Interlingua (glottodidattica)

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Un'interlingua, in glottodidattica, è la lingua che viene sviluppata da un discente che sta imparando una seconda lingua ma non l'ha ancora pienamente acquisita, preservando alcune caratteristiche della lingua nativa nel parlare o nello scrivere nella lingua bersaglio e apportando delle 'innovazioni'. Un'interlingua è peculiarmente basata sulle esperienze dei discenti con la L2 (seconda lingua). Può cristallizzarsi in qualsiasi fase del suo sviluppo. Il discente crea un'interlingua utilizzando diverse strategie come Language Transfer, ipergeneralizzazione e semplificazione.

L'interlingua si basa sulla teoria secondo cui vi è "una struttura psicologica latente nel cervello", che viene attivata quando un individuo prova ad apprendere una seconda lingua. Larry Selinker propose la teoria dell'interlingua nel 1972, osservando che, in una data situazione, le espressioni prodotte dal discente sono differenti da quelle che i parlanti nativi produrrebbero se tentassero di trasmettere lo stesso messaggio. Questo confronto rivela un sistema linguistico separato, la cui presenza può essere constatata studiando le espressioni dei discenti che provano a riprodurre una norma della lingua bersaglio.

Per studiare i processi psicologici coinvolti, bisogna confrontare l'interlingua del discente con:

  1. Le espressioni prodotte nella lingua nativa dal discente per trasmettere lo stesso messaggio;
  2. Le espressioni prodotte nella lingua bersaglio dal parlante nativo di quella lingua per trasmettere lo stesso messaggio.

Un'interlingua è anche una lingua artificiale ausiliaria usata da parlanti di lingue diverse per poter comunicare gli uni con gli altri. Tra le interlingue solo Esperanto ha una considerevole comunità di parlanti. Due altre lingue, Interlingua e Ido, hanno delle comunità di parlanti più ristrette.

Fasi dell'interlingua[modifica | modifica wikitesto]

Larry Selinker definisce l'interlingua come un sistema a sé stante, una lingua vera a propria che obbedisce a regole come tutte le lingue ed è il prodotto di una grammatica mentale, cioè di una serie di regole alcune riconducibili alla L1, altre alla L2, altre a meccanismi mentali universali (grammatica universale) in parte innati e inconsci, in parte consapevoli, che non è frutto dell’imitazione della L2 ma della competenza transitoria (conoscenza che si ha in un determinato momento), è provvisoria e soggetta ad adattamenti perché le sue regole possono mutare nel tempo. In prospettiva di linguistica acquisizionale, per quanto concerne le varietà dell’interlingua dall’apprendente L2, si può parlare di fasi:

  • Fase iniziale o pre-basica: l’apprendente inizia a produrre output utilizzando una keyword strategy (ovvero utilizzando poche parole chiave) ed avvalendosi di una grammatica elementare, formata da regole pragmatiche (pochi elementi funzionali con valore pragmatico: negazione, asserzione, alcuni pronomi personali, congiunzioni e avverbi ad alta frequenza, può esserci ricorso a formule o routine che esibiscono tratti di complessità ma sono usati come una singola unità, non analizzata nelle sue parti costitutive). Le desinenze vengono usate in modo asistematico, non c’è una vera e propria consapevolezza della parola che viene semplicemente ripetuta senza essere analizzata: organizzazione nominale dell’enunciato (priva di verbo), enunciati brevi ed elementari, ruotanti attorno a poche parole chiave, ricorre all’aiuto del nativo, a gesti, a riferimenti del contesto situazionale, si avvale del mezzo prosodico, gli enunciati contengono solo la parte comunicativamente saliente, accostata senza legami sintattici alla parola topicale, cioè che rimanda all’argomento, al topic del discorso, l’ordine è topic-comment, o viceversa.
  • Fase basica: l’apprendente presenta una varietà di base sempre connotata da pragmaticità, in cui comincia a comparire l’uso del verbo come nucleo della frase, anche se non ancora flesso, lessico più ricco, scarsità di parole-funzione (articoli, preposizioni), di morfologia verbale o nominale, usata con predominio di forma non marcate (in italiano ad es. il maschile singolare per tutti gli aggettivi). L’ordine dell’enunciato colloca il focus (parte più informativa dell’enunciato) alla fine dell’enunciato, la prima parte dell’enunciato può contenere elementi di contesto spaziale o temporale (setting) es. In Cina (setting) io (topic) ho fatto le scuole medie (comment). Rare le subordinate.
  • Fase post-basica: è caratterizzata dalla flessione verbale e dalla comparsa della morfologia. In questa fase si sviluppano interlingue sempre più complesse: ci sono varietà intermedie che presentano fragilità negli ambiti più marcati di L2, fino a varietà avanzate che hanno sempre minori deviazioni rispetto alla lingua target, fino alle varietà quasi native.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marina Chini, Che cos'è la linguistica acquisizionale, Roma, Carocci, 2005 (capp. 2, 3, 5 [pp. 80–87, 94-110], cap. 6)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]