locomotiva, che narra la storia in chiave poetica. Il gruppo folk Modena City Ramblers incise una cover di questa canzone.

[modifica] Curiosità

La locomotiva coinvolta nell'accaduto era la 3541, una delle 130 unità comprese nel gruppo 350 RA. Rimessa in servizio dopo l'"incidente", assunse probabilmente la numerazione provvisoria 2741, e infine 270.041 FS. Questo gruppo di macchine, infatti, venne rinominato in gruppo 270, e le locomotive con numerazione 3501-3630 RA diventarono, dopo il 1905, 2701-2830 FS ed infine 270.001-270.130 FS.

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