Jean Fautrier

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Jean Fautrier (Parigi, 16 maggio 1898Châtenay-Malabry, 21 luglio 1964) è stato un pittore e scultore francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È stato uno degli esponenti maggiori del Tachisme. Insieme a Jean Dubuffet fu una delle principali figure dell'arte informale. Partecipò alla XXX Esposizione internazionale d'arte di Venezia. Nonostante la frequentazione della Royal Academy e della Slade School of Art di Londra, città dove visse con la madre tra il 1908 e il 1914, egli si orienta ben presto verso forme espressive anticonvenzionali ed estreme che, muovendo da Turner, tendono a una progressiva e metodica dissoluzione della forma. Nell'inquietante serie degli Ostaggi, realizzata tra il 1943 e il 1945, l'artista ha già messo a punto un proprio linguaggio di fortissima e tragica espressività, utilizzando il colore non più come tale, ma ma in quanto puro elemento materico, ora ricco e colante, ora grinzoso e rarefatto, a seconda delle aggiunte di colla, segatura, olio altre sostanze ancora. La celebre serie prende spunto dall'esperienza personale di Fautrier. Egli, infatti, partecipa alla Resistenza francese e da partigiano antinazista ha modo di assistere alle atrocità che i soldati tedeschi compivano sui prigionieri (gli Ostaggi, appunto) nel cortile di una prigione che egli poteva osservare dal contiguo ospedale psichiatrico dove si era rifugiato. Testa d'ostaggio n. 14 risale al 1944 e allude, pur al di fuori di qualsiasi riconoscibilità figurativa, alla testa di un partigiano morente. Il colore, allora, si fa materia densa, quasi melmosa, lavorata a spatola e percorsa da cretti violacei che ne interrompono violentemente la continuità. L'effetto che ne risulta è quello di una ferita dai margini slabbrati che, sfigurando un ipotetico volto spettrale, diventa l'orrenda metafora della guerra e della follia umana, sempre capaci di annientare in un solo istante tutto il bello della vita.

Scritti su Fautrier[modifica | modifica wikitesto]

  • Fautrier. Fautrier, der Besessene und Briefwechsel. Verlag Gachnang & Springer, Bern/Berlin 2004. ISBN 978-3-906127-73-6
  • Palma Bucarelli, Jean Fautrier. Pittura e materia, mit einem Vorwort von Giuseppe Ungaretti, Mailand 1960.
  • Yve-Alain Bois / Rosalind Kraus, Formless, A users guide, New York 1997.
  • Pierre Cabanne, Jean Fautrier, Paris 1988.
  • Robert Droguet, Fautrier 43: suivi des lettres de Jean Fautrier a Robert Droguet, Paris 1995.
  • Edwin Engelberts, Jean Fautrier: œuvre gravé, œuvre scuplté. Essai d´un calatogue raisonné, Genf 1969.
  • Giorgio Galansino, Jean Fautrier: a chronology of his early paintings (1921-1942), Ann Arbor, Mich. 1973. [= Univ. Diss. Chicago, Ill. 1973]
  • Michael Rainer Mason, Jean Fautrier. Die Druckgraphik. Neuer Versuch eines Werkverzeichnisses, mit zwei Beiträgen von Castor Seibel und Marcel-André Stalter, Stuttgart 1987.
  • Yves Peyré, Fautrier ou les outrages de l´impossible, Paris 1990.
  • Michel Ragon, Fautrier, Paris 1957.
  • Pierre Restany, Fautrier: 30 années de figuration informelle, Paris 1957.
  • Wolfgang Sauré, Jean Fautrier – deutsche und englische Einflüsse auf sein Schaffen, Berlin 2006.
  • André Verdet, Fautrier, Paris 1958.

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