Fiori di carta

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Fiori di carta
Titolo originale Kaagaz Ke Phool
Lingua originale Hindi
Paese di produzione India
Anno 1959
Durata 149 min
Colore b/n
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Guru Dutt
Sceneggiatura Abrar Alvi
Produttore Guru Dutt
Fotografia V.K.Murthy
Musiche Sachin Dev Burman
Scenografia M.R.Achrekar
Costumi Bhanu Athaiya
Interpreti e personaggi

Fiori di carta è un film del 1959 diretto dal regista indiano Guru Dutt

Trama[modifica | modifica sorgente]

Furtivamente, in una nebbiosa alba, un uomo intabarrato attraversa gli stabilimenti cinematografici di Bollywood e si infila in un teatro di scena. Una dolce canzone recita:

"Cosa ho da offrire al mondo, non ho altro che lacrime. Ero circondato di rose, ora, intorno a me, non restano neppure le spine.

Gli avvenimenti della sua vita cominciano a scorrergli nella memoria, come in un film. Il mestiere di quell'uomo è fare film. Egli, Suresh Sinha (Guru Dutt), un tempo ha calcato quei luoghi come un re, temuto e rispettato da tutti. Sul viale del successo ha perso una famiglia, in particolare l'amatissima figlia Pammi, affidata alla tutela della moglie e posta in un collegio. Ha raggiunto l'apice della sua fama col film Devdas (popolarissimo film indiano, diretto, nella realtà, dal regista Pramatesh Chandra Barua, nel 1935), per il quale ha imposto alla produzione nel ruolo di protagonista una giovane esordiente, Shanti (Waheeda Rehman), incontrata in una notte piovosa, e con la quale ha stretto un profondo legame di comprensione, complicità, affetto.

Ma la spietatezza dello star system indiano non ha nulla da invidiare a quella di Hollywood. La notizia della relazione tra l'attrice e il regista, data in pasto al pubblico, raggiunge Pammi, dileggiata per questo dalle compagne. La giovane fugge dal collegio e raggiunge Shanti, implorandola di non toglierle per sempre il padre. Così, dopo il trionfo di Devdas, che sembrava prometterle un futuro di ricchezza e celebrità e, nonostante le allettanti offerte del produttore Seth, la nuova stella sceglie di tornare in provincia a fare la maestra, nell'anonimato.

Per Sinha, la perdita dell'amata, il cui generoso gesto non è valso neppure a restituirgli la figlia, schiude le porte all'abisso dell'alcolismo. E, da qui, la fine dei trionfi, la caduta nell'oblio, le bettole di infimo grado, con risse ed irruzioni della polizia, i lavoretti per sbarcare il lunario, gli sforzi vergognosi di sottrarsi alle ricerche della figlia. Per orgoglio, rifiuta l'estremo soccorso dell'antica amica che, pur di salvarlo, accetterebbe di tornare al cinema, sotto la sua direzione.

Si rincontrano per l'ultima volta sotto i riflettori di un set di Bombay, lei di nuovo star, lui, comparsa, camuffata dietro barba posticcia e stracci, che non riesce a recitare la parte e fugge via, vanamente inseguito da lei.

"Vola, vola via, ape assetata. Non troverai ristoro nella primavera. non ti fermerai in quei giardini dove sbocciano solo Fiori di carta".

Il grande regista è ora seduto sulla sua vecchia sedia e ha smesso di vivere. Entrano le maestranze e riconoscono l'antico signore. Ma bisogna sgomberare in fretta. "The show must go on".

Commento[modifica | modifica sorgente]

Con questo film diretto, prodotto e, forse con un eccesso di narcisismo, interpretato da Guru Dutt, i confini tra finzione e realtà si assottigliano come raramente si è visto nella storia del cinema. È forse a partire da ciò che la proiezione di Fiori di carta continua a rappresentare in tutto il mondo un avvenimento di culto.

Allorché lo girò, nel 1959, Guru Dutt, era uno dei più affermati registi di Bombay, capitale del cinema indiano, soprattutto a partire dall'avvento del sonoro, data la sua specializzazione nella lingua Hindi, di gran lunga maggioritaria nel paese.

Fu il primo film indiano in Cinemascope. Prodotto con abbondanza di uomini e mezzi, impreziosito dalla notevole colonna sonora e dalle liriche di Sachin Dev Burman, il film rispettava le convenzioni narrative del filone mainstream del cinema indiano. La drammaticità del racconto era temperata dal frequente ricorso al registro comico, affidato soprattutto al personaggio del cognato di Sinha, Rocky, impenitente dandy donnaiolo, e alle sue esilaranti disavventure con Jimmy, un cavallo da corsa di sua proprietà.

Eppure fu un clamoroso insuccesso. Fu il canto del cigno del regista. Da allora non avrebbe più diretto film, limitandosi ad alcune collaborazioni alla sceneggiatura con l'amico scrittore e regista Abril Alvi e ad alcune apparizioni come attore.

Le disavventure sentimentali congiurarono con le delusioni professionali nello stroncare Guru Dutt. Le voci di una sua presunta relazione con l'attrice Waheeda Rehman, sua protetta, che nel film interpreta la parte di Shanti, compromisero i rapporti con la moglie Geeta Roy che si separò da lui. Il 10 ottobre 1964, a 39 anni, fu trovato morto a seguito dell'assunzione di una massiccia dose di barbiturici.

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