Olofonia

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L'olofonia è una tecnica di registrazione e riproduzione sonora eseguita tramite uno speciale microfono denominato olofono che permette di riprodurre un suono in modo simile a come viene percepito dall'apparato uditivo dell'uomo: il suono non si percepisce più sui padiglioni delle cuffie o nell'arco stereofonico classico, ma addirittura fuori dalla testa, quasi nelle esatte coordinate spaziali di registrazione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa tecnologia è nata in Italia, ma la sua paternità è discussa. Il brevetto attuale appartiene[senza fonte] a Umberto Maggi (ex bassista dei Nomadi) insieme all'ingegnere elettronico argentino Hugo Zuccarelli (1983)[1] in Italia nel 1980 per studiare al Politecnico di Milano. Nel 1983 Zuccarelli pubblicò una registrazione intitolata Zuccarelli Holophonics (The Matchbox Shaker) nel Regno Unito, prodotta dalla CBS; effetti sonori che dimostrano la tecnica con: scatole di fiammiferi sbattute, tagli di capelli e soffi, api, palloni, sacchetti di plastica, uccelli, aeroplani, fuochi d'artificio, tuoni e veicoli. L'olofonia è stata usata da artisti come Pink Floyd, Roger Waters e Psychic TV. Il sistema è stato usato in colonne sonore, televisione e parchi a tema.[2]

Principio[modifica | modifica wikitesto]

Anche se tenta di emulare il più fedelmente possibile l'ascolto umano, ancora non si è raggiunta la perfezione sonora nella riproduzione esatta delle coordinate spaziali del suono. Pertanto, dopo un primo approccio entusiasmante a questo tipo di ascolto, presto si percepisce che mancano completamente delle coordinate sonore, oppure esse sono molto deboli, nel migliore dei casi. Più precisamente: manca completamente un evidente fronte sonoro; non si sentono suoni provenienti dal basso; i suoni con sorgente alle spalle dell'ascoltatore sono ben resi; i suoni provenienti dall'alto non riescono a dare profondità; il bilanciamento destra-sinistra è molto realistico. L'olofonia è oggetto di studio approfondito dai ricercatori contemporanei. Il mondo tecnico specializzato che gravita intorno all'elettronica, l'acustica, l'informatica è in fermento per trovare il segreto esatto di riproduzione fedele dell'ascolto umano. In commercio non esistono ancora casse acustiche che possano riprodurre l'olofonia, pertanto il suo ascolto si può apprezzare esclusivamente con l'utilizzo di semplici cuffie stereofoniche. Un articolo di Zuccarelli su New Scientist del 1983 esplicita questa teoria. Questo articolo fu subito seguito da discussioni che confutavano tale teoria.[3][4] Non ci sono evidenze oggettive che una emissione acustica sia usata per la localizzazione del suono.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Gli effetti raggiunti sono comparabili con la registrazione binaurale mediante testa di manichino, o con metodo più tradizionale come la Head-related transfer function (HRTF). Non c'è evidenza, studi, che indichino che la tecnica olofonica sia sostanzialmente differente da o superiore a questi metodi, né Zuccarelli ha mai pubblicato risultanze se non il brevetto,[5] che descrive la tecnica. Gianfranco Pisano, psichiatra e psicoterapeuta rivendica di aver svolto esperimenti già nel 1977[6], ma non risulta esserci nessun brevetto da lui depositato. Altri personaggi avevano intuito tale possibilità di ripresa sonora ed avevano condotto piccoli esperimenti negli anni sessanta.

Registrazioni realizzate con l’olofonia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ulisse Vitali, Olofonia. L'audio in 3d sul sito della Radiotelevisione svizzera
  2. ^ Staff, Hugo Zuccarelli in Acoustic Integrity, Acoustic Integrity, Inc, 1983-2012. URL consultato il 21 maggio 2012.
  3. ^ Zuccarelli, Hugo; "Ears Hear by Making Sounds," New Scientist, 438-440 1983
  4. ^ Baxter, A.J., and Kemp, David T.; "Zuccarelli's Theory," New Scientist, 606-606 1983
  5. ^ "Process for forming an acoustic monitoring device", US Patent 4,680,856
  6. ^ La tecnica contro la depressione introdotta da Gianfranco Pisano con l'uso dell'olofonia sul sito web SoveratoNews.com.
  7. ^ a b Andy Mabbett, Pink Floyd - The Music and the Mystery, London, Omnibus,, 2010, ISBN 978-1-84938-370-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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