Fotobiologia

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La fotobiologia è lo studio scientifico dell'interazione della luce sugli organismi viventi. Tale disciplina comprende studi di fotosintesi, processi visuali, ritmi circadiani, bioluminescenza e effetti delle radiazioni ultraviolette.

Ricerche[modifica | modifica sorgente]

Le ricerche effettuate negli ultimi anni hanno confermato l'importanza della luce come regolatore dell'equilibro dell'organismo degli esseri viventi, sia da un punto di vista psicologico sia da quello fisiologico.[1]

Difatti la luce naturale o artificiale ha il potere di regolare non solamente l'umore e i processi cognitivi, ma anche la temperatura del corpo e i livelli ormonali.

Le caratteristiche della luce che vengono studiate per effettuare test e ottimizzazioni negli ambienti di lavoro e di studio, sono in particolar modo il grado di illuminazione, la cromaticità, la staticità e il calore della luce.

L'incidenza della luce sull'umore è attestata da molti studi effettuati nei Paesi nordici per valutare la sindrome depressiva indotta da carenza di luce, che è caratterizzata da depressione invernale e euforia estiva.[2]

Inoltre è possibile alterare i ritmi circadiani dell'uomo e quindi i ritmi naturali che si susseguono all'interno di una giornata piena (24 ore) e che scandiscono le nostre funzioni fisiologiche.

Una dei parametri in gioco è la temperatura del corpo che abitualmente e con una certa regolarità raggiunge durante il pomeriggio il suo massimale e durante la notte il suo valore minimo. Altri parametri alterabili con i nuovi cicli sonno-veglia dell'organismo sono la melatonina, che entra in circolazione di notte, il cortisolo che invece di notte si abbassa al minimo.

I processi cognitivi influenzabile dalla luce sono la memoria a breve termine, l'attenzione, il ragionamento, la reazione, la creatività.

Le ricerche effettuate hanno accertato la presenza di una migliore prestazione lavorativa complessiva e di una migliore risposta fisiologica e psicologica dei soggetti esaminati, quando l'illuminazione è ad un livello alto e dinamico, ossia con un andamento variabile.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Luce artificiale e lavoro notturno", di Piera Scuri, su "Le Scienze", n.319, marzo 1995
  2. ^ "Carboidrati e depressione", di Richard J.Wurtman e Judith J.Wurtman, pubbl. su "Le Scienze", num.247, marzo 1989

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A.Meluzzi, T.Margiotta, G.Francesetti, "La luce come terapia", ed. Mediche italiane, Pavia, 1990.
  • N.E. Rosenthal, "Seasonal Affective Disorder and Phototeraphy", pubbl. su "Annals of the New York Academy of Sciences", 453, 1985.
  • G.C.Brainard, P.J.French "Bright Light Supresses Melatonin and Improves Cognitive Performance during Nighttime Hours in Humans", pubbl. su 22nd Annual Meeting of Society for Neuroscience", Anaheim, Ca, 25-30, ottobre 1992.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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