Falò delle vanità

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Bernardino de Siena organizza un falò delle vanità, Agostino di Duccio (1457-1461), Oratorio di San Bernardino, Perugia
Bernardino de Siena organizza un falò delle vanità, Agostino di Duccio (1457-1461), Oratorio di San Bernardino, Perugia

Il più famoso falò delle vanità avvenne il 7 febbraio del 1497 quando in seguito alla cacciata dei Medici i seguaci del frate domenicano Girolamo Savonarola sequestrarono e bruciarono publicamente migliaia di oggetti nella città di Firenze in Italia, nella festa di martedì grasso.

L'obiettivo di questa furia distruttiva era l'eliminazione di qualsiasi oggetto considerato potenzialmente peccaminoso, oppure inducente allo sviluppo della vanità, includendo articoli voluttuari come specchi, cosmetici, vestiti lussuosi, ed anche strumenti musicali. Altri bersagli includevano libri "immorali", manoscritti contenenti canzoni "secolari" o "profane", e dipinti. Tra i vari oggetti distrutti in questa campagna vi furono alcuni dipinti originali che trattavano temi della mitologia classica, eseguiti da Sandro Botticelli, che egli stesso provvide ad abbandonare sul rogo.

Questi falò non vennero inventati da Savonarola, ma erano un naturale e comune seguito ai sermoni pubblici all'aperto tenuti da San Bernardino da Siena nella prima metà del secolo.

[modifica] Influenza nella letteratura e nel cinema

L'evento gioca un ruolo nel libro di Ian Caldwell e Dustin Thomason The Rule of Four. Nel romanzo costituisce la motivazione per la stesura dell'opera Hypnerotomachia Poliphili.

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