Lycée Chateaubriand di Roma

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Il Liceo Chateaubriand di Roma (Lycée Chateaubriand de Rome) è una scuola pubblica francese in Italia dipendente dall'AEFE (Agence pour l'enseignement français à l'étranger - organismo sotto la tutela del Ministero degli Affari Esteri francese). La scuola fu istituita nel 1903 e ha attualmente circa 1430 alunni, dalla materna al liceo.

Non usufruendo del finanziamento pubblico, che in Italia è previsto solo per le scuole statali, la scuola può essere frequentata solo da alunni provenienti da famiglie particolarmente facoltose[1]. Nel 2008 la spesa media annuale che la famiglia di un alunno doveva sostenere era superiore a EUR 6.000,00[2].

Il complesso[modifica | modifica wikitesto]

La scuola trova ubicazione in tre diversi complessi. Le classi dalla materna fino alla terza media sono ospitate a villa Strohl Fern dentro villa Borghese; a villa Malpighi, nella via omonima, si trovano la classe equivalente alla seconda superiore; a villa Patrizi, ubicata nella via omonima, si trovano gli ultimi tre anni di scuola superiore; essa è anche la sede degli esami di maturità (il baccalauréat) di entrambe le scuole francesi di Roma (oltre allo Chateaubriand, l'Institut Saint Dominique, scuola di ispirazione religiosa).

Lo chateaubrianais[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Interlingua (glottodidattica) e Bilinguismo.

Tra gli alunni italiani e gli alunni di estrazione francofona si è sviluppato l'uso di un sabir chiamato «chateaubrianais», composto da parole italiane francesizzate e viceversa.

Questo idioma è stato oggetto di uno studio universitario: La produzione volontaria di un'interlingua in una situazione di bilinguismo: «lo chateaubrianais». Codici sociali e connivenze al liceo francese di Roma (di Marie Hédiard, Roma 1994).

Ex alunni[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli ex alunni del liceo Chateaubriand figurano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ambra Somaschini, Rivolta nel liceo dei figli vip, La_Repubblica, 20/12/2000
  2. ^ Andrea Cuomo, Ecco il paradiso dei radical chic dove si paga per non scioperare, Il_Giornale, 25/10/2008

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]