Māra

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L'assalto di Māra sul Buddha (rappresentazione aniconica: il Buddha è simboleggiato soltanto dal suo trono), II secolo, Amaravati (India).

Nel buddismo, Māra è il demone, della classe degli Yakṣa, che cercò di distogliere Gautama Buddha dal raggiungimento del Risveglio sia spaventandolo con un esercito di esseri mostruosi sia con la visione di bellissime donne le quali, in varie leggende, sono spesso ritenute essere le sue figlie.[1] Māra rappresenta la Morte, gli ostacoli della mente alla vita spirituale. È un tentatore, che distrae gli uomini dalla pratica rivolta alla Liberazione dal Saṃsāra, rendendo la vita mondana seducente o facendo sembrare il negativo come positivo. Questo demone viene anche citato nel film Il Piccolo Buddha, di Bernardo Bertolucci.

L'antico termine mara, in sanscrito, deriverebbe dal verbo mar=morire, come in lingua lettone; nella antica mitologia lettone, così come anche in generale in tutta quella europea slava, ha una valenza positiva, perché la piena coscienza della morte era ritenuta indice di saggezza. Nel Buddhismo, in ogni caso, Māra non è un principio metafisico del male, né una divinità dotata di poteri superiori alle leggi del karma, essendo anch'esso sottoposto alle leggi di causa-effetto. Non è nemmeno la sola personificazione della morte, essendo in seguito questa più spesso identificata con Yama.

Nel buddismo tradizionale vengono dati quattro sensi alla parola "mara":

  • Klesa-mara, o Māra come la materializzazione di tutte le emozioni incapacitanti
  • Mrtyu-mara, o Māra come morte, nel senso dell'infinito cerchio di nascita e morte
  • Skandha-mara, o Māra come metafora per l'interezza dell'esistenza condizionata
  • Devaputra-mara, o Māra come figlio di un deva (dio), che significa, Māra come un essere obbiettivamente esistente piuttosto che una metafora

Il recente buddhismo ha riconosciuto un'interpretazione sia letteraria che psicologica di Māra. Māra è descritto sia come entità che ha un'esistenza letteraria, proprio come le varie divinità del pantheon Vedico sono mostrate come esistenti attorno al Buddha e anche descritto come forza psicologica primaria - una metafora per vari processi di dubbio e tentazione che ostruiscono la pratica religiosa.


Note [modifica]

  1. ^ Si veda, per esempio, Samyutta Nikaya 4.25, intitolato "Le figlie di Māra" (Bodhi, 2000, pp. 217-20), come nel Suttanipata 835 (Saddhatissa, 1998, p. 98). In ognuno di questi testi, le figlie di Māra (Māradhītā) sono la personificazione dell' Attaccamento (taṇhā), Avversione (arati) e Passione (rāga).

Bibliografia [modifica]

  • Bodhi, Bhikkhu (trans.) (2000). The Connected Discourses of the Buddha: A Translation of the Samyutta Nikaya. Boston: Wisdom Pubs. ISBN 0-86171-331-1.
  • Saddhatissa, H. (trans.) (1998). The Sutta-Nipāta. London: RoutledgeCurzon Press. ISBN 0-7007-0181-8.

Collegamenti esterni [modifica]