L'educazione sentimentale

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L'educazione sentimentale
Titolo originale L'Éducation Sentimentale
Education sentimentale flaubert.jpg
Copertina della prima edizione
Autore Gustave Flaubert
1ª ed. originale 1869
Genere Romanzo
Lingua originale francese
Protagonisti Frédéric Moreau

L'educazione sentimentale è un romanzo di Gustave Flaubert, scritto nel periodo che va dal 1864 al 1869 e pubblicato nello stesso anno, suddiviso in tre parti, delle quali le prime due contano sei capitoli ciascuna, mentre l'ultima sette.

Nel progetto originario del romanzo l'autore prevedeva un lavoro a metà strada fra il romanzo sentimentale e quello dei costumi parigini, per fornire al lettore un quadro sulla storia morale della sua generazione.[1]

Il successo del libro è stato tardivo e la critica moderna lo inserisce di diritto tra gli esempi più convincenti del romanzo ottocentesco,[1] sottolineando lo stile fluido e le innovazioni narrative e grammaticali che lo hanno contraddistinto.

È da notare che Flaubert redasse in precedenza, dal 1843 e il 1845, un altro romanzo con lo stesso titolo, pubblicato nel 1910, dalla trama profondamente diversa.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sul battello per tornare a casa, terminati gli studi liceali, Frédéric Moreau fa la conoscenza di un editore sui cinquant'anni: Jacques Arnoux.

Quest'ultimo è accompagnato dalla moglie Marie, della quale Frédéric si innamora follemente. Ma le circostanze non permettono rapporti di alcun genere, così il giovane giunge afflitto alla dimora di famiglia, dove lo aspetta la madre vedova.

Più tardi torna a Parigi, dove si iscrive alla facoltà di giurisprudenza conseguendo la laurea sia pure con difficoltà a causa dello scarso interesse nei confronti delle materie. In questa grande città conoscerà giovani rivoluzionari e approfondirà la conoscenza del signor Arnoux, per incontrare di nuovo l'amata. Le risorse economiche terminano presto e Frédéric abbandona Parigi, dove viveva con il suo migliore amico, Deslauriers.

Fa ritorno poco dopo grazie all'eredità di uno zio, che gli permette di riconciliarsi con la borghesia parigina. Incontra a una festa una donna di facili costumi e piena di debiti, Rosanette sovente indicata col soprannone "la Marescialla", di cui si innamora, ma nel frattempo riesce anche a dichiararsi alla signora Arnoux scoprendo che i suoi sentimenti sono ricambiati.

Il ragazzo vive l'incombente rivoluzione anti-monarchica assai indeciso su quale dei due amori coltivare. Frédéric avrà un figlio da Rosanette, che morirà di stenti e malattia dopo poche settimane, e non riuscendo a ricevere dalla signora Arnoux altro che pomeriggi passati a conversare, diventa poco per volta l'amante della ricca signora Dambreuse, moglie di un finanziere di nobili origini.

Alla morte di quest'ultimo, Frédéric si immagina già milionario, ma in realtà l'eredità del marito si scopre essere a favore della figlioccia: la signora Dambreuse potrà disporre esclusivamente del palazzo del marito e di ciò che essa aveva di proprio. A seguito di intrighi e ripicche amorose essa avanza una richiesta di vendita fallimentare all'asta dei beni appartenuti alla famiglia Arnoux: in tale occasione la vedova del banchiere offende platealmente il ricordo che Frédéric conserva della signora Arnoux, caduta in miseria a causa del fallimento economico del marito. Frédéric abbandona la ricca signora e Parigi. Viaggerà.

Molti anni dopo, a Parigi rincontrerà la signora Arnoux, che gli confesserà di essersi pentita di non aver proseguito la loro relazione, e gli lascerà in ricordo una ciocca di capelli. Infine si ritroverà con l'amico Deslauriers, ed entrambi ammetteranno il loro insuccesso nella vita.

Traduzioni in italiano[modifica | modifica wikitesto]

La traduzione di Lalla Romano è stata indicata come «libera e creativa» da Remo Ceserani, mentre quella di Giovanni Bogliolo «ha cercato di aderire più strettamente al testo».[2] Ceserani commenta come il termine étourdissement è stato reso da alcuni traduttori: incanto da Lalla Romano, stordimento da Marina Balatti e Bogliolo, vertigine da Giuseppe Pallavicini Caffarelli. Ceserani reputa brillante la scelta di Pallavicini Caffarelli.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol.IV, pag.308
  2. ^ a b Remo Ceserani in Incontro E Caso, Cosenza-Arcavacata 13 giugno 2008 Ancora sulla critica tematica

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