Medea (Pacini)

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Medea
Joseph Hickel Johanna Sacco als Medea 1786.jpg
Medea dipinta da Joseph Hickel
Musica Giovanni Pacini
Libretto Benedetto Castiglia
Fonti letterarie Euripide (Medea)
Atti 3
Prima rappr. 28 novembre 1843
Teatro Teatro Carolino, Palermo

Medea è un'opera lirica in tre atti di Giovanni Pacini su libretto di Benedetto Castiglia, basato sulla tragedia omonima di Euripide.

Fu rappresentata per la prima volta al Teatro Carolino di Palermo il 28 novembre 1843. Fu in seguito rimaneggiata più volte da Pacini in successivi allestimenti: una prima revisione fu presentata al Teatro Eretenio di Vicenza il 22 gennaio 1845, un'ulteriore versione fu messa in scena il 9 marzo 1850 alla Fenice di Venezia, mentre la versione definitiva fu rappresentata al teatro San Carlo di Napoli il 26 febbraio 1853.

Per alcuni decenni fu la Medea più popolare nei teatri d'opera d'Italia, Russia e delle Americhe. Dalla prima rappresentazione fino al 1869 ne furono allestite almeno 43 produzioni.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Tornati in Grecia dalla lontana Colchide in Oriente, Giasone: il guerriero capo degli Argonauti e la sposa Medea incominciano una nuova vita. Tuttavia la donna, prima principessa venerata come una grande sacerdotessa ed ora dispersa in un mondo nuovo, incomincia a manifestare segni di debolezza per lo spaesamento. Infatti lei non ha fatto altro che seguire ciecamente il suo amore Giasone e per lui ha ucciso sia il fratellino Absirto che voleva tradirla che il crudele re Pelia, che non voleva restituire il trono di Iolco a Giasone. Passati alcuni anni Medea dà due figli a Giasone, ma non si è ancora completamente ambientata in Grecia, tanto meno a Corinto dove ora si è trasferita con il re della Grecia. Una nuova crisi sconvolgerà Medea quando scopre che Giasone vuole tradirla con Glauce, la figlia di Creonte: un potente re dell'isola di Creta; infatti secondo lui lo sposalizio con la giovane principessa instaurerà un forte rapporto di alleanza politica con la sua terra. Medea è sconvolta dalla rabbia e non viene ascoltata da Giasone che, anziché cercare di parlarle, la scaccia via dalla città. Furibonda, Medea si vendica contro il consorte regalando durante il giorno delle sue nozze alla inetta Glauce un mantello avvelenato. Quando questa se lo infila, immediatamente prende fuoco e la poverina è ridotta ad un cumulo di cenere insanguinata. Giasone, sapendo bene che è stata Medea,s i precipita in casa, trovando i corpo sgozzati dei due figlioletti. Si è appena compiuto l'ultimo atto della vendetta cieca e truce di Medea.

Personaggi e voci[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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