Legge di Gresham

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La Legge di Gresham afferma che la moneta cattiva caccia quella buona.

Attribuita all'inglese Sir Thomas Gresham (1519-1579), agente di commercio al servizio della monarchia britannica che la enunciò nel 1551, era probabilmente già nota da alcuni decenni, ritrovandosi per esempio nel trattato sul conio edito da Copernico nel 1525. Tuttavia la paternità potrebbe esser fatta risalire sino ad Aristofane (405 a.C.) nella sua commedia Le rane.

« Antepirrema / Agio avemmo spesse volte d'osservare come Atene / a quel modo coi piú onesti cittadini si contiene / ch'usa pur con le monete vecchie e il nuovo princisbecche. / Tutti sanno che fra quante mai n'usciron dalle zecche, / vuoi d'Ellèni, vuoi di barbari, dappertutto, quelle sono, / e non altre, le piú belle: quelle rendono buon suono, / hanno quelle buona impronta, sono prive di mondiglia. / Pure, Atene non le adopera, e ai bronzini oggi s'appiglia, / dalla zecca usciti appena ieri, perfidi nel conio. »

In un sistema monetario nel quale il valore nominale delle monete era pari al loro contenuto in oro o in metalli preziosi, era piuttosto comune che le monete in circolazione perdessero parte del metallo prezioso di cui erano composte per effetto dell'uso o per la pratica illegale consistente nel grattare, raschiare, tagliuzzare i bordi delle monete (non per nulla nacque l'uso della zigrinatura del bordo). Accadeva così che alcune monete, solitamente quelle in circolazione da più tempo, avessero un valore intrinseco decisamente inferiore al valore nominale. In altri termini tali monete, considerate "cattive", continuavano ad avere ufficialmente un valore determinato dal tipo di moneta (oggi diremmo il valore su di esse stampato), mentre il loro valore intrinseco, determinato dal contenuto in oro, argento o altri metalli preziosi, era decisamente inferiore.

Poiché le monete, passando da uno stato ad un altro, venivano fuse e riconiate, le monete cattive potevano dare vita, in virtù della minore quantità di metallo prezioso contenutovi, a nuove monete di valore nominale (e intrinseco) inferiore al valore delle monete dalla cui fusione derivavano.

Pertanto nessuno era disposto ad accettare in pagamento la moneta cattiva, preferendo quella buona, vale a dire monete di solito nuove di zecca con un contenuto di metallo prezioso pari al valore della moneta.

Gresham fu tra i primi a osservare e descrivere la tendenza della moneta cattiva a scacciare la moneta buona, ovvero la tendenza degli operatori economici a disfarsi delle monete cattive, rifiutandole per essere pagati ma cercando di usarle per pagare.

La legge di Gresham è anche all'origine del fallimento dei sistemi monetari bimetallici. In tali sistemi lo stato fissa una parità tra oro e argento, parità che può tuttavia non essere accettata dal mercato, ad esempio se viene immessa una gran quantità di uno dei due metalli: la scoperta dell'America fu un caso eclatante al riguardo. In questo caso la moneta sottovalutata dal cambio ufficiale viene ritirata dalla circolazione ad opera di individui che hanno interesse a scambiare il metallo prezioso in essa contenuto con altri metalli ad un tasso più conveniente del tasso ufficiale.

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