Legge di Gresham

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Ritratto di Thomas Gresham realizzato da Anthonis Mor, c. 1554

La legge di Gresham, teorizzata dal mercante e banchiere inglese Thomas Gresham nel XVI secolo, afferma l'assunto per cui "la moneta cattiva scaccia quella buona". Essa definisce in altre parole la tendenza degli operatori economici (all'epoca in cui fu concepita, mercanti, cambiavalute, banchieri) a disfarsi delle monete con valore intrinseco svilito, per accettare in pagamento moneta derivante da nuove emissioni con contenuto di fino più alto, più conforme al valore nominale.

La legge[modifica | modifica sorgente]

Attribuita all'inglese Sir Thomas Gresham (1519-1579), agente di commercio al servizio della monarchia britannica che la enunciò nel 1551, era probabilmente già nota da alcuni decenni, ritrovandosi per esempio nel trattato sul conio edito da Niccolò Copernico nel 1525. Una prima enunciazione di questa tendenza può esser fatta risalire sino ad Aristofane (405 a.C.), il quale nella sua commedia Le rane fa dire al corifeo durante la parabasi:

« Antepirrema / Agio avemmo spesse volte d'osservare come Atene / a quel modo coi più onesti cittadini si contiene / ch'usa pur con le monete vecchie e il nuovo princisbecche. / Tutti sanno che fra quante mai n'usciron dalle zecche, / vuoi d'Ellèni, vuoi di barbari, dappertutto, quelle sono, / e non altre, le più belle: quelle rendono buon suono, / hanno quelle buona impronta, sono prive di mondiglia. / Pure, Atene non le adopera, e ai bronzini oggi s'appiglia, / dalla zecca usciti appena ieri, perfidi nel conio. »
(Atistofane, Le rane, Parte I - Parabasi)

In un sistema monetario nel quale il valore nominale delle monete era pari al loro contenuto in oro o in metalli preziosi, era piuttosto comune che le monete in circolazione perdessero parte del metallo prezioso di cui erano composte per effetto dell'uso o per la pratica illegale consistente nel grattare, raschiare, tagliuzzare i bordi delle monete (non per nulla nacque l'uso della zigrinatura del bordo). Accadeva così che alcune monete, solitamente quelle in circolazione da più tempo, avessero un valore intrinseco decisamente inferiore al valore nominale. In altri termini tali monete, considerate "cattive", continuavano ad avere ufficialmente un valore nominale determinato dal tipo di moneta (oggi diremmo il valore su di esse stampato), mentre il loro valore intrinseco, determinato dal contenuto di fino in oro, argento o altri metalli preziosi, era decisamente svilito.

Poiché le monete, passando da uno stato ad un altro, venivano fuse e riconiate, le monete cattive potevano dare vita, in virtù della minore quantità di metallo prezioso contenutovi, a nuove monete di valore nominale (e intrinseco) inferiore al valore delle monete dalla cui fusione derivavano.

Pertanto nessuno era disposto ad accettare in pagamento la moneta cattiva, preferendo quella buona, vale a dire monete di solito nuove di zecca con un contenuto di metallo prezioso pari al valore della moneta.

Gresham fu tra i primi a osservare e descrivere la tendenza della moneta cattiva "a scacciare" la moneta buona, ovvero la tendenza degli operatori economici a disfarsi delle monete cattive, rifiutandole per essere pagati, ma cercando di usarle per pagare. Se l'autorità monetaria continuava a battere moneta senza mondificare né peso né lega dopo poco tempo le monete nuovamente emesse sarebbero scomparse dalla circolazione.

La legge di Gresham è anche all'origine del fallimento dei sistemi monetari bimetallici. In tali sistemi lo stato fissa una parità tra oro e argento, parità che può tuttavia non essere accettata dal mercato, ad esempio se viene immessa una gran quantità di uno dei due metalli: la scoperta dell'America fu un caso eclatante al riguardo. In questo caso la moneta sottovalutata dal cambio ufficiale viene ritirata dalla circolazione ad opera di individui che hanno interesse a scambiare il metallo prezioso in essa contenuto con altri metalli ad un tasso più conveniente rispetto a quello ufficiale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo M. Cipolla, Storia economica dell'Europa pre-industriale, Il Mulino, Bologna 1974, nuova ed. 2002.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]